Qualche anno fa Aldo Busi pubblicò un libro “Cazzi e canguri (pochissimi i canguri)” di cui trovo simpatico il titolo ma che non lessi ne’ sento il desiderio di leggere, vuoi perché Busi “ha la faccia antipatica” come avrebbe detto mia nonna, vuoi perché mi sembra uno di quei tipi (alla Sgarbi, per capirci) che ama far parlare di sé, anche male, pur di mantenere il suo posto al sole. Ora forse ultimamente è meno assolato, ma insomma… Va be’, in realtà non son qui
per parlar di Busi, ma è solo per l’assonanza dei titoli.

Nel mio caso i carri sono fioriti e sanremesi, i canguri sono genovesi.

Carri fioriti e bande musicali sono stati i temi portanti dell’annuale manifestazione che il comune di Sanremo organizza allo sbocciare della primavera rivierasca e del carnevale, nella fattispecie ieri, domenica 27 gennaio 2002. I carri finiscono ogni anno su Linea Verde, Raiuno ore 12,20, conduce Fabrizio Del Noce (assai più cicciotto nella realtà di come appaia in tv), quel programma che ti racconta l’agricoltura italiana e finisce ogni volta con
grandi mangiate e bevute (forse è per questo che il Del Noce è cicciotto) che mi suscita sempre un po’ d’invidia, sai che pacchia andare in giro per l’Italia a vedere posti, parlare e ascoltare di cose agricole e mangiare e bere a scrocco di Mammarai!
Beh, ‘sti carri sono organizzati da una decina di comuni della Riviera dei Fiori, sfilata e concorso a tema, quest’anno la ferrovia, in onore del recente raddoppio del tratto FS Imperia-Ospedaletti e dell’inaugurazione
della nuova stazione di Sanremo, sotterranea e ultramoderna, 400 metri di tapis roulant scavati nella collina che conducono dalla biglietteria ai binari, un incrocio tra il terminal B dell’aeroporto di Zurigo e la stazione
Chatelet-Les Halles del metro di Parigi. Dicevo che i carri li organizzano nei mesi precedenti i vari comuni limitrofi, e vengono allestiti dagli appassionati fiorai dei vari comuni nella notte precedente alla sfilata
sotto il capannone della gare routiere (vulgo stazione dei bus) sanremese, a breve distanza dal percorso che percorreranno la domenica mattina. Quando sfileranno coperti di fiori d’ogne tipo e colore: garofani, orchidee, rose
(la mitica rosa nera, presentata all’Euroflora a Genova lo scorso aprile, che nera non è ancora ma è già scurissima, e di incrocio in incrocio ci si arriverà al nero totale), strelizie, viole, mimose (finalmente fiorite, con mezzo mese di ritardo sul normale, colpa del freddo ritengo) e chi più ne ha più ne metta. ‘Sti carri fanno due volte il giro del percorso lungo le più centrali delle vie cittadine – con gran disappunto dei sanremesi che la sera prima devono spostare le auto parcheggiate lungo le strade – e vengono infine premiate da una scelta giuria composta dal notabilato locale più ospiti, quest’anno c’era anche Pippobbaudo, cui e’ affidato il compito di importanza nazionale di risollevare le sorti del sempiterno e talvolta zoppicante Festival della Canzone Italiana, vulgo Festivaldisanremo, che si terra’ per la gioia di grandi, piccini e Zaccarii ai primi del prossimo marzo.
Ora, di questa manifestazione di fiori e carri voglio dire ancora solo cinque cose:
1) ha vinto il carro di Santo Stefano al Mare, ispirato ad Harry Potter. Idea commercialuzza, forse, ma senz’altro originale rispetto ai concorrenti;
2) stupefacente la folla prevalentemente di piemontesi e lombardi che è sciamata fuori dall’antro in cemento, vetro e plastica della stazione ferroviaria sabato pomeriggio e domenica mattina, per venire a vedere ‘sti carri. Dice il Secolo XIX che c’erano 60.000 persone ad assistere alla sfilata. Considerando che i residenti a Sanremo sono giusto 60.000 circa, e ad almeno metà di loro di ‘sti carri non gliene frega quasi nulla e ne colgono solo i disagi logistici che comportano nel centro città, insomma fate i calcoli di quanta gente è venuta da fuori. Che a ben pensarci,
essi’, per esempio c’erano dei cugini di Donatella che arrivavano da Cuneo e dintorni (Vernante per chi sa dov’è) e avevano lasciato la neve sui monti e gli 0 – 2 gradi di temperatura, e qui hanno trovato appunto mimose in fiore,
13 gradi umidicci ma ben sopportabili, palme olivi eccetera, insomma, visto dal punto di vista continentale vale la pena farsi la gita in treno e andarsi poi alle 14 a pigiare nei ristoranti per godersi un pre-assaggio di
mare e di riviera in pieno inverno;
3) stupefacenti anche alcune fra le numerose gambe delle majorettes – vallette che accompagnavano i carri. Che anche l’occhio vuole la sua parte;
4)non male infine le bande musicali che accompagnavano la sfilata con manifestazione intrecciata ai carri ma loro propria. Avevano già suonato e concorsato al sabato, e a parte la musica, bella e orecchiabile ma certo non
roba da Neujahrkonzert, il curioso era la coreografia di alcune di esse: i bersaglieri (hanno vinto) con le solite fanfare di corsa e le piume svolazzanti, un gruppo polinesiano (secondo classificato) di danzatori-trici seminudi e scalzi che sembravano un po’ per gestualità e smorfie gli All Blacks neozelandesi quando fanno la danza di guerra maori prima degli incontri di rugby, altri danzatori neri caraibici, poi un gruppo olandese che suonava pedalando in bicicletta con gli zoccoli in legno da Mira Lanza (per chi ha l’età per ricordare), indi una banda belga con suonatori, trampolieri di varia altezza e un buffo quartetto di donnine cicciotte di diversa altezza – tipo fratelli Dalton di Lucky Luke – che procedevano in fila attaccate a due sci a 4 attacchi, una cosa più clownesca che musicale
ma simpatica. Poi bande più serie, dalla Sesta Flotta americana ai pompieri di Torino alla Guardia di Finanza a gruppi slovacchi e sloveni, a non ricordo più chi. Insomma, non la conoscevo quasi per nulla ‘sta manifestazione, ho capito che ha una risonanza internazionale non da poco.
Cosa mi fa imparare, mia moglie!
5) ottima la faraona con la panna che Donatella, ottima tanto come moglie che come cuoca, ha cucinato per i cugini cuneesi invitati a pranzo.

