Come Pitigliano è diventata la piccola Gerusalemme

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2010, anno LII, n°2

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Quando YHWH gli disse “Io ti benedirò in modo straordinario e renderò i tuoi discendenti numerosi come le stelle del cielo, come i granelli di sabbia…”,
Abramo certo non immaginò che questa sua discendenza avrebbe messo tanto impegno nel disprezzarsi, odiarsi, ammazzarsi l’un l’altro in saecula saeculorum.

Benché le tre religioni monoteiste che discendono da Abramo credano che gli uomini sono tutti figli dell’Unico Dio e fratelli fra loro, la storia dei rapporti fra le tre fedi “del Libro” è fatta di odio ben più che di amore reciproco. Ma ci sono alcune lodevoli eccezioni; come a Pitigliano, “città del tufo”…
La Maremma meridionale, fra Toscana e Lazio, conobbe 400.000 anni fa un’intensa attività vulcanica che ha lasciato in eredità il lago di Bolsena al centro dell’antica caldera, alcune sorgenti termali e un vasto affioramento di tufo, roccia porosa, igroscopica, ben scavabile e ottimo materiale da costruzione, di colore marrone chiaro. Il tufo forma un altopiano inciso da profonde forre boscose sul cui fondo scorrono corsi d’acqua e si inoltrano le affascinanti “vie cave” etrusche. Gli speroni a picco sui torrenti ospitano le “città del tufo” di origine etrusco-romana; i loro edifici s’alzano repentini dalla roccia, sono macchie brune che interrompono il verde della vegetazione e creano un paesaggio di selvaggia bellezza. Pitigliano nacque etrusco ma si presenta come lo disegnò nel XVI secolo Antonio da Sangallo il Giovane; chi lo raggiunge dalla costa ne resta ammaliato scoprendolo improvvisamente dopo una curva: il borgo è al di là di un burrone e riempie l’orizzonte, anticamente elegante col bel colore bruniccio delle sue case, affascinante sotto il sole quanto sotto il grigio plumbeo del temporale.

Nel XVI secolo Pitigliano era uno dei piccoli “feudi imperiali” stretti fra il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa; c’erano la Contea di Pitigliano governata dagli Orsini, la Contea di Santa Fiora degli Sforza, quella di Castellottieri degli Ottieri e il Ducato di Castro dei Farnese. Pitigliano ospitò gli ebrei sefarditi forse fin dalla fine del Quattrocento. venivano dalla Spagna (in ebraico Sefarad), da cui erano stati espulsi al termine della Reconquista, dopo la cacciata degli arabi da Granada nel 1492. Nel 1556 Nicolo IV Orsini donò al suo medico personale, l’ebreo David de Pomis, un terreno dove potesse seppellire sua moglie, e questo fu l’inizio della bella “storia d’amore” fra Pitigliano e gli ebrei. Le restrizioni imposte nello Stato Pontificio dalle Bolle papali del 1555 e 1569 e in Toscana dal Granduca nel 1570 e 1571, convinsero molti ebrei dei due stati a rifugiarsi nei piccoli feudi indipendenti; a Pitigliano svilupparono artigianato e commercio e aprirono un Banco di Prestito. La comunità ebraica locale crebbe rapidamente e nell’anno ebraico 5358 (ovvero il 1598) fu eretto un Tempio “con il contributo di Jehudah figlio di Shabbatai”. Nel 1608 i Medici annessero al Granducato di Toscana le Contee meridionali e anche qui gli ebrei furono confinati nei ghetti: potevano praticare poche attività commerciali e dovevano portare un segno distintivo di colore rosso. Ma qui la convivenza fra ebrei e cattolici era ormai così solida, e il ruolo degli ebrei nell’economia così forte, che poterono continuare a possedere beni privati.

Nel XVII e XVIII secolo la comunità ebraica di Pitigliano crebbe mentre quelle dei centri vicini scomparivano (fu importante l’arrivo degli ebrei della città di Castro, distrutta nel 1649) finché rimase l’unica comunità della Maremma. Poi, nel 1765 il Granducato di Toscana passò sotto il governo illuminato degli Asburgo-Lorena: il granduca Pietro Leopoldo riportò i rapporti fra cristiani ed ebrei su un piano di sostanziale parità e la comunità di Pitigliano crebbe tanto che la città fu definita “la piccola Gerusalemme”. I rapporti fra la popolazione cattolica e quella ebraica erano così buoni che quando nel 1799 un gruppo di truppe antifrancesi dei “Viva Maria” raggiunse Pitigliano con l’intento di saccheggiare il Ghetto, gli ebrei furono difesi dai concittadini cattolici. Il XIX secolo fu il periodo di massima espansione economica, culturale e demografica della comunità ebraica di Pitigliano, che superò i 400 membri su una popolazione di 2200 abitanti. Nel 1833 fu fondata una scuola di Mutuo Insegnamento per allievi ebrei e cristiani; nel 1854 si aprì una Biblioteca e il Pro Istituto Consiglio per l’assistenza agli ebrei poveri. Da Pitigliano uscirono i rabbini di alcune importanti Comunità italiane e personaggi di spicco come Flaminio e Ferruccio Servi, fondatori del primo giornale ebraico italiano “Vessillo Israelita”, e Dante Lattes, poliedrica personalità dell’ebraismo del Novecento. La reciproca stima, amicizia e affetto fra le due comunità religiose pitiglianesi diede caratteri peculiari anche allo svolgimento delle attività familiari: ad esempio gli ebrei benestanti davano a balia i loro figli a donne cattoliche. L’unità d’Italia portò la parità di diritti e doveri in tutta la nazione e molti ebrei pitiglianesi emigrarono verso città più grandi; nel 1931 ne restavano una settantina e la comunità pitiglianese fu aggregata a quella di Livorno; le leggi razziali del 1938 qui non fecero breccia e durante la guerra la popolazione cattolica offrì rifugio e assistenza alla trentina di ebrei rimasti, salvandoli tutti. Col calo demografico postbellico, nel 1960 la sinagoga fu chiusa.  …

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