A chi piacciono, come a me, i libri che hanno fatto la storia, deve piacere la Biblioteca Ambrosiana a Milano. Di passaggio oggi in quella città per recuperare i soldi (pochi) dovutimi per un articolo sulla genesi dei diamanti pubblicato su una rivista specializzata, insieme a una copia del numero su cui l’articolo è uscito, sono anche andato a vedere Codex, mostra sui più celebri libri miniati della Biblioteca anzidetta: uno splendore di miniature, colori, figure e figurine di santi, filosofi, Cristi, Adami e compagnia bella, insieme a portolani, solidi geometrici, decorazioni, edere e mostriciattoli e quant’altro la fantasmagorica fantasia dei disegnatori e dei copisti medievali sia riuscita a concepire nelle lunghe ore di lavoro per creare queste opere d’arte. Insieme e attorno a ponderosi testi di sommi sapienti di varie lingue, greco, latino, arabo, anche italiano (rinascimentale). Dalla Bibbia alla Storia di Tito Livio a poesie persiane a trattati di medicina ecceteraecceteraeccetera. Una gioia dello spirito, insomma. Codex finisce domani… ma la biblioteca resta. Ho appreso che fu voluta dal cardinale Federigo Borromeo, e con criteri modernissimi e munifici: spese un sacco di soldi per procurarsi i massimi testi dell’epoca e delle epoche precedenti, la volle aperta al pubblico, che poteva prendere in prestito i libri e copiarne le parti interessanti (non c’erano le fotocopiatrici, allora). Merita una visita, anche senza mostra. Ne parla abbondantemente Manzoni nei Promessi Sposi.
Mica per niente la dirige mons. Gianfranco Ravasi, che è un elemento di punta dell’intellighenzia cattolica italiana.

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