Finiti i carri, passiamo ai canguri:

a Genova la Fiumara è un quartiere ex-industriale ora in corso di ristrutturazione commercial-residenzial-servizievole al limite occidentale di Sampierdarena, a ridosso della foce del Polcevera. Dell’erigenda Fiumara del XXI secolo per ora funziona solo il cinema multisala con 14 sale e un po’ di centro commerciale con negozi e ristoranti di vario impegno, ché il resto è cantiere. Tra i ristoranti ve ne sono alcuni destinati ad aumentare il già variegato panorama della cucina “etnica” di questa città, ovvero finora un sushi bar giapponese, il secondo a Genova, un tex-mex (secondo pure lui) forse ancora da aprire, e un italo-australiano, che per quanto mi consta non ha colleghi. Elegantemente
moderno, non economico nemmeno carissimo, presenta nel menù cose tipo struzzo in varie maniere, canguro e, fra poco, bisonte.
So per certo che, a parte i vegetariani che hanno il diritto di inorridire, al pensiero di mangiare si’ delicate bestiole alcuni fra gli onnivori miei lettori diranno “orrove la guevva!” (dopo mia nonna e Lucky Luke continuo con
le citazioni, scusatemi, questo e’ da Asterix; alla prossima occasione cerchero’ qualcosa di più elevato, tipo né o si tosto mai né i si scrisse, oppure there are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in our philosophy). Mi chiedo sempre perché maiali e vitelli, conigli e galline, vongole e branzini si, e cinghiali, cervi, camosci ed ora struzzi e canguri no. Ma risposte razionali ed esaurienti ne ricevo poche.
Comunque il canguro ha, qui almeno, un buon sapore di carne rossa, alla griglia con funghi e fettine di peperone, pur non essendo un sapore tanto diverso da quelli delle carni normali. Spero che fosse canguro davvero, ecco! Seguito da due buone fette di pecorino di fossa con noci e miele, un mezzolitro di vino rosso sfuso non male ma troppo freddo, non dico che sia stato un pranzo indimenticabile, ma la curiosità l’ho soddisfatta. Adesso aspetto il bisonte. Poi studierò la lingua lakota e andrò a ballare coi lupi.

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