C’è un po’ di Genova in Antartide

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Marzo 2017, anno XLVI, n°3

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Bella conferenza organizzata dalla So.Crem

Bella  l’Aula  Magna  dell’Istituto  Nautico   “San   Giorgio”,   seminascosto nell’area portuale tra la Darsena e il Ponte Parodi. Vi sono entrato per la prima  volta  lo  scorso  24  marzo  per ascoltare  un’interessante  conferenza organizzata  dalla  So.Crem.  Genova  – Società di Cremazione Genovese. Perché questa società, fondata centoventi anni fa, non si occupa solo di cremazione dei defunti ma anche di cultura per i vivi, ad esempio pubblicando un periodico di varia cultura “La Scelta”, e  organizzando  conferenze  sui  più svariati  argomenti.  Quella  di venerdì 24 aveva come argomento “Antartide: laboratorio a cielo aperto della scienza internazionale” relatori il dottor Stefano Schiapparelli, biologo marino, e il professor  Giovanni Capponi,  geologo, entrambi del DISTAV (Dipartimento di Scienze  della  Terra,  dell’Ambiente e della Vita) dell’Università di Genova. Schiapparelli ha esordito con interessanti analisi e stime sullo scioglimento delle calotte glaciali antartiche e artiche, un fenomeno che sta aumentando di intensità con l’andar del tempo anche  se  non  è  assolutamente  possibile prevederne con certezza l’evoluzione  nei  prossimi  decenni.  Molto intrigante la storia delle prime eroiche e talvolta  tragiche  esplorazioni  del continente bianco, iniziate in maniera sistematica e con approccio scientifico nei primissimi anni del secolo scorso; quando  la  semplicità  di equipaggiamento degli uomini e la rozzezza dei metodi di studio della fauna antartica erano  tali che  farebbero  inorridire qualsiasi occidentale contemporaneo. Ma erano altri tempi…

Capponi ha presentato gli studi condotti dai ricercatori italiani sulla struttura e sulla storia geologica della porzione di Antartide intorno alla base “Mario Zucchelli” nella baia di Terra Nova (l’Italia ha una seconda base scientifica in Antartide, Concordia, in condominio con la Francia). Simpatici anche gli aneddoti sulle modalità e le difficoltà dei viaggi che dalla Nuova Zelanda portano via nave (in una decina-ventina di giorni nel mare spesso tempestoso) o via aereo (in sei-sette ore di volo scomodo) i ricercatori italiani laggiù nel mondo di ghiaccio. Mondo  di  ghiaccio  e di mare, ma anche di pinguini e di una ricchissima biodiversità marina: Schiapparelli ha concluso illustrando i moderni metodi di analisi genetica che permettono di definire nuove specie animali (invertebrati soprattutto, di cui l’oceano antartico è ricchissimo) e permettono di capire le migrazioni delle specie marine, portate da sud a nord e viceversa dalle grandi correnti oceaniche. Si è usciti da quelle due ore di conferenza con la forte percezione del fascino dell’Antartide, un territorio di grande importanza per lo studio della natura, per la stranezza dei suoi ambienti, per il senso di “avventura” che anche nell’ipertecnologico XXI secolo avvolge il lavoro e la vita di chi ha l’occasione di trascorrere del tempo laggiù.

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