I gatti, le piante, Dio…. ma c’è anche chi apprezza la letteratura odeporica, (i resoconti di viaggio), allora andiamo a fare un breve giro in Austria, la nostra “vacanza estiva all’estero di fine giugno” di questo 2014, dopo la Slovenia del ’13, la Scozia del ’12….

In auto da Sanremo, con la fedele compagna di viaggio Anna, dottoressa omeopata e archiatra personale di Donatella, anche lei è parte della consolidata tradizione di viaggio.

Un giro fra città più che fra campagne ma non totalmente urbano, in auto ma anche in treno… e in ascensore, e pazienza se ci siamo voluti dimenticare del battello sul fiume, ovviamente il Bel Danubio Blu che di blu mi pare non abbia nulla ma è carino lo stesso.

Direi che i punti salienti sono stati i seguenti, in ordine cronologico:

1) dopo averne sentito parlare per anni su Isoradio, abbiamo vissuto in prima persona un’autentica “coda al Brennero”. Non che fosse la prima volta che si passava in auto da lì, ma è stata la prima Vera Coda del Brennero, che Isoradio definiva genericamente “per traffico intenso”. Più d’un’ora fermi a motore spento, per poi ripartire senza aver davvero capito che fosse successo. Interessante lo studio etnologico condotto da Donatella e Anna sulle donne germaniche che – come le italiane – scendevano la breve scarpata erbosa a margine dell’A22 per fare pipi ma – diversamente dalle italiane – non si curavano di celarsi allo sguardo delle altre sconosciute mingenti nell’erba, dimostrando forse che a nord delle Alpi si è più disinvolti e più sereni nei confronti di certi eventi assolutamente naturali della vita. Chissà se ci sono ragioni culturali-storiche particolari.
Interessante anche lo studio agroalimentare sulle piantagioni di fragole e lamponi che prosperano lungo l’autostrada, proprio a valle della scarpata-pissoir. Siamo giunti alla conclusione che prima di acquistare i lamponi dell’Alto Adige magari d’ora in poi ci pensiamo un po’ su… non tanto per il saltuario contributo in ammoniaca e altri sali organici che le Gentili Viaggiatrici dell’A22 forniscono al terreno durante le code (per altro le coltivazioni sono sopraelevate) quanto per il costante contributo in gas di scarico che quei frutti-cosiddetti-di-bosco ricevono vita natural durante. Peraltro noi generalmente si acquista fragole, lamponi e mirtilli del basso Piemonte. Quanto meno a Peveragno non c’è l’autostrada…

2) non male anche l’ora e mezza di coda intorno a Innsbruck per cantieri di lavoro, ma non fu proprio da star fermi a piedi. Comunque questi intoppi non ci impedirono di visitare una bizzarria quasi teatrale nella campagna tirolese, lo Swarovski Kristallwelten. Perché Swarovski ha una fabbrica fuori Innsbruck e poco distante ha messo su una specie di museo, un ambiente semisotterraneo dove mescolando i suoi cristalli con molte arti varie intrattiene il visitatore con giuochi di luce e di pietre, di specchi e di abiti, una cosa un po’ arte un po’ spettacolo, forse un po’ un’americanata, per quanto elegante, ma comunque piacevole. Grazie ad Anna che ha insistito per andarci.

3) Salzburg/Salisburgo la trovo carina, piacevole, molto austriaca, forse un po’ stucchevole dovessi trascorrerci molto tempo ma per qualche giorno va benissimo, e sarebbe anche meglio partecipando all’uno o all’altro dei vari eventi musicali organizzati in città. Consigliabilissima la Pension Katrin, dieci minuti a piedi dal centro storico e pedonale, gestita da una Frau Sandra che parla molto bene l’italiano.

