Non troppo varia, veramente: andiamo con ordine – a Palazzo Ducale, nell’Appartamento del Doge, è esposta (una parte della) Estorick Collection of modern Italian art, che normalmente abita a Northampton Lodge, una villa georgiana di Islington, a Londra.
Eric Estorick (a me prima del tutto ignoto) era un sociologo e scrittore americano (1912-93) che dopo la guerra si trasferì a Londra, dove sposò Salome Dessau, rampolla di industriali centro-europei che con quel cognome di città non avrebbero potuto tirare avanti a lungo nella Germania nazista, e infatti ne erano fuggiti prima che fosse tardi.

Insomma, ‘sti due si appassionano all’arte italiana, viaggiano in Italia, conoscono un mucchio di artisti e ne acquistano a decine quadri e sculture. Metton su “la più importante raccolta privata di opere italiane all’estero” (così recita il depliant)
Tutta roba contemporanea. Almeno quella esposta. Un centinaio di opere, abbastanza per passarci un’oretta interessante. Vi sono Boccioni, Balla, Carrà, Morandi, Modigliani, De Chirico, Guttuso, Manzù eccccccc.

Oddio, c’è qualcosa che perplime anzichenò, esempio un disegnino di Giorgio Morandi con una natura morta di bottiglie che mi chiedo se mia nipote Sveva di 3 anni meno un mese non saprebbe fare altrettanto, ma c’è anche qualcosa di egregio, a mio parere. Esempi? La frenetica “Mano del violinista” di Balla -the very best-, il policromo “Idolo moderno” di Boccioni (era di Boccioni?), “Le Boulevard” di Severini (chi è?), una specie di quadro impressionista evoluto, c’è un De Chirico geometrico e spigoloso di cui non ricordo il nome, ci sono paesaggi e cavalli neri e inquietanti di un certo Music (Carneade per me) le donne etrusche di Comecacchiosichiamavaquello…. eccetera, appunto. Bella mostra, dai.

Di sotto, nello stesso Ducale ma alla Loggia degli Abati, l’Associazione Gigi Ghirotti, che si occupa di terapia del dolore e malati terminali, sponsorizza (offerta libera) una mostra fotografica “L’anima dell’Africa”, affascinante sequela di immagini di tal Antonio Manellini, che riprende figure umane, scorci astratti e impersonali di città e abitazioni e paesaggi africani manipolando i colori delle fotografie sì da trasformarle in una sorta di negativi policromi, un incrocio fra la pop-art e la pera di eroina maltagliata. Lui li chiama “radiogrammi” ma sono degli sballi di colori senza logica da cervelli fatti di LSD. Bellissimi. Anche qui alcuni più altri meno, the best direi sono le “Dune” blu gialle e qualcos’altro della Namibia, “l’Attesa”, paesaggio di alberi secchi in un cielo da pianeta extraterrestre in origine anch’esso namibiano, la donna nigeriana inginocchiata e brillante di luce su sfondo nero dell'”Anima dell’Africa”, una specie di Madonna fulgente di gloria e la tempo stesso simile a una mummia morta da millenni, la “casa di Tamanrasset”, incrocio fra un carcere e la villa di Malaparte a Capri, o “il Fantasma”, profilo umano con bastone da passeggio e cappello ma senza lineamenti nel mezzo di una piazza malgascia di gente in controluce. Sono in vendita, ‘ste foto, 150 – 300 euro l’una. Valgono il loro prezzo. Bravo.

Per finire, di nuovo medici e arte: i medici sono l’AIRC, l’Associazione per la ricerca sul cancro, e vendono abbigliamento elegantemente “etnico” e libri d’arte. Ma il bello anche per chi non compra e non finanzia l’AIRC è il dove, ovvero la Sala delle Grida della Borsa, che ora non funziona più da Borsa, in tempi di MIbtel e Numtel. La Sala delle Grida è il capolavoro dell’architettura Liberty genovese, e questa è un’ottima occasione per dare un’occhiata. Oggi palazzi così non se ne fanno più, cemento a vista e vetro oscurato costa meno e vien su più in fretta…

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