L’Italia agli italiani?

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Dicembre 2013, anno XLI, n°10

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Riflessioni di fine anno
 
Quando ero giovane mio padre ogni tanto si imbufaliva verso cose politiche o sociali e diceva che gli italiani sono un popolo di “deiezioni organiche”. Usava un altro termine, un sinonimo. Io pensavo che esagerava, che era troppo critico. Sarà che invecchiando ci si incarognisce ma ormai a volte mi capita di pensare che forse la Buonanima non aveva tutti i torti.

Cerco di spiegare (brevemente?) a Voi Lettori cosa intendo dire:

1) martedì 10 dicembre 2013, Donatella, mia moglie, e i suoi colleghi che per andare al lavoro pendolano in treno alle 6,50 del mattino, sono andati da Sanremo a Imperia in moto, Dona alla guida della sua Vespa 125 Primavera del 1977. Perché i Forconi imperiesi in questi giorni hanno bloccato la ferrovia per protesta contro la classe politica e il governo.

2) la sera stessa ho visto al Tg delle 20 una ragazza che manifestava, credo fosse a Torino, e che diceva al giornalista che la intervistava che “questo governo ha violentato la Costituzione”.

3) leggevo l’editoriale del numero di novembre del Gazzettino Sampierdarenese – mensile a cui mi onoro di collaborare se pur saltuariamente – scritto dal direttore Dino Frambati dove si leggono frasi come “siamo disgustati da questa classe tecnica-politica-professorale, ebbene sì: siamo demagoghi e pure populisti. Ma ci restituiscano la nostra Italia, quella del miracolo economico; lascino fare l’Italia a noi italiani. Faremo certo meglio”.

Ecco, mi sono venuti alcuni pensieri:

1)  coloro che sotto il generico nome di movimento dei forconi (no, ho appreso che ora si chiama Comitato 9 Dicembre) protestano contro la classe politica, la “Casta” e queste cose, estrinsecano la loro protesta bloccando i treni regionali usati dai pendolari. Perché è ben noto che il regionale 6214 che parte da Savona alle 15,40 e arriva a Sanremo alle 17,36 è abitualmente frequentato da Ministri, Onorevoli, Sottosegretari, Amministratori di banche e Presidenti di aziende multinazionali.

2)  se quel giornalista avesse avuto voglia di fare giornalismo, secondo me avrebbe dovuto chiedere alla ragazza: “Ma secondo te, quali articoli della Costituzione sono stati particolarmente violentati dal governo Letta?” Io mi gioco i cabbasisi di Montalbano che la fanciulla non aveva la minima idea di quali siano gli articoli della Costituzione italiana, né quelli violentati né quelli rimasti vergini.

3) Dino Frambati è giornalista (vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria, mica bruscolini) e commerciante, titolare di un famoso negozio di arredamento di San Pier d’Arena quindi è uno che quando scrive di politica e di economia sa il fatto suo, anche quando scrive “lascino fare l’Italia a noi italiani”; che è quello che dicono tutti coloro che protestano, i Forconi, i Grillini e chi più ne ha più ne metta.

Ma io mi chiedo: ma ‘sta vituperata, schifosa, ignobile, ignava, ladra e perversa classe politica contro cui tutti si compiacciono di inveire (anche io, spesso) e che tutti maledicono, da dove proviene? Enrico Letta è  nato nel Burkina Faso? Giorgio Napolitano è arrivato  in  Italia  coi  barconi di Lampedusa? Saccomanni  prima di diventare ministro era un pastore nomade kirghiso?  I  630  deputati  e  i 315 senatori (più quei quattro nuovi senatori a vita, notoriamente ignoranti e culturalmente insignificanti) sono scesi da Marte a bordo di astronavi? No, certo che no, è tutta gente che prima di diventare una “nomenklatura statale incompetente” è nata, è cresciuta, ha studiato, ha lavorato, ha avuto amici, ha messo su famiglia, ha frequentato chiese, associazioni giovanili o politiche o sportive, in Italia, fra italiani, perché sono tutti italiani come noi, come quelli che ora li criticano, né di più né di meno.