3bis) degna di riflessione, a mio parere, la visita al Rainermuseum all’interno della Fortezza Hohensalzburg, ovvero il vasto castello sopra la città, comoda la funicolare che vi sale. Vi sono alcune sale dedicate al reggimento che ebbe stanza qui nella fortezza sino al 1918 al termine della Prima Guerra Mondiale; con dipinti, documenti e armi si narra anche la guerra vista dal lato austriaco, quindi con gli occhi e i pensieri di chi l’ha persa. Ed è in fondo quasi banale osservare che anche il Nemico ha un’anima, ma emotivamente io appartengo ancora a una generazione a cui a scuola e in famiglia è stato insegnato che gli austriaci nella guerra di cento anni fa erano “i cattivi”. Ovvio che fosse così, dal punto di vista italiano. Mio nonno materno era un Ragazzo del ’99, uno di quei diciottenni che dopo la sconfitta di Caporetto furono sbattuti in prima linea per contribuire a salvare il salvabile. E nel loro piccolo ci riuscirono. Nei quadri e nei documenti della fortezza di Salisburgo ci sono i “nemici” di mio nonno, che morivano, restavano feriti e soffrivano il freddo sui monti del Trentino esattamente come i soldati italiani, di qua e di là della stessa trincea e del medesimo filo spinato. Con la differenza che quelli “di là” che sono riusciti a tornare a casa in Austria hanno avuto anche la tristezza, l’onta, il dolore di tornare sconfitti. “Qui, se non fuggo, abbraccio un caporale…” scriveva Giuseppe Giusti nella sua bella poesia anti-imperialista di Sant’Ambrogio, centosettant’anni fa.

4) l’abbazia di Melk “si accampa perentoria nello spazio, a scandirlo”, come diceva la professoressa Mazzarello – or è molt’anni – insegnando del tempio di Paestum. Enorme sul colle, preceduta e seguita dalla fama della sua libreria, che nel film del Nome della Rosa divenne la libreria quasi borgesiana dell’abbazia in cui agì Guglielmo da Baskerville, che non per caso aveva come suo allievo il novizio Adso da Melk. Non medievale ma settecentesca, la visita dell’abbaziona e del suo parco merita comunque il prezzo del biglietto. Meritevoli alquanto anche le fragole colte-nel-campo-e-subito-vendute lungo la stradicciuola che mena all’abbazia. Squisite.

5) il Wachau è la regione di dolci colline che segue il placido corso del Danubio fra Melk e Vienna; terra di frutteti e di frutticoltori che la vendono fresca o in succhi ai numerosi ingolositi automobilisti in transito. Frutteti e vigneti e campanili aguzzi, e il paesaggio collinare è come sempre rasserenante e riposante. Breve aneddoto senza frutta: a un passaggio pedonale in una cittadina del Wachau ho “impegnato” le strisce pedonali mentre ero in coda subito prima che un grosso gruppo di pedoni decidesse di attraversare la strada; li ho sentiti brontolare per questa auto maleducata che non aveva dato loro la doverosa precedenza e poi uno di essi deve aver visto la targa perché si sono messi a ridacchiare “italiener..”. Mi sono parecchio vergognato, tanto più perché generalmente io la precedenza ai pedoni la do davvero. Prometto che non lo faccio più…

6) Vienna ha proprio il fascino della grande capitale europea. Dona ci tornava dopo una trentina d’anni, io dopo quindici ma per me non furono mai soggiorni più lunghi di due giorni, e stavolta ben cinque, tutto si è fatto con più calma.

6 bis) iniziamo da Klimt e dalla Sezession, ché come puoi pensare a Vienna senza pensare (vedere, leggere, ammirare) alla Secessione e ai suoi quadri, affreschi, facciate di palazzi e che altro? Internamente l’edificio Sezession, a parte il Fregio di Beethoven è parecchio sciapo ma vale la visita l’Oberes Belvedere e bello è anche semplicemente passeggiare lungo alcune strade dell’epoca, come il Wienzeile che ha ai lati maestosi edifici con magnifiche decorazioni sulle facciate e al contempo un delizioso mercato alimentare austroungarico-multietnico nel percorso centrale della strada.

6 tris) tutto moderno il paesaggio della Donauinsel coi palazzi dell’ONU e la Donauturm che sali nel costoso e rapido ascensore mescolato a decine di bambini in gita scolastica e da 165 metri di altezza vedi la città tutta, e le boscose colline del Wienerwald, e il fiume eccetera. Poi scendi e – zum Beispiel – vai a divertirti gli occhi con la Hundertwasserhaus, bizzarrissima coloratissima casa progettata da un genialoide dell’architettura del secondo Novecento, Friedensreich Hundertwasser, che fu architetto in giro per il mondo e anche pittore e decoratore e scultore ed ecologista… Sapevamo che a Vienna oltre alla sua celebre Haus ha fatto anche una centrale di teleriscaldamento ma ci siamo dimenticati di andare a vederla, e forse abbiamo fatto male. Non mi ha stupito apprendere che questo pluriartista fosse ebreo, uno dei tanti ebrei che hanno eccelso “fuori dagli schemi” nelle arti e nelle scienze europee, e viennesi in particolare, nel Novecento.

