Ricordi e parole sulla Crocera che fu

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Marzo 2015, anno XLIII, n°3

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Incontro con Maria Luisa Errante e Michele di Bisceglie

Penso di non dire niente di offensivo se affermo che la zona della Crocera tra largo Jurse, via Spataro, via Eridania è un posto un po’ banale, molto animato ma non in grado di suscitare particolari emozioni, col suo traffico quasi perenne intorno alla rotatoria sotto al ponte  della  ferrovia.  Poi uno incontra la signora Maria Luisa Errante – già titolare dell’edicola di largo Jurse (nella foto del 1957) aperta da suo nonno – e il signor Michele Di Bisceglie, barbiere all’inizio di via Spataro, e dopo una chiacchierata di un’ora e mezza quell’angolo anonimo di San Pier d’Arena diventa un mondo vivo e affascinante, zeppo di personaggi, eventi, storia, storie, ricordi che meritano di essere mantenuti e tramandati. La signora Errante è di quelle persone che vien bene definire “vulcanica”: dalla sua mente escono profluvi di ricordi e di parole su una Crocera molto diversa da quella di oggi; le informazioni fornite dalla premiata coppia Errante – Di Bisceglie possono riempire due o tre articoli, oggi iniziamo e nei prossimi mesi vedremo di continuare. Perché di San Pier d’Arena si diceva che era la Manchester d’Italia ed era vero, pullulava di industrie e fabbriche e quindi di operai e dipendenti delle diverse società, e alla Crocera c’erano tante industrie e tanti operai. L’Ansaldo molti se lo ricordano ma lo jutificio che faceva sacchi per l’Eridania? E la manifattura dei Tabacchi, i Mulini Alta Italia, le Officine Elettriche… poi c’era l’indotto, quelli che fornivano i servizi indispensabili ai lavoratori, osterie, bar, edicole… Erano tempi in cui la forza lavoro era più umana e meno meccanizzat-elettronic-informatica e le condizioni di lavoro era diverse, per cui non era strano che all’ora di pranzo ci fosse chi andava all’osteria ma anche chi si metteva seduto in terra col gamellino. L’Ostaja La Grilla dava “na xatta de menestra, un gottin de vin e una rosetta de pan”. Pranzo di lavoro 10 euro, sarebbe oggi, allora quanto costava, qualche lettore se lo ricorda? C’era la trattoria degli Zanetta: Angiulin piemontese di Arona sul Lago Maggiore e la moglie Mari sestrese (i loro nomi li traggo da “Vecchia Sampierdarena… i ricordi del nonno, di Ermanno Morasso, tip. D. Daste M.G., 1981), era piccola, a volte si faceva la coda. Allo jutificio lavoravano circa 800 donne che cucivano sacchi (chissà se le condizioni di lavoro erano come quelle attuali negli stabilimenti delle grandi multinazionali in Bangla Desh e in Cina o erano migliori). Allo zuccherificio la signora Errante vide le prime donne coi pantaloni; lei era ragazzina e vendeva 700 Grand Hotel a settimana, erano i primi anni ’50. La vita era dalle 5 alle 22, poi suonava la sirena dell’Ansaldo e la gente andava via appesa ai tram o a piedi: c’era chi percorreva via Spataro per andare al Campasso, erano tantissimi e l’edicola all’angolo vendeva molto… Anche il ponte di Cornigliano era affollato da chi veniva e tornava da Campi; prima del ponte c’era una stazione di posta e un abbeveratoio per i cavalli, perché la strada era più bassa di adesso e la salita verso il ponte era più ripida quindi sovente si doveva aggiungere un cavallo ai carri per tirarli su sino al ponte… (continua nel prossimo numero)

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