Genova in posa

Editore:  Sagep
Collana:  Sagep e Genova
Luogo di pubblicazione:  Genova
Data:  2003 (I) – 2007 (II)
Pagine:  128

Categoria: ID:118

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“Non salite alla Spianata di Castelletto in un giorno di macaja, scimmia di luce e di follia, foschia pesci Africa sonno nausea fantasia. Quei giorni appiccicosi e defatiganti non van bene per Genova in grigio perché tutto il mondo in quei giorni è grigio. Beh, forse anche lo scirocco è un colore di Genova, quando l’umidità salata del mare che condensa nella bassa atmosfera spinta dal vento caldo africano cancella le colline e fanno di mare città e cielo un’unica foschia senza tinte, ideale per un daltonico forse, ma rattristante per chi è uso a vivere in una città colorata. E non basta quel punto di rosso mattone portato dalla pioggia carica di sabbia del Sahara, ché le macchie rossicce sulle automobili e sui vetri delle case più che un tentativo di policromia sono un disturbo disordinato all’uniformità dei grigi di quegli umidi giorni d’autunno…
Lasciate ora il sovramondo di Castelletto e scendete giù, dentro il grigio: il centro storico vi accoglierà, col buio dei suoi angoli nascosti, dimenticati da Dio ma non dagli uomini, e col bagliore delle lame di sole che scendono da un cielo a fette sui lastroni pedonabili dei caruggi: l’Arrotino vi aspetta. D’accordo, i sapienti dicono che è un Santo con meridiana, ma la vox populi l’ha chiamato Arrotino, e anche se non sempre è vox Dei, arrotino sia. Mostrandovi la cattedrale di San Lorenzo proprio alle sue spalle, vi spiegherà cos’è capace di fare il grigio di questa città quando diventa schizofrenico, quando si scinde nei suoi componenti di bianco e di nero alternando le due tinte in bande monocrome anziché mescolandole… Ma ora muoversi, muoversi, non è mica tutta qui la bicromia biancoenera genovese: si salga al palazzo Spinola dei Marmi di Marose, si scenda al palazzo Salvaghi in San Bernardo, si risalga a Sant’Agostino in quel di Sarzano… poi la chiesa inferiore di San Giovanni di Prè, Santa Maria in via Lata relitto del quartiere dei Fieschi buonanime, magari anche l’ottagono novecentesco del Matitone… L’uniformità dell’ardesia diventa accoppiamento di pietre diverse, marmo/ardesia, marmo/calcare, fors’anche calcare chiaro/ardesia nera… cemento/vetro, pure, perché no? Questo Yin e Yang dell’architettura romanico-gotica non è solo genovese, anche a Pisa se ne trova, anche in Sardegna, che in effetti fu pisana e genovese. Ma per un genovese, un edificio a bande bianche e nere fa aria di casa, fa ma se ghe pensu ovunque esso si trovi, fosse pure, che so, la moschea di uno sperduto villaggio della Bactriana.”

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