Impressioni di novembre

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Dicembre 2016, anno XLV, n°10

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Riflessioni sull’alluvione in Alta Val Tanaro

La cosa che colpisce arrivando a Ormea, sei giorni dopo l’alluvione, è la piazza vuota di auto. Sembra una di quelle immagini “metafisiche” dechirichiane di spazi ed edifici senza vita. Il buco nell’asfalto tra il monumento agli alpini e la fontana è doverosamente transennato, è lui la causa di tale deserto e lascia immaginare la giornata degna di Noè che per tutta l’alta Val Tanaro è stato lo scorso giovedì 24 novembre. L’alluvione del 1994… tutti qui ci hanno pensato, mentre il piccolo grazioso  torrente  Armella  infuriato e obeso scavava la piazza facendo precipitare auto e camion, e il Tanaro abbandonava il suo usuale aspetto di bel fiume di montagna diventando uno di quei mostri di acqua marrone terrosa che tutti a Genova sappiamo immaginarci facilmente… Fortunatamente non è stato  come nel ’94:  la prevenzione, la Protezione Civile, l’allerta rossa hanno fatto la differenza, e magari anche l’andamento naturale dell’evento in sé per sé. Frane e buchi non mancano sulle strade del comune, e  una  patina  limacciosa  grigia  copre i prati e i campi e le stalle a ridosso del fiume da cui sono  state  portate via le vacche quando già avevano gli zoccoli a mollo… Guardando il colore dell’erba verde o grigia si capisce sin dove il Tanaro è salito e quali sono i terreni che si sono salvati dall’ira  di Giove Pluvio. In via degli Orti gruppetti di ormeesi di pelle nera di recente residenza lavorano ad accatastare la legna (tanta e grossa) che il fiume ha portato giù dai monti, da Ponte di Nava, da Viozene, da Upega.

Garessio è messa peggio, il ponte senza parapetti al centro del paese fa effetto, eh si… Certo che rispetto al terremoto questi sono danni minori, Garessio è un’oasi di paradiso rispetto ad Aleppo, però la tristezza di vedere libri, fumetti, pentole, tastiere di computer, materassi coperti di fango abbandonati in cumuli lungo la strada… momenti di vita, di sensazioni, di pensieri finiti così nel nulla… Mi chiedo come mai il bel Borgo Medievale sia così distante dal Tanaro; forse gli antenati ci avevano pensato, che i fiumi a volte esagerano? L’incoscienza edilizia del XIX e del XX secolo che ha ristretto gli alvei dei fiumi per costruire palazzi e strade stupisce e sgomenta.

Poi c’è Monesi: qui le frane colpiscono tre centri abitati: Monesi di Mendatica (il borgo vecchio), Monesi di Triora (con le strutture per lo sci) e Piaggia (capoluogo del  minuscolo  comune di Briga Alta in provincia di Cuneo, il punto più meridionale del Piemonte). Non ci sono potuto andare a Monesi, forse oggi è più facile arrivare a Raqqa che sulle pendici del monte Saccarello. Una chiacchierata al telefono con l’amica imperiese-monesina Tiziana Soraci mi aiuta a  chiarirmi le idee su quella  che  è  la  situazione  più  grave e di più difficile soluzione. A Monesi vanno i residenti e i proprietari a piccoli gruppi scortati dai Vigili del Fuoco per portar via ciò che si può dalle case che stanno crepandosi e scivolando a valle. A vedere da fuori (Youtube aiuta) sembra ci sia stato un terremoto. Invece non è il profondo della terra che trema, è la parte superficiale che scivola. L’effetto è lo stesso, solo che tutto avviene più lentamente. Ora la franona è quasi ferma, fa freddo, l’acqua che intride il terreno è gelata, per capire come stanno davvero le cose bisognerà aspettare la primavera quando il non-permafrost si scioglierà e probabilmente ricomincerà a scivolare giù. Geologi e tecnici dicono che la frana esisteva da tempo ma sembra che almeno negli ultimi 50 anni nulla si sia mosso, e probabilmente da molto prima; a Monesino c’erano i tecci per seccare le castagne da tempi quasi immemorabili, tutto indica un’antica stabilità. Certo, se era una paleofrana quiescente, può muoversi anche dopo secoli di sonno, non c’è da stupirsi veramente.

E c’è anche il danno economico per lo sci che aveva ricominciato a funzionare recentemente. L’ultimo commento amaro di Tiziana è che quella del 24 novembre è stata tutta pioggia che “prima” (prima dei cambiamenti climatici attuali) sarebbe stata bellissima neve…

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