Un paio d’anni fa inviai un messaggio “urbi et orbi” (www.giannidallaglio.it/un-antibiotico-naturale) dedicato al mio gatto Polvere: dieci chili di affetto, pelo, muscoli (con un po’ di ciccia); è il “capo” della pentabanda felina con cui convivo a Sanremo; oggi ha otto anni. Di quel messaggio mi permetto di riportare qui sotto alcuni scampoli tuttora validi:

<< In una canzone del 1985 Francesco De Gregori elenca diverse cose che si possono fare “Sotto le stelle del Messico” tra cui la possibilità di trovarsi “dentro le ascelle dei poveri a respirar”. Non ho mai vissuto siffatta olezzosa esperienza ma mi succede spesso di trovarmi “dentro le orecchie di Polvere a respirar” o più in generale dentro il suo folto grigio pelo di gatto pesante e desideroso d’affetto…. 

Perché l’adorabile bestiola ama tenermi compagnia durante le notti che trascorro a Sanremo; non tutta la notte di tutte le notti ma qualche mezz’ora, qualche ora: sale sul letto appoggiandosi coi suoi 2,5 kg per zampa sulle coperte, sotto le quali ci sono io, poi si distende languidamente sul mio petto come Giovanni con Gesù nell’affresco di Giotto dell’Ultima Cena nella Cappella degli Scrovegni; muso contro faccia, vibrisse contro barba, fusa rumorosissime e una “pasta” intensa con le zampe sul petto, sul collo, su dove trova. Vero amore, lo so. E ne sono lieto, certamente, anche se è una letizia gravosa, nel senso letterale del termine. Variante molto apprezzata (da lui) è sdraiarsi sul cuscino; a volte mi sveglio immobilizzato sul bordo del letto mentre il 90% del cuscino è occupato dal Micio Adorato. Adorato e inamovibile. Più inamovibile che adorato, in queste situazioni. Unica possibilità di movimento che mi resta è ruotare di tanto in tanto sul mio asse orizzontale, il che significa – un giro ogni due – mettere la faccia dentro il suo pelo, il suo muso, le sue zampe, le sue orecchie…

Qualche benpensante potrebbe inorridire al pensiero di condividere cuscino, letto, fiato, sonno con un animale che trascorre le sue giornate in giardino tra altri animali e tutto ciò che c’è sul suolo di Nostra Madre Terra. Ma secondo me è un eccellente antibiotico naturale. La consuetudine a respirare il pelo di Polvere, a sentire l’umidità delle sue narici sul mio collo mentre fa le fusa, ha creato dentro il mio sangue un esercito di anticorpi grossi e cattivi in grado di mettere in fuga ogni virus e batterio. >>

Ecco, allora parlando di anticorpi grossi e cattivi (l’è cativ e l’è arabìi, come il Magalas dei Modena City Ramblers) io pensavo ad essi come miei difensori contro l’influenza. Ma i tempi sono cambiati, l’influenza oggi suona banale e di scarso interesse, roba da uominicchi, da quaquaraquà, quindi mi chiedo: forse il grosso grasso gatto grigio che talvolta condivide il cuscino con me potrebbe fungermi da anticorpo anche contro la malattia di moda oggidì?

Non posso saperlo con certezza, però il vis-à-vis notturno con Polvere lo metto tra le buone pratiche di autodifesa sanitaria che cerco di portare avanti con attenzione, insieme all’uso della propoli spray di Frate Ezio dell’Antica Farmacia Erboristica dei frati di Sant’Anna di Genova, a qualche bicchiere di vino Croatina o Nebbiolo dell’azienda vinicola di Silvia Barbaglia durante i pasti, alla lettura di buoni libri, all’ascolto di buona musica, al rifiuto pervicace e assoluto di ascoltare programmi televisivi che parlino di pandemie di ogni sorta, fosse pure la Peste di Atene del V secolo a.C.

E poi vedremo, tanto siamo tutti nelle mani di Dio.

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