Paesi brigaschi

Rivista:  Viaggia l’Italia – n. 28
Rubrica:  Vagabondando
Editore:  Clementi Editore
Luogo di pubblicazione:  Genova
Data:  primavera 2005

 

Categoria: Tag: , ID:163

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“Se non il tetto del mondo, certo il tetto della Liguria. 1100 metri sul mare, una parete di calcare verticale che sale dalla valle, e in cima al muro di roccia stanno attaccate le case del borgo, in pietra e tegole grigie che sostituiscono senza troppa maleducazione le antiche “ciappe”, le lastre che fungevano da co-pertura dei tetti quando tutto si produceva in loco. Sopra al paese, la cima grigia e arida del Saccarello, 2200 metri slm, la vetta più alta della Liguria, condivisa da buoni amici col Piemonte (ne è il punto più meridionale) e la val Roia francese (anzi, la Roya, come dicono loro).
Intorno a Realdo larici, pini, aquile e lupi (difficilissimi da scorgere per i turisti della domenica, ma chi ne sa assicura che ci sono, e non da ieri), e Verdeggia, altra frazione antica di pastori d’alta quota. Che qui si alleva da chissà quando la pecora brigasca, che fa una lana spessa, particolare. Lo credo, a vivere a più di 1000 metri, d’inverno…
Qui ci tengono alla loro cultura occitana, e pubblicano libri, erigono steli e cippi, fanno feste, diffondono testi di ricette di cucina trilingui (occitano, italiano, francese) che ricompongono per i curiosi buongustai del Duemila la triade dei “volgari” neolatini della regione, magari non più per cantare le grazie di qualche dama di corte ma le più prosaiche beltà delle cappelle di funghi ripiene e della torta di grano saraceno.
Che danno certamente più piacere al corpo e allo spirito che le lontane e desiate grazie di una qualche dama che alla fin fine magari non si concedeva nemmeno…”

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