La clinica dell’accendino: ovvero aggiustare è meglio che buttar via

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Maggio 2010, anno XXXVIII, n°5

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Un laboratorio artigiano “d’altri tempi”

Sotto le arcate della ferrovia di via Buranello, o più esattamente al numero 49 rosso di piazza Nicolò Barabino, c’è un laboratorio artigiano d’altri tempi, che è uno di quei luoghi “dello spirito” che danno un valore aggiunto a una città, ne arricchiscono l’anima, la rendono più bella da vivere.

Si chiama Clinica dell’Accendino ed è un felice anacronismo commerciale, considerando il tipo di civiltà economica in cui viviamo, fatta di grandi centri commerciali e di oggetti che quando si guastano è meglio buttarli via e comperarne di nuovi. Questo è esattamente il contrario: è un bugigattolo scuro e piccino dove si ripara ciò che è guasto, dove non si butta via nulla ma si riusa – o si cerca di riutilizzare per quanto sia possibile. È affollato di strumenti utensili idonei alle mani e agli occhi attenti e precisi di un artigiano di precisione: sono lenti, pinze, piccole bombolette di gas, cacciaviti, minuscole pietre focaie…

È il posto dove il signor Angelo Cavanna, assai più carico d’anni nei documenti anagrafici che nel corpo e nello spirito, aggiusta, ripara, riporta in vita accendini di tutte le marche, d’ogni valore e di ogni età. Il signor Cavanna è canuto e arguto e a vederlo e a sentirlo parlare resta difficile credere a ciò che c’è scritto sul biglietto da visita della Clinica, là dove il suo codice fiscale riporta la data di nascita 21P06. Il medico degli accendini è nato il 6 settembre del 1921, e ha quindi adesso 88 anni! Dice di avere avuto qualche acciacco nella vita (e vorrei vedere che non ne avesse mai avuti…) ma non sono problemi gravi, visto che nei finesettimana d’estate si diverte a guidare da Sampierdarena a San Terenzo di Lerici per andare a trovare la moglie in vacanza! È piacevole fermarsi a conversare un poco con lui mentre traffica e aggiusta e parla del suo passato col tono sereno di chi è contento avere ancora la possibilità di svolgere il proprio lavoro a quell’età decisamente non più verde. Un passato non banale, come si capisce osservando le foto che tiene in un cassetto e che ritraggono un Angelo Cavanna militare ventenne a cavallo di una motocicletta sulle strade d’Albania, nel 1941. Mancano, invece, foto dei tre anni che trascorse come prigioniero in Jugoslavia, e di cui non credo conservi ottimi ricordi.

Migliori ricordi invece quelli dei tempi passati (e gloriosi, ovviamente) del Gazzettino, perché per alcuni anni vi collaborò e vi scrisse sua figlia, Patrizia Cavanna, oggi all’ufficio stampa della Regione Liguria. Insomma, la Clinica dell’Accendino è un angolo nascosto ma vitale di San Pier d’Arena, e i sampierdarenesi devono andar fieri del signor Cavanna e del suo lavoro; questo covo di sapienza artigiana è una di quelle piccole grandi cose che fan sì che una città non sia soltanto un insieme di edifici e strade ma una civitas, un luogo in cui gli uomini si riuniscono, si incontrano e creano cultura; un luogo dove si nutre lo spirito dei singoli e della collettività.

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