Carnevale d’altri tempi

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Gennaio 2010, anno XXXVIII, n°1

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Quando si festeggiava al Modena

 
Quest’anno la Pasqua cadrà il 4 aprile, quindi il mercoledì delle Ceneri sarà il 17 febbraio e il Carnevale si concluderà il giorno 16, Martedì Grasso. Oggi il carnevale è quasi solo un motivo di richiamo turistico per le località dove si organizzano carri e sfilate e un’occasione per i ragazzi di ‘far casino’ un po’ più intensamente del solito; qualcuno però ha forse presente il significato antico del Carnevale, un periodo di gioia e libertà prima delle mortificazioni quaresimali, in cui vengono sovvertite le regole sociali e i primi diventano gli ultimi, gli ultimi i primi. Periodo limitato e ben definito, giacché è soltanto semel in anno che licet insanire; ché mica gli ultimi possono sperare di diventare i primi per davvero! Insomma, un bel gioco che dura poco… A San Pier d’Arena cent’anni fa si festeggiava il Carnevale in vari modi festosi e chiassosi; mi si dice (non c’ero, allora…) che nei primi decenni del XX secolo il teatro Modena organizzava spettacoli con commedie, opere, operette e balli, per far spazio ai quali le poltrone venivano tolte e si abbassava il palco a livello della platea creando un unico vasto ambiente con l’orchestra nell’angolo: fino al 1939 a gennaio c’era il ‘veglione delle lucciole’ dove si ballava fino alle 5 del mattino; occorreva prenotarsi di anno in anno ed era frequentato anche da maschere ‘foreste’ che gareggiavano con Giulina, ‘la più bella fioraia di San Pier d’Arena’. In quella notte folle si dava libero sfogo a battute e racconti maligni e avvenivano lecitamente cose che normalmente sarebbero state scandalose, ad esempio gli omosessuali potevano travestirsi in pubblico: mescolati tra la gente che li prendeva in giro c’erano i bulicci più famosi della città come ‘u Main’ di Sestri e ‘Stanko’, il sarto delle case di tolleranza. Ogni anno a metà Quaresima un comitato cittadino organizzava feste per beneficenza a favore dell’ospedale; v’erano pentolacce e sedute di scherma e di ginnastica; non c’era un impresario professionista e il programma delle feste era regolato dalle norme dettate dall’assemblea dei proprietari palchettisti; il Comune contribuiva a una parte delle spese per le feste popolari. Negli anni Venti in piazza Modena si concludeva il carrossezzo, dove “una giuria di allegre personalità locali premiava le migliori maschere ed i carri meglio bardati”. Senza la pretesa di competere con le grandi sfilate di Nizza e di Viareggio, era comunque molto sentito e partecipato dai sampierdarenesi che realizzavano maschere semplici e carri forse di poca sostanza ma nati dal cuore, gettavano nuvole di coriandoli dalle finestre, si divertivano e facevano chiasso mentre la banda suonava fra ali di folla e carri mascherati trainati dagli asini. C’erano maschere tipiche come ‘Genio e Brisca’, il ‘marcheize’, il ‘paisan’, il ‘mëgo’. Nel 1981 il sindaco Cerofolini volle che venisse ripreso per i bambini e nel 1987 promosse una ‘serata in piazza’. Nel 1988 fu presentato un progetto di più lungo termine che però si scontrò con la mancanza di contributi comunali.
 
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