Il nostro scoutismo: il gruppo GE 53

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 31 gennaio 2019

Categoria: Tag: , , ID:2829

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In latino “siate preparati” o “siate pronti”: è il motto degli scout. Lo scoutismo è “un movimento di carattere nazionale, internazionale e universale che ha come fine ultimo la formazione fisica, morale e spirituale della gioventù mondiale”. Dei circa quaranta milioni di scout presenti e attivi in 216 nazioni e territori del mondo, una soddisfacente percentuale sono in Italia e la Liguria è una delle regioni italiane a maggior densità scautistica. L’associazione scoutistica di maggior peso in Italia è l’AGESCI, Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, a cui si affianca il CNGEI, Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani, che è un’associazione laica. A San Pier d’Arena operano due gruppi dell’AGESCI, il Genova 53 e il Genova 58. Ho fatto recentemente una chiacchierata con due capi del GE 53, Clara Pastorino, capo Gruppo, e Noemi Ravera capo Reparto; ci siamo visti nella loro sede in via delle Franzoniane e mi hanno raccontato qualcosa delle loro attività.
Il GE 53 conta circa sessanta ragazzi di età tra gli otto e i vent’anni che vivono a San Pier d’Arena, San Teodoro e nella zona di Principe; come in ogni gruppo scout, le attività sono divise per fasce d’età: c’è il Branco dei lupetti e delle coccinelle tra gli 8 e gli 11 anni, il Reparto degli scout e guide dai 12 ai 16 anni, il Clan per i più grandi (rover e scolte); uscendo dal clan, alcuni scelgono di entrare in Comunità Capi, diventando educatori di lupetti-coccinelle, guide-scout, rover-scolte.
Con i bambini del Branco il metodo educativo dell’AGESCI è incentrato sul gioco come mezzo per lavorare sui loro problemi, per sviluppare le loro capacità personali e la socializzazione. Coi ragazzi del Reparto l’obiettivo principale è quello di renderli autonomi e responsabili attraverso l’avventura, tramite esperienze che nella vita quotidiana cittadina non provano, e attraverso la collaborazione reciproca e la vita comunitaria. Con i ragazzi del Clan si lavora per sviluppare la responsabilità individuale all’interno della comunità, entrambe qualità – responsabilità e senso della comunità – indispensabili per diventare “uomini e donne della partenza”, cioè in grado di entrare e procedere con successo nella vita adulta. Il Clan del GE 53 è unito a quello del GE 58, perché salendo verso la maggiore età molti ragazzi se ne vanno e rimangono in pochi; in effetti il metodo scout coi suoi valori di essenzialità, vita all’aria aperta, accoglienza, rispetto reciproco, servizio, è un po’ “controcorrente” rispetto ai valori e alle proposte che la vita normale offre ai ragazzi, per cui non tutti quelli che conoscono lo scoutismo da ragazzini rimangono in associazione anche quando incominciano a sentirsi “grandi”.
Uno dei problemi irrisolti del Gruppo è il suo essere poco multietnico in un quartiere che invece lo è molto; ragazzi sudamericani ne arrivano ogni tanto ma non si riesce a mantenerli a lungo: una ragione è forse quella religiosa, tra i sudamericani molti non sono cattolici, un’altra è forse lo scarso interesse delle famiglie verso questo tipo di educazione dei loro figli.
Come quasi tutti i gruppi scout genovesi, il GE 53 svolge le sue attività estive soprattutto nella zona del monte Beigua (dove l’AGESCI regionale possiede un bel complesso di ex-cascine ristrutturate per ospitare campi e bivacchi dei vari gruppi) e nelle valli del Cuneese, ottime per i campi estivi in tenda del Reparto. Il Clan organizza “routes” di cammino, l’anno scorso hanno fatto un giro di alcuni giorni intorno al Monviso, e svolge anche attività di servizio extra-associativo insieme ad organizzazioni come l’Azione Cattolica e l’AVIS, per fare doposcuola o assistenza ai malati.
Concludo con un pensiero personale: io sono stato scout (in un altro gruppo di un altro quartiere) dai 12 ai 26 anni di età, con molta soddisfazione personale. Il Salmo 110 dice “Eris sacerdos in aeternum”, sarai sacerdote per sempre; io sono convinto che valga anche “eris scout in aeternum”, sarai scout per sempre; i ragazzi che non si “perdono” durante i non sempre facili anni dell’adolescenza, quelli che completano il loro percorso scout, poi porteranno per sempre con sé nell’anima, nella mente e nel corpo i valori scout (essenzialità, vita all’aria aperta, accoglienza, rispetto reciproco, servizio…) che molto li aiuteranno durante la vita adulta.

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