I Gazzettiniani foresti

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Gennaio 2014, anno XLII, n°1

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I collaboratori non sampierdarenesi del nostro giornale

Ci sono associazioni che per nome e per tradizione sembrano fortemente legati a un territorio particolare, a una città, e non lo sono. Le squadre di calcio, ad esempio: i giocatori della Sampdoria e del Genoa non son tutti genovesi, né quelli del Milan e dell’Inter milanesi. Ma ben si sa che le squadre di calcio sono accozzaglie di mercenari mossi solo dal denaro. Poi ci sono gruppi in cui al contrario l’appartenenza a uno specifico territorio è la prima ragione della loro esistenza, e motivo d’orgoglio. Come il Gazzettino Sampierdarenese, di cui non si può certo dire che sia tenuto vivo e prospero da gente interessata alle palanche, giacché tutti coloro che vi lavorano, dal Direttore Responsabile ai collaboratori occasionali, lo fanno “a gratis”, come si dice in perfetto italian-zeneise. Sic stantibus rebus, può apparire bizzarro che fra i “gazzettiniani” ci siano non solo sampierdarenesi doc al 100% ma pure alcuni collaboratori che con l’ex “Giardino di Venere” ed ex “Manchester d’Italia” hanno poco a che fare, non vi sono nati, non vi abitano, non vi lavorano…. magari qualche antenato indigeno si, ce l’hanno ma insomma, che c’entra gente che vive a Castelletto, ad Albaro, a Bolzaneto con questo quartierecittà? Basta chiederlo, e vediamo cosa rispondono… Ah: non sono moltissimi, i gazzettiniani “foresti” ma parlano con piacere della loro inusuale situazione, quindi ho dovuto spezzare in due puntate questa specie di inchiesta, per evitare di trasformarla in un malloppo più lungo del Mahabharata. Il primo a rispondere è il professore, traduttore, critico letterario Benito Poggio:  “Abito  nel  quartiere  Foce-Albaro, e iniziai la mia collaborazione nel 1990, ora è quasi un quarto di secolo fa! Illo tempore ero insegnante al Liceo Classico Mazzini, oltre che impegnato al salesiano Centro Culturale “il Tempietto” e con grosse amicizie che mi legavano al Liceo Scientifico Fermi, in particolare col quondam vicepreside sampierdarenese doc Renato Dellepiane, abitante in via Cantore appo la sede del Gazzettino Sampierdarenese. Capitò che l’allora caporedattore, Giannetto D’Oria, incaricasse proprio Dellepiane a prender parte a un incontro per la presentazione del progetto di rinnovamento della Commenda, dove erano presenti i più bei nomi della stampa non solo cittadina, l’assessore al turismo avv. Gamalero e l’architetto del progetto. L’amico e collega Dellepiane aveva un impegno improrogabile e mi chiese in amicizia di sostituirlo; andai e, impacciato com’ero alla vista di tante personalità, aspettai il momento buono per intrufolarmi evitando che l’hostess dell’organizzazione mi chiedesse tesserino e ragione della mia presenza. Ma non le sfuggii e mi chiese perentoria per quale giornale fossi lì presente; mangiandomi le parole, bofonchiai in un unico soffio “gazetinosampedanese”, tanto che la “strafiga” non capì e fu costretta a richiedermelo a incontro terminato. Scrissi così il mio primissimo pezzo per il Gazzettino Sampierdarenese e qualche giorno dopo l’uscita del mensile che riportava il mio primissimo servizio, Giannetto mi telefonò per comunicarmi che l’hostess, a nome della società che aveva organizzato quell’incontro, voleva ringraziare il giornale e l’autore per essere stati gli unici ad aver dato la notizia! Eppure gli altri avevano concionato, bevuto e mangiato a quattro palmenti… ma forse, la mente annebbiata, avevano dimenticato per quale motivo si erano trovati lì. Dopodiché Giannetto mi convocò per chiedermi di svolgere il compito di “critico letterario” recensendo i libri che pervenivano al giornale: accettai e la mia carriera ebbe così inizio. Le mie recensioni apparivano mensilmente e un bel giorno Giannetto mi disse nel suo simpatico zeneise: “Prufessù, scià pìscia lùngu, ma se védde che i lìbbri i léze davéi e e soe recensiùn piàxan!” (Che Bampi non veda la grafia!). Non mi lasciò più andar via e la mia collaborazione continua ancor oggi. E, lo ammetto, quando capita lo scrivo con orgoglio anche nel mio curricolum che svolgo l’incarico prestigioso di “critico letterario” del Gazzettino. Tanto più che dal padre Giannetto sono passato alle amichevoli dipendenze del figlio Stefano. Chi è più “gazzettinaro” di me? De ciù nu ve possu dì!”.

Passiamo all’illustre critico musicale Gianni Bartalini (in alto nella foto, a sinistra): “L’inizio della mia collaborazione col Gazzettino è collegato con la mia passionaccia per l’opera lirica: terminata la mia collaborazione con un’altra testata cittadina, mi trovai una sera in casa di amici a Sampierdarena, vidi il giornale e scattò in me l’idea di una possibile collaborazione, così mi presentai in sede con una chiavetta contenente i miei articoli… il resto va da sé. Da quel momento le vicende di un quartiere così lontano da dove io abito (sto a Molassana e inoltre non guido…) grazie al Gazzettino hanno iniziato a colmare una lacuna, avvicinandomi anche a graditissime conoscenze quali siete voi tutti”.

Ci avviciniamo – geograficamente – con Aurora Mangano (nella foto ina lato, a destra): “Vivo a San Teodoro da più di quarant’anni e sono piuttosto critica sull’accorpamento in un unico Municipio perché al nostro territorio è costato caro: tutti i servizi (biblioteca, anagrafe, presidio sanitario, polizia municipale) sono oggi a San Pier d’Arena… Ho quindi colto al volo l’occasione offertami da Dino per collaborare, mettendo un pezzetto del mio quartiere nel Gazzettino, anche per ricordare che fa parte del Centro Ovest. Ma soprattutto perché il Gazzettino è un giornale che consente di richiamare l’attenzione sui problemi reali della gente, così come avveniva con “La Voce di San Teodoro”, un piccolo giornale che ho redatto dal ‘99 al 2009. La distanza fra il mio quartiere e San Pier d’Arena la copro spesso a piedi: frequento regolarmente la Biblioteca Gallino per prestito libri e per ricerche e il Centro Civico per gli incontri… mi piace molto girare nella zona storica e nei vicoletti dietro il Municipio e il Modena e in via Cantore, che con gli ampi portici e quindi grandi potenzialità per incontri ed eventi, offre ancora bei negozi e gradevoli passeggiate. Dubito che tutti i Gazzettiniani conoscano altrettanto bene San Teodoro: rimango quindi a loro disposizione!”.

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