Il Bosco del Santo per il Terzo Paradiso degli uomini

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2011, anno LIII, n°4

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Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione…
…Laudato si’ mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Non è facile trovare nell’Assisi turistica, commerciale e internazionale di oggi la spiritualità umana e divina al contempo del Santo più santo della cristianità. Diffi percepirla persino nella meravigliosa duplice basilica a lui dedicata, affollata dal bailamme dei gruppi turistici che la percorrono da mane a sera in un continuo bisbiglìo di lingue diverse.

Francesco lo si trova più facilmente fuori dalla mura di Assisi, in due luoghi storicamente più francescani della basilica e un po’ meno frequentati dalle orde turistiche, quindi più silenziosi e “mistici” del centro città: l’Eremo delle Carceri, nascosto nella lecceta scura del monte Subasio, e la chiesa di San Damiano circondata dagli olivi e affacciata verso la Valle Umbra, dove i “fruttiferi campi, ornati di diversi ordini d’alberi dalle viti accompagnati, con molti ruscelletti di chiare acque” si alternano ai capannoni industriali e alle superstrade.

In realtà dall’11 novembre di questo anno del Signore 2011 v’è un terzo luogo dove la presenza silenziosa e forte di San Francesco si avverte con piacere dell’anima e del corpo; è anch’esso esterno alla città anche se il suo ingresso principale si apre lungo il muro che delimita la piazza antistante la basilica superiore: è il “Bosco di San Francesco”, donato nel 2008 da Intesa Sanpaolo al FAI – Fondo Ambiente Italiano, che grazie al determinante aiuto economico di numerosi sponsor grandi e piccini – dalla società multinamultinazionale al privato cittadino – ne ha promosso un’ammirevole opera di riqualificazione e di restauro, progettata e realizzata dallo Studio Salvatici-Ripa di Meana di Perugia.

Sono oltre 60 ettari estesi sui versanti della valle del torrente Tescio a nord della città, e costituiscono un “sacro paesaggio” che comprende molti elementi del paesaggio classico italiano, quello che negli ultimi decenni abbiamo troppo incoscientemente maltrattato e deturpato: colline coperte di un bosco ceduo tipicamente appenninico dove vivono aceri, carpini, ornielli, querce, ginestre e biancospini, con brevi pianori verdeggianti di uliveti e frutteti. Il substrato roccioso è calcareo e arido ma ciò nonostante la flora è ricca e varia, con specie mediterranee e altre tipiche del piano montano e accanto alle specie spontanee vivono piante introdotte dall’uomo in secoli di pratica agricola. Il paesaggio alterna fitte formazioni boschive, alberi d’alto fusto secolari, anfratti rocciosi ideali come tane e rifugi per la fauna selvatica, zone umide lungo il torrente Tescio e i suoi affluenti stagionali; sono ecosistemi diversi che fanno del Bosco di San Francesco un tesoro di biodiversità, dove c’è spazio tanto per l’istrice quanto per le orchidee selvatiche. Era ciò che San Francesco chiamava il suo “chiostro”, era – ed è tornato ad essere – un luogo “così normale, così speciale”, un luogo di meditazione dove chi crede può sentirsi facilmente in comunione con Dio e dove tutti, credenti e non credenti, possono entrare intimamente a contatto con sora nostra madre terra, con frate sole, frate vento, sor acqua, magari anche con sora luna e le stelle se ne verrà permesso l’accesso serale. L’unico incontro che si spera di evitare nel Bosco è quello con frate focu, che è certamente bello et iocundo et robustoso et forte ma troppo sovente viene usato con malvagità per offendere la natura e le sue creature.

Si dice a volte che le cose non accadono per caso ma c’è un fato, un destino, una Provvidenza che guida e determina gli avvenimenti: se ciò è vero, il fatto che il Bosco di San Francesco sia entrato a far parte del patrimonio del Fondo Ambiente Italiano ne è un eccellente esempio: San Francesco d’Assisi può essere considerato uno dei più convinti ambientalisti della storia, un uomo in grado di contrapporsi alle convezioni sociali e di superare i luoghi comuni al punto di riuscire a parlare agli uccelli, e il FAI lo considera un po’ un suo “padre spirituale”. 

Restaurare un paesaggio non è cosa facile e soprattutto richiede attenzione, misura, pazienza e molto tempo. La riqualificazione del bosco ha comportato la catalogazione delle specie botaniche presenti, la pulizia del sottobosco, la potatura e la cura degli alberi d’alto fusto e il ripristino dei sentieri; gli oliveti contano circa 450 piante di ulivo (delle varietà moraiolo e leccino) che sono state rimesse in produzione; i muri a secco che sostengono gli alberi sono una rarità in questa parte d’Italia e il loro restauro permette di non disperdere un prezioso patrimonio di cultura materiale; sono state ripristinate le opere di regimentazione delle acque piovane ed è stato restaurato il suggestivo complesso monastico-agricolo di Santa Croce.  …

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