L’Italia del 2013 non è governata da una banda di predoni del deserto, non è arrivato Gengis Khan a imporre la pax mongolorum coi suoi cavalieri nomadi, siamo tutti – tutti, dai disoccupati al Presidente della Repubblica – italiani dell’Italia.

Io resto molto perplesso davanti a quel modo di fare, di dire e di pensare da “benpensanti” di molti Bravi Cittadini Onesti che invece di guardare la trave del  proprio  occhio  come  suggeriva Gesù sono subito pronti a lamentarsi della trave (lasciamo stare le pagliuzze) negli occhi altrui. Quelli che pur non essendo  senza  peccato  scagliano  la prima pietra ma anche la seconda e la terza, come diceva Enzo Jannacci. Trovo ridicolo pensare che se questa classe politica fa tanto schifo (e secondo me effettivamente in gran parte lo fa) basti eliminarla e sostituirla “con gli italiani” per avere un’Italia che funziona, perché questa classe politica è nata e cresciuta e si sviluppata in Italia fra gli italiani, e allora cosa ci sarebbe di diverso se venisse sostituita a forza da altri italiani? I mali della classe politica non  sono  mali  specifici  e  personali dei singoli signori che ne fanno parte oggi,  sono  mali  che  nascono  e  si sviluppano fra i cittadini italiani a cui questi  politici  appartengono.  E  quei cittadini  italiani  siamo  noi,  forconi  e affini compresi. Tutti apparteniamo a un  popolo  che  è  storicamente  privo del senso dello Stato, che non ha mai considerato  lo  Stato  come  un  bene comune  ma  come  un’entità  losca da  sfruttare  o  da  ingannare,  che  ha un’evasione  fiscale  enorme  che  nessuno  considera  quello  che  davvero è ovvero un crimine verso la società, che  ha  una  criminalità  organizzata vasta e potente con cui molti comuni cittadini  sono  collusi  o  almeno  la accettano senza protestare… e da un popolo così dovrebbe uscire una classe politica di integerrimi? Ma mi facciano il piacere… Non è integerrima quella attuale, non lo era quella precedente e non lo sarebbe quella che potrebbe nascere dai vari “movimenti” di protesta, che siano i forconi siciliani o i seguaci del mio concittadino genovese fascistastalinista. Vi ricordate i tempi della giovane Lega Nord, quella che cacciava via Roma Ladrona e avrebbe portato nuova gente e nuova onestà al governo del Nord e dell’Italia? È finita con la laurea del Trota acquistata in Albania e con le spese di Belsito… Ma tutti coloro che protestano e si indignano contro le nefandezze della classe politica sono sicuri di non avere niente di nefando nella loro vita? Quelli che urlano contro i politici che rubano, sono sicuri di avere pagato tutte le loro (troppe) tasse o magari le evadono (ovvero rubano) raccontandosi scuse meschine per autogiustificarsi? Quelli che protestano contro i privilegi della Casta hanno mai chiesto un favore a un amico importante, hanno mai cercato o dato una raccomandazione, una spintarella per una pratica, uno sconto “solo perché sei tu”?

E allora? E allora secondo me valgono le parole di Sant’Ambrogio che diceva: Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi.

Ecco, vivere bene io. Se vivo bene io, la società, la mia patria, il mondo, saranno migliori, perché io sono la società, la patria, il mondo. Mi auguro che tutti coloro che protestano contro il malgoverno di chi ci governa siano certi di avere vissuto e di star vivendo bene. Me lo auguro ma non ci credo mica tanto.

Tutto questo l’ho scritto prima di andare a prepararmi la cena. Poi ho cenato guardando come al solito un po’ di telegiornali e ho visto e sentito una notiziuola che mi ha fatto pensare alcuni ulteriori pensieri… Uno dei “capi” di questi Onesti Cittadini che Protestano è arrivato alla manifestazione di Genova in Jaguar. Per giustificarsi dell’incongruenza fra il suo dire e il suo razzolare ha dato una risposta così italiana che più italiana non si può: “non è mia”. E questa sarebbe la gente che vorrebbe salvare l’Italia? Ma mi rifacciano il piacere…

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