I galli neri della Val di Vara

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Marzo 2017, anno XLVI, n°3

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Verso le 16,30 del pomeriggio del 2 marzo ero sul ciglio di una strada provinciale in uno dei posti più “a casa del diavolo” della Liguria, in un’aria lùvega e umida, a parlare con un signore poco più giovane di me che indossava stivali e pantaloni grigi di fango e un maglione poco meno sporco. Sotto di noi una piana erbosa a ridosso del fiume Taro, sorvegliata da due bianchi pastori maremmani, in cui razzolavano in libertà qualche decina di grossi galli e galline dal bellissimo piumaggio nero con riflessi bluastri, in multietnica mescolanza con pecore e agnelli bianchi dal muso nero, oche e anatre, alcuni asini. Un contesto ambientale che San Francesco e Frate Leone avrebbero certo apprezzato, fossero passati da lì. Sarebbero anch’essi poi entrati in casa con noi a bere una tazza di caffè e a conversare di agricoltura di qualità; di qualità e di difficoltà; di difficoltà e di entusiasmo. Ero andato a Pelosa di Varese Ligure, lembo di Liguria in terra emiliana, a conoscere il Gallo nero della Val di Vara, Presidio Slow Food, e la mia ventennale esperienza di incontri con gente come questo allevatore mi rendeva certo già prima di partire da Genova che sarebbe stato un pomeriggio interessante e gratificante. Questi sono gli italiani che mi piacciono di più: allevatori, agricoltori, artigiani che non diventeranno mai ricchi ma non ne fanno un dramma: lavorano perché ciò dà loro soddisfazione emotiva e anche, senza false modestie, perché sono consci dell’utilità sociale del loro lavoro: produrre cibo sano e buono, o prodotti artigianali di qualità. A volte hanno l’aiuto delle strutture pubbliche e finanziamenti regionali o europei, a volte lavorano nonostante le strutture pubbliche, farraginose nel finanziare, verificare, approvare… Sono ottimi esempi di cosa si possa fare, senza grande chiasso, per rendere migliore il disordinato mondo in cui viviamo; piacerebbero a Sant’Ambrogio che 1650 anni fa diceva: “Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene, e cambierete i tempi” Ambrogio non parlava solo agli allevatori di galli, parlava a tutti: viviamo bene tutti Noi e i tempi cattivi miglioreranno di conseguenza.

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