San Pier d’Arena capitale dello zucchero, ieri e…. domani?

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 31 gennaio 2018

Categoria: Tag: , ID:2581

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Ogni città industriale in Europa possiede aree che dopo aver avuto una funzione produttiva sono state abbandonate e ora sono in cerca di un futuro a beneficio della città che le ospita e dei suoi abitanti. San Pier d’Arena non fa eccezione. L’architetto Sara De Maestri svolge attività di didattica e di ricerca presso il DICCA (Dipartimento di Ingegneria Civica, Chimica e Ambientale) della Scuola Politecnica dell’Università di Genova e si occupa di temi architettonici e storici connessi al riuso di strutture civili, industriali e militari. Ci porterà a curiosare nel passato e nel possibile futuro di alcune aree ex-industriali della nostra città. Prima tappa, Eridania. La prima grande moderna raffineria di zucchero italiana venne costruita dalla società Ligure Lombarda a San Pier d’Arena nella zona tra le attuali via Pieragostini e via Spataro; alcuni edifici sono oggi sede di attività commerciali e produttive e mantengono scarsi segni del glorioso passato saccarifero, che solo un occhio attento e curioso riesce a cogliere ma che rimandano a un periodo in cui Genova fu la capitale dello zucchero. La storia iniziò negli anni Trenta dell’Ottocento grazie a imprenditori esteri attratti dai vantaggi offerti dal porto, come la famiglia Dufour che impiantò una raffineria di zucchero di canna a San Pier d’Arena nel 1830 in un contesto vivace di iniziative artigianali di produzione dolciaria. Dopo il 1870 il crescente consumo di zucchero spinse banchieri e armatori genovesi a costituire società per azioni per avviare una moderna attività di raffinazione con zucchero greggio importato. Nel 1872 vennero fondate a Genova la Ligure-Lombarda società anonima per la raffineria degli zuccheri e la Compagnia Nazionale per la Raffineria degli Zuccheri; altre società nasceranno negli anni successivi. La Ligure-Lombarda costruì a San Pier d’Arena uno stabilimento avanzato che intorno al 1876-77 occupava 400 operai e 20 fanciulli (nessuno allora si scandalizzava per il lavoro minorile…) e raffinava soprattutto lo zucchero destinato al consumo interno nazionale, mentre quello per l’esportazione veniva prodotto nello stabilimento di Rivarolo Ligure. Poi esplose la mania degli zuccherifici – tra il 1898 e il 1902 se ne costruirono ventinove – in gran parte controllati dalle società genovesi che si interessavano anche alla coltivazione della barbabietola, promossa dallo Stato nella Pianura Padana. Nel 1899 nacque Eridania che entrò in tutte le fasi della filiera, dalla bieticoltura alla produzione di distillati; nel 1904 si costituì l’Unione Zuccheri, che regolava il funzionamento del mercato: delle 22 società partecipanti ben 16 erano controllate dal capitale genovese e gestivano l’80% della produzione nazionale. Ma se capitali e direzione delle principali imprese saccarifere rimanevano genovesi, raffinazione e produzione si spostarono in Pianura Padana dove si coltivava la barbabietola e qui rimase solo la raffineria di San Pier d’Arena, che fu distrutta da un incendio ma nel 1901 venne ricostruita completamente. Il complesso era costituito da una serie di edifici di ridotte dimensioni attorno a una spina centrale, parallela alla linea ferroviaria e al Polcevera, su cui si attestavano i volumi di maggiore ampiezza, a più piani in muratura portante e copertura a capanna. Dopo la crisi del 1929 si ridusse fortemente il numero delle società saccarifere e nel 1930 la Ligure Lombarda e l’Eridania su unirono nell’Eridania Zuccherifici Nazionali, con sede a Genova che produceva circa il 50% dello zucchero nazionale. Con l’adesione dell’Italia nel 1957 al Trattato di Roma si pose il problema della liberalizzazione dei mercati e della necessaria modernizzazione del settore e il capitale genovese gradualmente si defilò: nel 1966 il petroliere Monti rilevò il pacchetto di maggioranza dell’Eridania che nel 1979 passò al gruppo Ferruzzi e poi a Gardini, conservando a Genova la sede amministrativa ma chiudendo la storica raffineria di San Pier d’Arena. Viene però conservata la quasi totalità degli edifici, in parte modificati e riconvertiti ad altri usi. Non si hanno certezze riguardo al loro futuro: l’attuale Piano Urbanistico Comunale identifica l’area come un “AR-PU: ambito di riqualificazione urbanistica produttivo-urbano” il che significa che senza un progetto di recupero potrebbero essere demoliti e sostituiti con edifici nuovi; sarebbe un vero peccato perché si perderebbe la memoria documentale – anzi “monumentale” – di un periodo importante della storia di San Pier d’Arena.

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