6 quater) magari sulle prime non ci si pensa ma a Vienna c’è un’esagerazione di parchi: grandi come quello di Schönbrunn o il Prater, più piccoli come sotto alla Donauturm, ma tanti, e ciò è bello per degli italiani abituati alle poco verdi italiche città. Ho letto che Vienna è la città europea col miglior rapporto fra verde pubblico e superficie urbana. Più di Berlino e di Londra, che immaginavo più verdeggianti.

6 penta) golosità: la Sachertorte, col dilemma “Cafè Sacher o Heiner in Kärtner Strasse?”. Personalmente trovo la sachertorte molto buona ma non essendo per nulla un amante dei dolci, cioccolato fondente a parte, ne ho mangiata una fetta e per cinque giorni mi è bastata. Donatella sostiene che quella di Heiner sia migliore della Sacher “ufficiale” e sarà vero.

6 epta) più interessante – per me – il concetto di Heuriger, osterie campagnole dove si beve il vino locale novello all’ombra di grandi alberi, mangiando e chiacchierando in allegria. Ce n’era uno proprio di fronte alla Pension Wieselthaler, che fu la nostra casa per cinque giorni, nel quartiere periferico di Oberlaa, quasi campagna ma benissimo collegato col centro tramite bus-tram e metro U1, in mezz’ora si era in Stephansplatz e la macchina riposa 4 giorni in cortile dopo le fatiche del viaggio d’andata. Simpatica la coppia di pensionanti e anche noi pensionati mi pare siamo risultati simpatici a costoro; accogliente cortile fiorito con tavolo sotto un grosso albero di noce dover poter oziare un poco leggendo o conversando.

7) Bratislava è com’è noto la capitale della Slovacchia, a 60 km e un’ora di treno da Vienna. Bellino il centro storico, molto colorato in stile teutonico, delizioso l’angolo delle bancarelle di cianfrusaglie turistiche nella piazza, che restano cianfrusaglie (cartoline, magnetini…) ma artistiche, realizzate con un senso dell’arte e una cura che le rendono molto migliori dei soliti cosi dei negozi standard. Pazienza per la folla di comitive turistiche internazionali a intasare le vie, in fondo eravamo turisti anche noi, e allora di che ci lamentiamo?…
Ho le foto della mia precedente Bratislava, gennaio 1995, solo sei anni dopo la fine del comunismo e due dopo il divorzio consensuale dalla repubblica Ceca: stesse vie e case ma meno colori e meno animazione di insegne e negozi, la “modernizzazione” della città era ancora in fieri. Nel bene e nel male, ça va sans dire.

7 bis) sempre piacevole, per me, questa faccenda di Schengen che passi da una nazione all’altra come se niente fosse, il treno attraversa un fiume e ciao Austria che sei in Slovacchia, poi c’è anche la stessa moneta, ti rendi conto di aver cambiato qualcosa solo perché i cartelli in stazione sono in slavo e non in germanico. Quelli che vorrebbero “uscire dall’Europa” proprio non li capisco. Tornare a presentare i passaporti alle frontiere e a cambiare le lire con gli scellini austriaci e le corone slovacche???? Bah…. Migliorare le magagne dell’Europa “dei banchieri” ok, ma lasciamoci il Medioevo alle spalle, per favore. Per l’appunto, fra poco spegnerò il pc qui in casa a Sanremo e andrò in Francia a Mentone a fare il pieno di benzina. Incrociando i francesi che vengono in Italia a comperare frutta, verdura, liquori e sigarette.

8) facilissimo il viaggio di ritorno Vienna-Sanremo, 1100 chilometri di autostrada fra colline, montagne e pianure, veloci e senza storia. Undici ore circa, se ben ricordo, breve pausa pranzo compresa. A ben pensarci, l’Europa è un continente piccolino…

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