Dalla terra un futuro verde

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2011, anno LIII, n°1
(pubblicato sotto pseudonimo)

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“Niente al mondo può essere paragonato al fascino di quei giorni passati sui laghi del milanese, circondati da quei boschetti di verdi castagneti che piegano i loro rami fino a bagnarli nelle onde”.
“La sensation du beau vous y arrive par bouffées de tous les cotés”.

Era il 1818 quando Monsieur Marie-Henri Beyle, più noto come Stendhal, scriveva queste cose raccontando il suo “Voyage dans la Brianza”.

È ancora possibile percepire la briantea bellezza che tanto affascinò lo scrittore francese dentro il paesaggio fortemente urbanizzato della Brianza attuale? Forse si: il viaggiatore avveduto trova ancor’oggi appena nascoste dal tumulto di città, insediamenti industriali, centri commerciali, tangenziali le amenità paesaggistiche e architettoniche che resero famosa la Brianza d’antan. Le colline con boschi e brughiere, i parchi e i piccoli laghi, gli edifici medievali e le ville dove andava in villeggiatura il patriziato milanese prima che inventassero le Maldive e i Caraibi… Una di queste bellezze antiche è la neoclassica Villa Raimondi Odescalchi di Minoprio, in provincia di Como a pochi passi dalla città di Cantù.

La famiglia Raimondi fu una delle più ricche casate di Como; di essa si hanno notizie certe dal 1350 ma amava far risalire le sue origini a un certo Raimundi sceso nella Longobardia coi Franchi di Carlo Magno. La loro villa di Minoprio fu costruita come residenza per la caccia alla volpe dall’architetto ticinese Simone Cantoni – colui che realizzò Villa Olmo a Como e la facciata di Palazzo Ducale a Genova; qui nel 1859 avvenne un increscioso e forse poco noto episodio della vita di Giuseppe Garibaldi, che coinvolse indirettamente il Marchese Giorgio Raimondi, attivista risorgimentale, e assai più direttamente la sua giovane figlia Giuseppina. Storia ancora ben ricordata a Minoprio ma che esula dal tema di questo scritto… Risulta che l’ultima discendente  della famiglia Raimondi sia stata tal Lina Mancini, che morendo nel 1963 pose termine alla discendenza più che millenaria del franco Raimundi. La villa è un elegante edificio con una facciata parzialmente ottocentesca, resa più leggera dal timpano che riporta lo stemma familiare e dall’ampia loggia d’onore; affreschi e pavimenti a mosaico abbelliscono alcune sale del piano terra. Ma il fascino architettonico della villa è solo una piccola parte di un tutto più vasto e più meraviglioso: intorno alla villa si estende una tenuta di circa 65 ettari con uno splendido parco botanico, agricolo e naturalistico. Il Parco botanico è vasto 7 ettari: è una biblioteca vegetale con oltre 300 alberi d’alto fusto e circa 1600 arbusti e alberi di minori dimensioni. Tra i “monumenti” del parco vi sono alcune Magnolia grandiflora, un maestoso tiglio centenario (Tilia cordata) e una splendida Sophora japonica “Pendula”, un albero originario di Giappone e Cina dal portamento sinuoso coi rami che tracciano arabeschi nell’aria. I prati sotto alle fronde dei patriarchi arborei si illuminano in primavera delle fioriture di tulipani e in autunno di quelle dei crisantemi coreani. Ma il parco arboreo non esaurisce il patrimonio botanico del complesso: una serra tropicale, un giardino mediterraneo e grandi collezioni di camelie (150 varietà), azalee e rododendri, aceri giapponesi, siepi, erbe aromatiche, piante da frutto ne sono degno coronamento. Villa Raimondi col suo parco fu donata alla Cariplo negli anni ´60 del secolo scorso; nel 1980 la proprietà è passata alla Regione Lombardia che ne ha fatto la sede della Fondazione Minoprio. È questo un ente senza scopo di lucro che vanta numerosi genitori: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Province e Camere di Commercio di Milano, Como, Varese, Lecco, diverse Università, Associazioni di Categoria e Organizzazioni Sindacali. La Fondazione Minoprio è nata quasi cinquant’anni fa, nel settembre 1962, per volontà di un professionista finanziario della Cariplo con la passione del giardinaggio, Giordano Dell’Amore: da allora opera nel settore del florovivaismo e del giardinaggio in ambito nazionale e internazionale, occupandosi di formazione a tutti i livelli nel settore ortofrutticolo, vivaistico e nel giardinaggio, organizzando corsi post-scuola dell’obbligo e postdiploma, master post-laurea in collaborazione con il Politecnico e l’Università Statale di Milano, corsi di orientamento per disoccupati con difficoltà nell’inserimento lavorativo, corsi finalizzati alla formazione permanente. In questo panorama spicca un nuovissimo corso di formazione superiore unico in Italia, un corso di alta specializzazione in tecnico delle produzioni vegetali che vede imprenditori di chiara fama nel corpo docente, richiede agli allievi requisiti d’ingresso d’altro livello in informatica, scienze e lingua inglese, e offre in cambio agli happy few ammessi importanti stages all’estero e la ragionevole certezza di trovare lavoro quasi immediatamente al termine degli studi.  …

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