La valle di Averto: fra aironi e tartarughe

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data:  2016, anno LVIII, n°2
(pubblicato sotto pseudonimo)

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La Laguna di Venezia ha zone famosissime e inevitabilmente affollate, ma vi si trovano anche vaste aree disabitate note quasi soltanto a chi ci vive, siano essi uomini, animali o alberi.

Tra gli abitanti di queste terre acquatiche che – fortunatamente per loro – sono ignorate e snobbate dalle grandi  folle,  moltissimi  sono  uccelli  che trovano in questo mondo-di-mezzo solidoliquido un ottimo ambiente  per  accoppiarsi,  riprodursi e, sovente, metter su stabile dimora. Una parte di questa “laguna degli uccelli” è tutelata dal WWF: l’Oasi di Valle Averto è una delle principali zone umide d’Italia per la protezione dell’avifauna migratoria e stanziale. Arrivarci richiede un minimo d’attenzione, quantomeno ai pochi trogloditi come il sottoscritto che si ostinano a non usare i navigatori satellitari, cui può sfuggire alla vista lo storto cartello posizionato lungo il rettilineo della trafficatissima SS 309 Romea, ma quando si mette piede oltre il cancello d’ingresso dell’oasi il rumore di camion e auto si dimentica subito.

Valle Averto è una tipica valle da pesca della Laguna Veneta ed è attualmente l’unica chiusa alla caccia. Come molte sue colleghe, è il risultato delle modifiche del territorio operate dalla Repubblica di Venezia dal XVII secolo, culminate in questa zona con l’apertura del Canale Novissimo che deviava il corso del Brenta a sud della laguna per evitarne l’interramento e stabilire i confini tra terraferma e laguna. Come valle da pesca, Averto è chiusa alle escursioni di marea e l’uomo ne gestisce il livello dell’acqua e la salinità; la valle si mantiene viva scambiando acqua dolce col  Canale Novissimo e acqua salata con la canaletta di Lugo che comunica con la parte “viva” della laguna soggetta alle escursioni di marea.

L’Oasi nacque negli Ottanta del secolo scorso, un po’ per caso: la valle era una tenuta di caccia del conte Carlo Ancilotto, un vero nobile trevigiano, cacciatore ma anche appassionato  ornitologo. Alcuni soci locali del WWF gli chiesero di poter osservare e contare gli uccelli presenti nella sua tenuta: nacque un’amicizia col conte, che nel 1985  propose  loro di tutelare una parte della valle, che divenne un’oasi regionale  gestita  dal  WWF; il conte cedette poi  altre zone  della  valle,  nel  1995 il WWF acquistò  poco  più di 80 ettari, poi ne ebbe in gestione 70 di proprietà demaniale e ora ne gestisce circa 200. I vincoli dell’oasi regionale si estendono però su 500 ettari, che nel 1989 furono dichiarati “Zona umida di importanza internazionale ai sensi della  Convenzione di Ramsar”. Oggi l’intera area è una  Riserva  Naturale dello Stato e il WWF ha una convenzione col Ministero dell’Ambiente; la Riserva Naturale Valle Averto si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria nel comune di Campagna Lupia (VE) ed è anche una Zona di Protezione  Speciale.

Questa è l’unica valle da pesca visitabile, esempio di un ambiente che occupa un sesto della  laguna;  ora  la pesca nelle valli non si pratica quasi più, non è più remunerativa rispetto ai grandi allevamenti italiani ed esteri; restano 20-30 vallicoltori che però non hanno mai voluto o saputo consorziarsi, non hanno mai avuto interesse a istituire un marchio di qualità di “valle”. 

Nell’area si distinguono habitat diversi legati a gradiente salino, altezza del suolo, substrato: boschi allagati, prati  umidi,  canneti e   giuncheti,   canali,   stagni e acquitrini, argini e siepi, barene e alcuni grandi laghi  con  l’acqua  profonda dai 20 ai 50 centimetri. Vi si trovano circa 400 specie vegetali, con boschi igrofi a salice, olmo, farnia, ontano  e  frassino;  boscaglie di sambuco, rovo, rosa selvatica, biancospino; i prati umidi ospitano giunchi e orchidee; nelle siepi coesistono ligustro e biancospino, rosa canina e tamerice. Le acque dolci sono contornate da tife e cannucce d’acqua, le salmastre da piante alofite (amanti del sale) come la salicornia, l’astro marino e il falasco.  Negli  specchi  salmastri vivono la ruppia e la zostera. …

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