Ancora un po’ di Crocera com’era

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Maggio 2015, anno XLIII, n°5

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Amarcord di un quartiere

Un’altra chiacchierata sulla Crocera dei (bei) tempi andati così com’è ricordata da Maria Luisa Errante, già titolare dell’edicola di largo Jurse, e Michele Di Bisceglie parrucchiere in via Spataro dove arrivò nel 1962, giovine garzonetto di belle speranze con esperienza di famiglia perché in Puglia suo zio era barbiere e lui da bambino lo aiutava (non era sfruttamento di lavoro minorile, questo concetto era del tutto sconosciuto nella società rurale italiana di allora); divenne titolare della bottega nel 1969, in quei tempi lontani quando la tv era in bianco e nero e i telefoni stavano appesi al muro di casa; molti erano i bar e le trattorie che nutrivano operai e dipendenti delle numerose fabbriche e aziende della Crocera; osti e baristi provenivano per la maggior parte dal Piemonte, tutta gente che originariamente vendeva vino e in Piemonte avevano terre e vigne. La signora Errante ricorda che entrando nel bar c’erano le botole che davano accesso alla cantina dove il vino delle botti veniva imbottigliato. La gente veniva ad assaggiarlo, era buono – “probabilmente c’era l’uva davvero” commenta  sornione  Di Bisceglie – e lo commentavano, distinguevano quello delle annate migliori da quello più scadente; tutto ciò senza essere sommeliers, era semplicemente l’esperienza di persone abituate a bere vino a pasto tutti i giorni, tutti i pasti. Ma a volte non bastava l’abitudine per reggere l’alcool e Di Bisceglie dice che “ho visto bere tanto vino, ho visto tanta gente barcollare per strada…”. Maria Luisa Errante ricorda anche che nelle osterie c’erano grandi bacinelle piene di uova sode a disposizione dei clienti che “tac tac” rompevano il guscio dell’uovo e lo mangiavano con un gotto de vin giancu. C’erano delle gare a chi ne mangiava di più e un certo Baciccia di via Tommaso Grossi ne mangiò centoquattro (104)!!!! Vincitore assoluto della gara, ma sarà riuscito a digerirle tutte senza stare male, poi? Un altro efficiente servizio nell’ambito di ciò che in italiano moderno si chiama “catering” era fornito dal forno di via Mamiani, dove gli abitanti della zona portavano le torte, i polpettoni e i panettoni per essere cotti; anche il pane ma soprattutto polpettoni e torte. Molti ragazzi del quartiere lavoravano come “garzonetti” nei negozi alimentari e nelle botteghe; imparavano un mestiere e portavano a casa qualche soldo utile per far andare avanti il bilancio di famiglie che certamente non nuotavano nell’oro. Dal 1962 al 2015 ne sono passati di capelli e barbe sotto le forbici del parrucchiere Di Bisceglie, che ha visto il quartiere da ricco e fervente di lavoro diventare meno ricco sia di benessere economico sia di lavoro, però mantenendo una continuità sociale tutto sommato soddisfacente. Certo oggi sono pochi gli uomini che vanno dal barbiere per farsi fare la barba ma la clientela resiste – nonostante la concorrenza spietata dei cinesi – e c’è un discreto ricambio generazionale tra i clienti, elemento essenziale per mantenere viva qualsiasi attività artigianale. Si andava a farsi fare la barba due o tre volte alla settimana e alcune aziende davano una specie di abbonamento, una “tessera fedeltà” ai loro dipendenti per andare dal barbiere a prezzo ridotto. Gli anni Sessanta erano quelli della grande immigrazione dal Sud e Di Bisceglie, salito dalla Puglia per poi sposare una genovese, dice “ero terrone, sono diventato italiano”. Situazione all’epoca comunissima per i milioni di meridionali che avevano abbandonato le loro case ed erano saliti al Nord a lavorare. Era l’epoca in cui nelle città del Nord si diceva “è meridionale ma è onesto”. Situazione che nell’attuale fase storica stanno vivendo coloro che vengono in Italia dall’Africa, dall’Est Europa e dal Sud America; oggi si dice “è rumeno – o marocchino, o ecuadoriano – ma onesto”. Ma questa è un’altra storia, complicata e difficile, che non riguarda solo la Crocera…

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