Croccante come una nocciola

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data:  2016, anno LVIII, n°3

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In Liguria “il” dolce di Natale è il pandolce, ma ci sono altre leccornie di stagione diffuse a livello locale, a produzione familiare, che a volte però soffrono la scomparsa della materia prima tradizionale.

Ma non tutto è perduto quando qualcuno decide di far rivivere le antiche coltivazioni e di rimettere in funzione una filiera produttiva moderna nella forma ma tradizionale nella sostanza. È ciò che sta accadendo per le nocciole della Fontanabuona. Il nocciolo è spontaneo nelle zone collinari e di bassa montagna di tutta l’Europa a clima temperato e le nocciole sono molto ricche di vitamina E, fitosteroli e grassi monoinsaturi, utili per abbassare il livello di colesterolo “cattivo” LDL. L’amicizia tra il nocciolo e le genti fontanine data da lungo tempo, certamente da ben prima di quel 5 novembre 1688 quando Nicolò Repetto, notaio del Marchesato di Santo Stefano (d’Aveto), redasse un atto che cita un tal Battistino Cuneo quondam Andrea di Coreglia che affittava terreni dove si trovava “uno costo di nocciole”.
In Italia, seconda produttrice al mondo dopo la Turchia, il nocciolo (Corylus avellana), è coltivato intensivamente in Piemonte tra Langhe, Roero e Monferrato, in Lazio nella provincia di Viterbo, nella Campania interna e in alcune zone della Sicilia.
I noccioleti aggrappati alle fasce della Fontanabuona e della valle Sturla non possono competere per quantità con quelli delle – ottime, e ci mancherebbe! – varietà tipiche delle regioni succitate. Ma dove non arriva la quantità può arrivare la qualità. Giusto quindi che oggi qualcuno voglia far rinascere la tradizione della nocciola ligure, ridando vita ai noccioleti dove per secoli si sono coltivate numerose – circa ventiquattro – varietà di nocciole di piccole dimensioni, riunite sotto la comune denominazione di “misto Chiavari”. Questo qualcuno è l’associazione “Calvari insieme per la nocciola” nata nel novembre 2015 per valorizzare questa risorsa naturale ed economica, riprendere le tradizioni locali, proporre usi nuovi delle nocciole, ridar fiato a una produzione agricola antica e incrementare la proposta turistica in questa valle che è un po’ una “Cenerentola” rispetto ai territori limitrofi più famosi (Tigullio, Cinque Terre, Val di Vara).  …

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