A prima vista l’idea di andare alle 9 del sabato mattina a un convegno sui carciofi non è di quelle che eccitano l’animo sin dalla sera precedente. Aspettare Gesù Bambino coi regali di Natale è meglio. Anche se il convegno si tiene a Pompeiana, piccolo e grazioso borgo di bassa collina della Riviera dei Fiori fra Imperia e Sanremo, 200 metri di quota fra serre, fasce apriche e oliveti, con viottoli selciati, case in pietra dall’intonaco colorato, l’alto campanile, una meridiana, qualche gatto pacioso, vasi di fiori e un ampio panorama sul mare.

Poi il convegno si rivela piacevole, interessante e gustoso, insomma è stato un bel modo di trascorrere 4 ore della mattina di sabato 6 novembre u.s.
Organizzato dal Club Unesco di Sanremo, cui Donatella ed io ci onoriamo di esser membri, benché non troppo assidui, ha visto alternarsi sul palco degli oratori alcuni preclari personaggi che hanno dottamente ma piacevolmente disquisito su vita, morte e miracoli del Cynara cardunculus L. (se ben ricordo il nome scientifico dello spinoso vegetale; dove L. si riferisce naturalmente a Linneo che lo tassonomò). C’era lo storico locale che ha parlato degli usi alimentari locali del carciofo e degli altri ortaggi nei secoli, la chimico-farmacista dell’Università di Genova che ha descritto i principi attivi dai soliti bizzarri nomi chimicorganici presenti in questa pianta e le proprietà curative che da queste sostanze conseguono, il rappresentante di Slow Food (dall’eloquio nojoso in verità) che ha parlato dei presidi Slow Food della Liguria (attualmente undici ma il carciofo locale potrebbe diventare il dodicesimo), un medico-letterato che ha illustrato la poesia di Pablo Neruda “Ode al carciofo”, un rappresentante dell’AIAB (Ass. Ital Agr. Biologica), i bambini della scuola elementare che hanno dimostrato come ormai a Pompeiana quasi nessuno coltivi più la terra ed è un peccato, un tizio che ha parlato di marketing dei prodotti di nicchia (roba non facile da gestire), un disinvolto assessore provinciale e il pimpantissimo assessore regionale all’agricoltura Gilardino dall’oratoria piacevole e concreta che ha annunciato, fra l’altro, che il carciofo di Pompeiana diverrà il 231 membro dell’atlante regionale dei prodotti tipici di Liguria.

Infine un’affollata degustazione di buonezze della comunità montana Argentina-Armea, cui Pompeiana appartiene benché non sia né in una né nell’altra valle, ed erano davvero buonezze buonissime: carciofi di Pompeiana (che tecnicamente sono della varietà “spinoso sardo”) con salsiccia di Ceriana, gran pistau, fagioli di Badalucco, un olio che dimostrava ontologicamente l’esistenza di Dio, pane di Triora col bruss (formaggio morbido tipo ricotta un po’ acido e pungente prodotto sulle Alpi marittime), vino novello e vermentino…. Come rimediare un pranzo di gran gusto con poca fatica e nulla spesa.

Che i carciofi coltivati nei dintorni di Sanremo fossero considerati di pregio lo sapevo già, ora ho capito anche l’aspetto culturale-storico-politico della coltivazione di questo ortaggio e ne son lieto. Porgo i miei più fervidi auguri di buon presente e miglior futuro al carciofo “di Pompeiana” e ai suoi coltivatori; aspettando che entrando nel pieno della stagione invernale i suoi prezzi al mercato di Sanremo scendano e diventi possibile scorpacciarsene un po’ senza spender troppo. Fra poche settimane…

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