Il Granducato di Valpisello di Sotto

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 31 ottobre 2017

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Mentre scrivo non è ancora chiaro come si concluderà a Barcellona il nuovo episodio della farsa politica che sta portando l’Europa a una nuova epoca feudale di vassalli, valvassori e valvassini dominati da un imperatore lontano. George Bernard Shaw scrisse “per giocare a golf non è necessario essere stupidi. Però aiuta”; a me pare che “per essere europei nel XXI secolo non è necessario essere stupidi. Però aiuta”… Nell’843 col Trattato di Verdun i nipoti di Carlo Magno distrussero il sogno del nonno di dare unità politica all’Europa e per secoli prosperarono centinaia di stati feudali; poi vennero gli imperi sovranazionali e dal 1920 viviamo nell’Europa degli stati nazionali; ora molti vagheggiano una sminuzzata “Europa dei popoli”. Io mi chiedo perché è così difficile accorgersi che l’Europa non è più al centro del mondo: la locomotiva della società mondiale ha cambiato binario, ha cambiato continente e noi possiamo solo inseguire, e dividerci tra di noi peggiora la situazione. Il Calendario Atlante De Agostini nelle “Sintesi economiche mondiali” riporta 101 prodotti agricoli, industriali, minerari ed energetici e di ciascuno elenca i primi venti produttori al mondo: bene, la Cina è la prima nazione produttrice per 62 di questi 101 prodotti. E il suo presidente Xi Jinping pochi giorni fa ha detto che “è tempo per la Cina di prendere il centro del palcoscenico del mondo”. E che dire dell’India? La società ArcelorMittal (per fare un esempio) che tanti problemi crea ai lavoratori dell’Ilva è indiana. Questo è il mondo in cui viviamo e invece di cooperare per non finirne schiacciati noi europei ratelliamo per sventolare una bandiera nuova. Siamo come quei teologi bizantini che nel 1453, con Costantinopoli assediata dai turchi, litigavano sul sesso degli angeli. E non bastano quei pochi guizzi di lucidità, come l’accordo tra i cantieri navali STX e Fincantieri, necessario per riuscire a competere coi colossi asiatici. Ma se nel futuro dell’Europa ci devono davvero essere gli staterelli “dei popoli”, ebbene sia: viva la Catalogna, le Libere Fiandre, il Principato di Scozia, la Repubblica di Corsica, il Granducato di Valpisello di Sotto.

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