Il bronzo dei nostri bis-bis-trisnonni

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Ottobre 2008, anno XXXVI, n°9 e
Numero speciale Bolzaneto-Pontedecimo Novembre 2008

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Era una bella giornata di sole (o magari era tutto nuvoloso e tirava un vento freddo?) del 1506 in val Polcevera, e a Isosecco di Serra Riccò, c’era un contadino, un certo Antonio Pedemonte, che stava dissodando un suo terreno. Lì fra zolle e maggesi trovò nel terreno una lastra una cosa metallica rettangolare di circa 38 x 47 centimetri, spessa 3 millimetri; era una lastra di bronzo con una lunga iscrizione latina.
Antonio Pedemonte non era particolarmente interessato al latino, magari era pure analfabeta chissà, quindi pensò bene di andare a venderla a un calderaio genovese perché la fondesse e gli pagasse il valore del metallo. Non so se il calderaio fosse uomo di cultura o se lo fosse qualche suo cliente che vide la lastra lì appoggiata fra incudini e fucine, fatto sta che l’esistenza di questo pezzo di bronzo pieno di parole latine giunse alle orecchie dello storico annalista Agostino Giustiniani, che capì il valore storico dell’oggetto e lo fece acquistare dal governo genovese.

 

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