La natura dietro casa… con un po’ di disordine

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Maggio 2016, anno XLV, n°5

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Passeggiata al Parco delle Mura tra maiali e rumenta

San Pier d’Arena possiede un patrimonio di natura forse non abbastanza noto; è il Parco delle Mura, condiviso con altri quartieri della città. Grandi panorami, boschi popolati  da  alberi di specie diverse e da numerosa fauna selvatica, orti, piccoli nuclei rurali abitati o abbandonati, percorsi pedonali e per mtb ben tenuti e ben segnalati grazie anche all’azione della Sezione del Club Alpino Italiano di San Pier d’Arena. Alcuni sentieri partono dal centro  del  quartiere  e  raggiungono i forti, grande patrimonio di architettura militare storica che la nostra città ingiustamente dimentica e lascia andare in rovina. Ma parliamo d’altro, ora… Il più lungo e più bello sentiero del Parco sale segnato da un cerchio rosso da corso Martinetti al Belvedere e prosegue sotto le Mura Nuove lungo il versante polceverasco sino ai forti Sperone, Puin e Diamante. Non è necessario percorrerlo interamente per godersi il fascino della naturadietro-casa, basta una sgambata di un’oretta per essere già soddisfatti, anche se in realtà non è proprio tutto un Paradiso Terrestre… Si può partire da salita al Forte della Crocetta per percorrerla ben oltre il forte, dove la città finisce e inizia il bosco; si cammina dapprima lungo una sterrata carrabile, poi sul sentiero benissimo tenuto e segnalato che passa sotto grossi alberi – carpini neri, castagni, robinie – incuranti del rumore costante dell’autostrada sottostante; si incontrano anche alcune curiosità botaniche come un bambuseto (chi avrà deciso di piantare bambù da queste parti?) e grosse piante di acanto che a metà maggio si accingono a fiorire. Natura e sentimenti: sul muro di una casa diroccata c’è una grossa scritta nera “vogliamo vivere per sempre perché per sempre vogliamo amare”. Un graffitaro poeta… Meno poetici sono invece i cumuli di pneumatici e di ferraglia accatastati in bell’ordine a margine del sentiero, riuniti lì dall’opera meritoria di qualcuno che si è preso la briga di ripulire il bosco. Che poi, a ben pensarci… ‘sti pneumatici abbandonati sono decine e decine, bravi chi li ha raccolti da sotto gli alberi ma chi è che ce li ha messi, prima?. Non sono leggerissimi, e qui non si arriva con mezzi a motore, ma allora chi si è fatto la fatica di camallarsi ‘ste schifezze sin qui per abbandonarli nel bosco? Ma non sarebbe stato più semplice portarli all’isola ecologica dell’Amiu? Mah… Comunque, quando si procede verso l’interno e il rumore dell’autostrada sparisce, pneumatici a  parte  sotto gli alberi rimane solo lieto e bucolico il cinguettare degli uccelli. Dopo quasi mezz’ora di cammino  si  trova un cartello “Attenzione animali al pascolo – tenere i cani al guinzaglio”. Ho visto un gregge di capre e uno di pecore ma non ho percepito tracce di quei maiali che alcuni sostengono vivano semibradi in zona. Belli, i maiali bradi (splendidi i suini neri dei Nebrodi sui monti della Sicilia e carini anche i maiali rosa che grufolano sui prati del Monte Fasce) ma possono essere pericolosi, specie quando ci sono i cuccioli e la mamma scrofa scambia l’ignaro viandante per una minaccia ai suoi piccoli. Ma oltre agli eventuali incontri coi maiali il problema, qui, è l’orrenda sistemazione “architettonica” dell’ambiente in cui essi pascolano. Nel senso che c’è un edificio semidiruto in una zona di fasce diserbate su cui stanno sparse in maniera disordinata un coacervo di schifezze: reti metalliche, pezzi di recinzione sghimbescia, bidoni, oggetti di plastica, filo spinato, travi di legno, lamiere; tracce di attività umana, di una qualche forma selvaggia di stanziamento, forse le greggi hanno un pastore che di tanto in tanto le accudisce, ma in una situazione di degrado e sciatteria che veramente “fa a pugni” – come diceva mia nonna – con la natura che sta intorno. è un vero peccato che la bellezza di questo tratto di Parco e di sentiero venga così rovinata da quell’orrore. Che ha anche un numero civico: la casa sciamannata che sta in mezzo allo schifo ha sulla porta il numero 8, chissà di quale toponomastica antica. E chissà anche se tutto ciò è brutto ma in qualche modo regolare e noto all’amministrazione pubblica o se è completamente abusivo. Qualcuno conosce la risposta?

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