La comunità musulmana genovese

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
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Incontro con Alfredo Maiolese

Nella nostra ricerca delle comunità religiose non cattoliche di San Pier d’Arena ci sembra interessante, avvicinandosi il Natale, conoscere chi non riconosce in lui il Logos Divino incarnato ma comunque lo venera come uno dei massimi profeti di Dio. Secondo la religione islamica (islàm significa “sottomissione”) Dio (Allah significa “il Dio”) ha creato gli uomini affinché lo adorassero e ha inviato loro una serie storica di profeti (fra i quali Abramo, Mosè e Gesù) che si è conclusa con il maggiore di essi, Muhammad (significa “Molto lodato”). Il libro sacro dell’islam è il Corano, Parola di Dio rivelata a Muhammad tramite l’Arcangelo Gabriele.

Nel XVI secolo Genova aveva una moschea. Era vicino al porto, in Darsena; ottima location anche per ragioni etimologiche: il nome “darsena” deriva dall’arabo dâr-as-sinâ’ah, che significa “casa del lavoro, fabbrica”. Qui i musulmani residenti o di passaggio in città (schiavi, mercanti, diplomatici) potevano liberamente pregare l’Unico Dio secondo la loro fede. Oggi non c’è una moschea ufficiale ma vi sono cinque luoghi di culto islamico di piccole dimensioni, uno dei quali è in via G.B.Sasso e un altro (che quando fu aperto nel 1978 era il secondo in Italia), in via Venezia, anch’esso nel “nostro” Municipio del Centro Ovest. Per avere qualche informazione di prima mano sulla comunità musulmana sampierdarenese incontriamo il dottor Alfredo Maiolese; quarantasei anni, genovese, residente in San Teodoro, imprenditore  (l’azienda  di  famiglia produce pandolci), genoano (nobody’s perfect…), si convertì  all’Islam nel 1993 e divenne il portavoce della comunità islamica di Genova e membro della Consulta delle Religioni della città. Attualmente è ambasciatore dell’International Parliament of States for Safety and Peace un’organizzazione intergovernativa e Presidente della European Muslims League, un’organizzazione composta da europei di religione islamica, fondata nel 2010 con lo scopo di far conoscere l’Islam nella sua forma originale di religione di pace e di rispetto verso tutta l’umanità e con l’intento di “contribuire allo sviluppo, alla prosperità e alla pace generale della nostra amata terra europea” (www.eml.fm). La comunità musulmana genovese conta circa ottomila fedeli, di cui circa 2500 sono sampierdarenesi. Tra gli ottomila vi sono 1500 cittadini italiani, in parte convertiti da altre fedi (cattolicesimo in primis) e in parte discendenti di immigrati di religione musulmana. Alla preghiera del venerdì partecipano però meno della metà dei fedeli, anche perché la maggior parte di essi sono piccoli commercianti o artigiani quindi al venerdì lavorano. La “moschea” di via Sasso, come tutti gli altri luoghi di preghiera della città, è aperta a tutti i genovesi perché è interesse dei fedeli far conoscere il buon islam, non tenerlo nascosto “nelle cantine” come se fosse qualcosa di cui vergognarsi, anche per combattere l’ignoranza, madre di tutte le paure e le xenofobie. Ammesso che si possa parlare di “xeno”-fobia quando i fedeli musulmani sono italiani nati e cresciuti in questa città, e che magari da giovani sono stati attivisti democristiani come il  dottor  Maiolese…

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