Il “Vittorino da Feltre” e la tradizione che si rinnova

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2007, anno XLIX, n°4

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Varcando il portone d’ingresso del palazzo di inizio Novecento di via Anton Maria Maragliano 1 si capisce subito di essere entrati in una scuola di antico blasone.

Aa destra spicca la scritta latina “Sacra defendo jura”, due lapidi ricordano gli allievi caduti nella guerra MCMXV-MCMXVIII e durante le “tre guerre 1935-1945”; le bandiere della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea indicano che siamo nel XXI secolo. La parete di sinistra dell’atrio di ingresso sostiene il busto di Padre Francesco M.Parisi, primo rettore della scuola dei Padri Barnabiti che in questo edificio ha dispensato sapere ed educazione per 107 anni. In una stanza di rappresentanza a sinistra dell’atrio fan bella mostra sui muri i ritratti dei “principi degli studi”, gli studenti che dalle elementari alla maturità hanno ottenuto i migliori risultati.
La storia del Vittorino da Feltre, autorevole istituto scolastico paritario genovese del XX secolo, inizia 131 anni fa, nel 1876, nel palazzo di Salita Santa Caterina 10, quello in cui, en passant, nel 1854 era nato il marchese Giacomo Della Chiesa che sarebbe diventato papa col nome di Benedetto XV (1914-1922). Fu il marchese Gerolamo da Passano a istituire le scuole che volle chiamare col nome di un grande umanista ed educatore cattolico e laico: Vittorino de’ Rambaldoni, detto da Feltre. “Victorinus feltrensis summus mathematicus et omnis humanitatis pater” era nato intorno al 1378; spirito assetato di conoscenza e di cultura divenne precettore dei figli del signore di Mantova Gian Francesco I Gonzaga per il quale nel 1423 fondò la prima scuola realizzatrice degli ideali umanistici fusi con lo spirito cristiano a cui diede il nome di “Ca’ Gioiosa “.

Morì a 68 anni nel 1446.

Nel 1895 le scuole dei marchesi Da Passano vennero acquistate dai Padri Barnabiti che cercando una sede più grande e più adeguata alle necessità educative si trasferirono nel 1900 in un nuovissimo palazzo di via Maragliano, una strada giovanissima che ancora era “senza tracciato e procedeva incerta fra le altre case in costruzione sino alla Montagnola di Cavalletto”; il palazzo sorgeva sull’orto dell’ex-convento francescano di Santa Maria della Pace, una chiesa ora scomparsa che col nome di San Martino in Via esisteva forse già nel 1006. La presenza dei Barnabiti nel mondo scolastico genovese non era nuova: già nel 1606 avevano una scuola in Campetto, quindi nel 1656 si trasferirono nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni ma la scuola privata in Campetto funzionò sino al 1798 quando l’avvento della Repubblica Ligure democratica e napoleonica ne decretò la fine.

Ed ecco che con gli auspici dei marchesi Da Passano i Barnabiti ricompaiono nel panorama scolastico genovese; mantengono il nome Vittorino da Feltre perché esso richiama a una tradizione pedagogica mirata a formare la personalità dei ragazzi attraverso la crescita sul piano spirituale, intellettuale e umano. Sono motti del Vittorino barnabitico che “al Vittorino si studia, si prega, si gioca, si vive, si cresce insieme”, che “il Vittorino è una scuola, ma anche un modo di essere”. In questo contesto di educazione e vita ben si inseriscono gli aspetti più “ludici” della storia studentesca vittoriniana, quali le settimane bianche e verdi nella casa alpina di Courmayeur o le tradizioni di spirito goliardico-baistrocchino per cui a Carnevale gli studenti erano autorizzati a travestirsi da donna e il primo giorno di scuola in certe prime classi entravano non gli studenti nuovi ma gli ex dell’anno precedente. Esistevano peraltro anche tradizioni per così dire più serie, come gli spettacoli teatrali organizzati dalle elementari e dalle medie per le festività o dai maturandi come saluto finale alla scuola, la scuola di teatro su temi classici e letterari, o più semplicemente lo scuolabus per portare da casa a scuola e viceversa gli alunni che abitavano più lontano. E negli incontri annuali di ex-allievi era abitudine che gli exalunni offrissero prestazioni professionali, ciascuno nel proprio settore, per finanziare la scuola.

Come tutto e tutti, anche il Vittorino seguì l’evoluzione dei costumi e dei tempi, così che dall’anno scolastico 1969-70 furono ammesse le ragazze; qualche bambina nelle elementari c’era anche prima ma erano soltanto le sorelle di studenti maschi già vittoriniani.

Ad insegnare erano i padri Barnabiti affiancati, specie negli ultimi anni, da insegnanti laici. Negli anni d’oro l’istituto ebbe sino a 600 studenti divisi in classi che raggiungevano anche i 40 allievi ciascuna; si tramanda il ricordo di una maestra che ottenne un megafono per poter farsi sentire dai suoi 39 alunni.  …

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