Bereshit barà Elohim ha shamayim ve ha eretz

In principio Dio creò i cieli e la terra
(Genesi, 1,1)

Questo “bereshit” in un certo senso è la continuazione di quell’ “Eva mitocondriale” che scrissi una decina di mesi fa.

Nel senso che mi piace cercare nessi e connessi fra i miti cosmici delle religioni e le conoscenze (o le teorie) fornite dalla scienza.
Perché a volte le due cose (miti religiosi e conoscenze scientifiche) sembrano coincidere
E siccome io sono convintamente credente sia in Dio sia nella scienza, queste coincidenze mi piacciono.

Cos’è la descrizione della creazione del mondo secondo la Genesi se non la teoria del Big Bang espressa in concetti e parole protostorici? Il Big Bang e tutte le “ere” che si sono succedute da quel momento letteralmente indescrivibile (perché mancano le conoscenze e i concetti matematici e fisici per descriverlo) a oggi; ere che per l’autore o gli autori della Genesi si estrinsecano in sette “giorni” e per cosmologi e astrofisici si suddividono in periodi di diversa lunghezza – dai 10 alla meno 35 secondi (roba inimmaginabile da mente umana) ai miliardi di anni (idem), ma è la stessa cosa.

Forse Qfwfq è riuscito a capire di cosa si tratta esattamente, ma i personaggi letterari sono capaci di cose che noi comuni mortali manco ce le sogniamo.

Non tutti gli astrofisici sono certissimi che il Big Bang sia stato l’inizio di tutto, e soprattutto non sono certi che sia stato l”‘unico inizio”. Si, a prima vista si direbbe che l’universo si stia espandendo e sia destinato a diventare un deserto cosmico freddo, buio e morto, ma magari non è così; magari ha un’esistenza ciclica, dal Big Bang al Big Crunch, si parte da un punto (anzi, da una Singolarità) che “esplode” e genera un universo che poi si contrae sino a un’altra Singolarità che poi riesplode….

L’induismo venera e teme il dio Shiva, creatore e distruttore, che con la sua danza espande l’universo, lo assorbe e lo rigenera in un alternanza di vita e di morte, di esistenza e non-esistenza. Anche se alle religioni monoteiste di origine semitica piace il tempo lineare con una creazione iniziale e una fine del mondo, chi può davvero dire che hanno ragione loro e non quegli orientali che ipotizzano un tempo ciclico?

Per non parlare del “multiverso”, forma plurale e potenzialmente infinita dell’universo che non sarebbe più “uni-“: ci sarebbero tanti, infiniti “universi” ciascuno poco o tanto diverso dai suoi fratelli, ciascuno con caratteristiche proprie e uniche che lo obbligano a restare chiuso nei suoi confini e impossibilitato a comunicare con gli altri, ciascuno inconoscibile agli altri che magari sono – in qualche modo difficile da comprendere – vicinissimi ad esso. Un multiverso per il quale dovrebbe avere poco senso parlare di inizio e fine, ché quando un universo dei tanti finisce ce ne sono sempre (infiniti) altri ancora nel pieno della loro storia.

Ma perché questi universi-nel-multiverso devono essere inconoscibili reciprocamente? Davvero non possono comunicare fra di loro? Mi pare di capire (ma ne so troppo poco di queste speculazioni fisico-filosofiche) che alcuni anfratti della fisica quantistica permetterebbero qualche forma di comunicazione fra i diversi universi del multiverso.

Ciò non significa necessariamente che un giorno potrei infilarmi in qualche marchingegno quantistico e andare a incontrare i Gianni che vivono negli altri universi, tutti simili a me e fra loro ma ciascuno diverso in qualche dettaglio grande o piccolo dai suoi “alter-ego” e quindi anche da me; non credo che potrò mai fare autoamicizia col Gianni biondo, il Gianni calvo, il Gianni padre di 4 figli, il Gianni commercialista, il Gianni che ha una donna diversa ogni sera (Dio, che fatica…) il Gianni gay, il Gianni con la cravatta, il Gianni che suona il sassofono, il Gianni grasso e senza barba, il Gianni che gioca a pallone, il Gianni coi muscoli da culturista, il Gianni iscritto alla Lega Nord (quello non credo che mi interesserebbe conoscerlo), il Gianni falegname (questo si, gli chiederei di insegnarmi qualcosa) eccetera…

Forse le comunicazioni fra i multiversi si limitano alle particelle subatomiche quando sono “entangled” ed escludono i Gianni… forse…

Mi pare che nessuna religione sia mai arrivata a concepire molti universi diversi ma non ne sono sicuro, magari nella cosmologia dei Dogon del Mali o dei Papua della Nuova Guinea…

Perché scrivo queste fregnacce? Boh, perché leggo volentieri Le Scienze, la miglior rivista scientifica divulgativa pubblicata in Italia, e spesso compaiono articoli su questioni di questo tipo, cosmologico-filosofiche, che trovo sempre interessanti. E anche perché mi piace dimenticare ogni tanto lo spread Btp-Bund e i processi a Berlusconi e pensare a cose più “astratte” ma più eterne. Quindi, in un certo senso, più importanti. Magari non sono l’unico a pensarla così.

(Scritto il 22 settembre 2011)

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