La SGC Sampierdarenese Bocce: dove nascono i campioni

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 10 luglio 2018

Categoria: ID:2750

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I campi da gioco sono ben visibili tra via Cantore e Villa Scassi: nata come sezione della gloriosa e ultracentenaria Società Ginnastica Comunale Sampierdarenese (di cui conserva lo stemma nell’insegna all’ingresso), è una piccola attiva realtà del quartiere, luogo di incontro, di socializzazione e di sport. Ne parliamo con alcuni soci, come Vittorio Corda, il socio più anziano, classe 1935, socio dal 1953, che mi dice che la società è nata nel ‘46, presidente Storace, ha cambiato alcune sedi prima di sistemarsi dov’è ora e nei decenni ha vinto circa 125 premi, è stata la più forte società bocciofila della Liguria, con una fortissima squadra di serie A. Poi è arrivato Lino Bruzzone, il “Cristiano Ronaldo” delle bocce mondiali. Senza vanteria ma senza false modestie Bruzzone ricorda che dopo aver vinto qui i suoi primi tre campionati italiani è stato poi chiamato a Torino e ha spiccato il volo: più di sessanta tornei vinti tra campionati del mondo, europei, italiani, coppe diverse, dal 1964 all’ultimo nel 2014 in Francia (è stato il primo italiano a vincere un campionato francese, immagino che lo chiamassero Bruzzoné). Da giovani – mi dice – le bocce sono un vero sport, specie se praticato a livello agonistico; uno sport fatto da atleti che corrono cinque minuti facendo cinquanta bocciate, ci vuole il fisico sportivo e l’allenamento; ci sono campionati e tornei regionali, nazionali e internazionali, con varie categorie (tipo Serie A, B, ecc). Invecchiando, e calando la prestanza fisica, le bocce diventano un “gioco”, ottimo per trascorrere del tempo in piacevole compagnia e per mantenersi in salute perché ci si muove con tutto il corpo, gambe e fiato ma non ci si stanca troppo.
Ma è un vero sport, anche se spesso la stampa non lo mette nella giusta luce. Le bocce otterrebbero la visibilità sportiva che meritano diventando disciplina olimpica: andare alle Olimpiadi le renderebbe uno sport “non minore”; forse nel 2024 potrebbero essere presenti a Parigi almeno come sport dimostrativo, ma è dal 1978 che se ne parla e ancora siamo alle parole…
Oggi lo sport delle bocce ha una diffusione veramente internazionale: circa 40 nazioni giocano “al volo” (che fatto ad altissimi livelli non è certamente per anziani, mi dicono sorridendo) e circa 80 fanno “petanque” (che giocandosi da fermo è più facile per gli atleti giocatori); poi c’è la “raffa” che è ancora più statico (vero gioco per anziani). In Italia il volo è praticato diffusamente in Piemonte, Liguria, Triveneto, Sardegna, Calabria; si gioca a bocce anche in Sudamerica: il campione del mondo del 2012 è stato un argentino e nel suo paese è stato osannato quasi come Maradona. Esistono poi alcune varianti moderne come il “tiro progressivo”: c’è un bersaglio che va avanti e indietro e lo si deve bocciare; una specie di tiro al piattello, per fare un paragone da profano; oggi ci sono campioni che fanno 51 bocciate su 51 tiri… Meglio di Tex Willer.
Questo sport non è facile da apprezzare dai profani anche perché le bocce di solito non sono colorate e chi osserva il campo da lontano e non conosce bene i meccanismi di gioco fatica a capire come sono divise le squadre e a quale di esse appartiene ogni boccia giocata. A settembre ci saranno i Campionati Europei ad Alassio, seguiti dalle televisioni in tutto il mondo e sarà assolutamente necessario giocare con bocce colorate. Anche per questi dettagli le Olimpiadi sarebbero un meraviglioso trampolino di lancio per suscitare l’interesse di chi è lontano da questo sport.
La S.G.C. Sampierdarenese oggi conta una settantina di soci, per lo più dilettanti che si divertono senza grandi pretese ma c’è anche una ventina di appassionati giocatori, purtroppo senza ricambio generazionale. Manca l’interesse nei giovani, anche perché mancano strutture in grado di attirare davvero i ragazzi; la possibilità di venire in società per giocare al biliardo o al calcio balilla (domanda tra me e me: i ragazzi di oggi, i “millenials”, lo chiamano ancora calcio balilla? E se si, conoscono l’etimologia di questo strano nome???) non pare essere sufficiente per invogliarli a passare ai campi da bocce, forse considerati un posto troppo “per i vecchi”.
I problemi della Società sono anche altri: manca un campo coperto e le bocciofile che non hanno i campi coperti faticano a fare attività ad alto livello perché bisogna andare a fare le gare in casa degli altri; e anche i soci sono meno invogliati se il loro gioco deve dipendere dal meteo e dalla stagione. Quasi impossibile riuscire a fare dei campionati senza bocciodromo: c’era quello del CAP in porto ma ormai è chiuso; in Genova ce ne sono alcuni ma qui a San Pier d’Arena manca del tutto. E qui mancano anche i parcheggi, che è un grossissimo handicap, specie per le competizioni quando arrivano gli ospiti da fuori. Sembrano cose che non c’entrano con le bocce ma invece sono dettagli fondamentali. E poi scarseggiano i soldi, i finanziamenti, gli sponsor; un tempo funzionavano bene gli sponsor locali, i negozi del vicinato, ma ora sembra che non ci siano mai i soldi per niente… Sarà pure un mal comune ma non è per niente un mezzo gaudio. Però pur con tutte le magagne i soci continuano a riunirsi, a giocare, a condividere (in modo reale e non virtuale) amicizia e passione, a organizzare – grazie alla signora Claudia, efficientissima barista e cuoca – cene e serate conviviali insieme alle loro famiglie. Insomma, nel loro piccolo, continuano a far girare il mondo nel verso giusto.

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