Chateaux de la Loire…

tornarci dopo 24 anni.

Alla riscoperta di qualcosa visto e ben ricordato, di qualcosa visto e dimenticato, di qualcosa di nuovo.

Con altre persone ovviamente: allora, nel 1987, con Marco B, Silvia P e la buonanima di Ettore A; allora nemmeno conoscevo Donatella, e tanto meno Anna (la solita “archiatra” ottima compagna di viaggio) ed Ersilia (con la quale si scherzava dicendo che Donatella adesso viaggia non solo col medico personale ma pure con l’avvocato personale… Sai mai, in caso di incidente automobilistico possono tornare utili entrambe, medico e avvocato…)

Con altra struttura logistica, ma solo in parte: oggi come allora in auto propria (la mia Ritmo bianca allora, la nuova C3 rossa di Donatella oggi); ma allora in tenda e campeggio prevalentemente libero, oggi in b&b, che forse per il Gianni ultracinquantenne di adesso equivale un po’ alla tenda piantata nei prati del Gianni ventottenne di allora.

Loira e i suoi castelli come emblema della Francia migliore, quella che più mi piace: quella che ha una cura amorevole per i dettagli delle sue città e dei suoi villaggi, dove basta un vaso di fiori rossi per dare bellezza e luminosità anche alla casupola più modesta del paese più minuscolo. La Francia che ostenta il suo senso dello stato anche nelle tovagliette di plastica in vendita come souvenir da pochi euro negli autogrill, che riportano la carta geografica della nazione o le effigi dei re e dei presidenti dal X al XXI secolo, sempre ben presenti nella mente e nello spirito del francese medio orgoglioso di esserlo, dove Luigi XIV sta accanto a De Gaulle e Francesco I a Sarkozy come se fosse un’unica catena ininterrotta di “padri della Patria” di cui andare fieri.
Più o meno è davvero così, queste tovagliette di plastica, i manifesti con l’albero genealogico dei Capetingi-Valois-Borbone eccetera dimostrano, mi pare, che i francesi (almeno la maggioranza di essi) hanno ben chiaro il senso di essere “stato”, “popolo”, “nazione”.
Ben diverso in Italia, e non solo perché il nostro primo re risale al 1861 e il loro Ugo Capeto è del 987.

Sto benissimo in Italia, come italiano, ma ci sono ogni tanto dei momenti, praticamente ogni volta che vado in Francia – non tanto a Mentone o a Nizza, che è una Provenza mediterranea mezza imbastardita dalla storia e che è francese da un secolo e mezzo soltanto, ma nella Francia profonda, quella dei grandi fiumi che scorrono verso l’Atlantico – ci sono dei momenti, dicevo, in cui mi piacerebbe essere francese.

Il b&b “Chez Marguerite et Pierre” è una delizia, senza se e senza ma. Il fiuto raffinato di Donatella ha fiutato benissimo anche questa volta spulciando fra decine di nomi e di siti di chambres d’hotes nel web e ha trovato quanto di meglio non avrebbe potuto, come rapporto qualità/prezzo, come simpatia degli anziani gestori, come amenità del luogo (una casetta rurale con le camere ricavate nelle ex-stalle,un piccolo prato accanto a un ruscelletto dove vivono 23 papere semi (ma solo semi-) selvatiche che hanno fatto rapidamente amicizia con gli ospiti italiani e con Donatella in particolare, complici abbondanti rifornimenti di pane offerto per colazione e per cena. Semiselvatiche e furbe, arrivavano dal ruscello papereggiando qua-qua con la voce sgraziata di Paperino al semplice sentire le nostre voci quando arrivavamo e chiudevamo la macchina. C’era un paperotto cucciolo che si precipitava rapidissimo starnazzando con toni acuti, seguito dalla mamma paziente e attenta…
Il mattino della partenza per tornare a casa Dona li ha ben rimpinzati, poi abbiamo fatto colazione noi e quando ci siamo fermati sull’uscio di casa per gli ultimi saluti a Marguerite e Pierre ci siamo trovati il branco tutto riunito sul ciglio della strada che ci guardava, come se davvero volessero salutarci tutti insieme. Qualcuno troverà tutto ciò ridicolo, altri commovente.Vedete voi.

Dovrei parlare anche dei castelli, di quelli bellissimi e famosissimi come Chenonceaux disteso sul fiume e Chambord dalle mille guglie, come Ussè con la sua Bella Addormentata nel Bosco (ma i francesi dicono la Belle au bois dormant, la Bella nel bosco addormentato), come Blois con le sue storie di omicidi per ragion di stato, come Clos Lucè ad Amboise, dimora di Leonardo da Vinci, o come Villandry e i suoi eleganti giardini percorsi da un vento caldissimo (sui 38°) e per fortuna molto secco… e di quelli più piccoli e meno conosciuti, come l’elegante Cheverny, Talcy fiorito e Fougeres turrito.

Potrei parlare anche delle città visitate, Blois con il museo della magia, Tours con le case a graticcio e la piazza centrale zeppa di ragazzi, Bourges e Chartres con le cattedrali gotiche più famose di Francia. O della deliziosa Vendome, che solo tornando a casa scoprii che c’ero già passato nell’87 ma non me la ricordavo per niente, che sciocco. “L’heure des thés” di Vendome è una piccola meraviglia di sala da the-libreria-casa coloratissima e appetitosa, tanto più piacevole perché scoperta per puro e inatteso caso.

Mi piacerebbe parlare anche delle centinaia di rondini che nidificano negli anfratti dei castelli, e dei vasti campi di grano, di orzo e di girasole che riempivano di diverse tonalità di giallo il paesaggio ampio e morbido intorno al fiume, o delle fitte “forets” tagliate da strade ai cigli delle quali comparivano caprioli, lepri, dicono anche cervi ma quelli non li abbiamo visti.
Le “très riches heures du Duc du Berry” sono un codice miniato del 1415 circa, un capolavoro della pittura francese del XV secolo, alcune immagini del quale sono riportate in un’edizione della Divina Commedia che ho qui a Genova e che consulto quando mi è necessario; quelle immagini lussuosamente medievali con scene di vita al castello e di lavori nei campi sono sempre state per me un simbolo di quei morbidi paesaggi della Francia interna che mi piacciono così intimamente, nel profondo dell’anima.

Dovrei, potrei, mi piacerebbe… ma non farò, perché questo messaggio è già abbastanza lungo così. Poi, il piacere del viaggiare attraverso la douce France va vissuto personalmente e direttamente, assaporandolo momento per momento.

(Scritto il 6 luglio 2011)

error: Il contenuto è protetto!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi