Pensavo fosse invincibile

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 28 febbraio 2020

Categoria: Tag: , ID:3002

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Credo di non essere l’unico genovese che quando vede e sente le notizie sulla ricostruzione del Ponte ex-Morandi (poi vedremo quale sarà il suo prossimo nome) va col pensiero a quelle persone che abitavano nei palazzi di via Porro che sono stati demoliti; anche se non hanno dovuto subire lutti a causa del crollo hanno perduto la casa e ho sempre pensato che anche quello sia un lutto, e dei più gravi che possano accadere nella vita di una persona, di una famiglia. Non so quanto sia pertinente, ma gli abitanti di via Porro che hanno perduto la casa mi fanno pensare a quegli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria che dopo la guerra hanno dovuto abbandonare le loro case, i loro paesi e la loro terra, scacciati dalla “pulizia etnica” jugoslava. Anche se non ci fossero state le foibe quell’esodo forzato sarebbe stato un dramma, così come l’abbandono di via Porro per i suoi abitanti sarebbe stato un dramma anche senza i 43 martiri del crollo.
Se pur indirettamente, conosco una “sfollata” di via Porro: è farmacista a Gavi; oggi vive a Gavi a tempo pieno ma fino a non molti mesi fa abitava in uno dei palazzi che sono stati demoliti. Sperando di non costringerla a “rinnovellare disperato dolor che ‘l cor le preme” le ho chiesto se fosse disposta a raccontare in poche parole i suoi pensieri, il suo stato d’animo a un anno e mezzo dal crollo, a una distanza di tempo cioè in cui – immagino, credo, spero – le cose si sono sufficientemente assestate da poterne parlare con lucidità. Una lucidità comunque intrisa, com’è ovvio e com’è giusto, di sentimento, di affetto, di tristezza, perché come potrebbe essere diversamente? La Dottoressa Lara gentilissimamente ha acconsentito a rispondermi e la ringrazio di cuore. Questo è ciò che mi ha voluto comunicare:
“Pare che a breve l’ultima trave del ponte sarà montata ma per noi di via Porro il tempo si è fermato il 14 agosto 2018 quando il ponte si è portato via vite umane e le nostre radici, le nostre identità, il nostro presente e anche il futuro. Si, perché quella strada era un po’ come esser qui a Gavi, un paese nella città, ci conoscevamo tutti almeno di vista, gli immigrati non ci avevano pressoché raggiunto e tutto scorreva come quando avevo pochi anni, perché io li ci sono nata, i miei genitori abitavano al civico 5 dal 1970, io sono nata nel 1974 e lì ho abitato finché nel 2003 mi sono sposata e sono andata all’8, un alloggio meraviglioso che ho finito di pagare a dicembre del 2017! Che dire di lui… il ponte a me non ha mai dato fastidio, anzi mi dava un senso di protezione, pensavo fosse invincibile, mai avrei pensato che un giorno ci avrebbe lasciato! E ora ….ti viene un groppo in gola che mai passerà perché si, ci hanno pagato la casa ma i ricordi, le sensazioni, le persone che non vedi più, quelle chi te le ripaga? Nessun valore si può dare a tutto ciò.
La vita continua, il bimbo ha dovuto cambiare scuola materna, io non vedo più la mia Genova e stare a Gavi per ora è un vero strazio, ma non me la sono sentita di comprare un’altra casa perché la mia casa è e sarà per sempre il civico 8 di via Porro”.

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