San Pier d’Arena “museo” dell’architettura del Novecento

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Gennaio 2012, anno XL, n°1

Leggimi

Edifici importanti, ma nessuno lo sa

Di solito facciamo fatica ad accorgerci della bellezza e dell’importanza di un luogo, di una via, di un edificio, quando essi fanno parte della nostra quotidianità. Siamo così abituati a vedere la casa, la strada, il quartiere in cui viviamo o lavoriamo che quasi non ci facciamo più caso, e ci possiamo stupire se qualcuno ci dice, ad esempio, che proprio quell’edificio dove trascorriamo buona parte della nostra giornata lo si trova citato e fotografato sui trattati di architettura del Novecento. Ce ne sono diversi, di edifici così, nel nostro quartiere-città che nel XX secolo ha avuto uno sviluppo urbanistico non indifferente. Ce ne sono parecchi, ma per esigenze editoriali mi limito a citarne due, riservandomi il piacere di proseguire la “visita guidata” alla San Pier d’Arena del Novecento in successive occasioni. Il primo, beh, è piuttosto famoso e i suoi abitanti non possono non saperlo: ha il bizzarro nome di Palazzo dei Pagliacci (nella foto) e porta il numero civico 55 di corso Martinetti: fu costruito nel 1904 come edificio d’abitazione per una committenza borghese raffinata, colta e benestante: la sua facciata è un capolavoro dello stile Jugendstil, che dimostra come l’architetto (ignoto) conoscesse bene le tendenze artistiche del modernismo viennese di inizio secolo. Eleganti i motivi circolari degli intonaci e gli elementi di ferro battuto sul coronamento che sostituisce il tratto centrale del cornicione, leggere le  lesene  che  incorniciano le bucature. Jugendstil, Secessione, Liberty… nomi diversi per indicare più o meno lo stesso stile che ha caratterizzato fortemente le arti figurative e l’architettura dei primi decenni del XX secolo. Uno stile che – è stato scritto – s’ispira al “socialismo della bellezza”, una bellezza cioè a cui tutti possono partecipare perché è scolpita e dipinta sulle facciate pubbliche degli edifici cittadini, ben visibili da tutti. Peccato solo che  alle  spalle  del  bel  palazzo ci sia un enorme autosilo, senz’altro utilissimo ma piuttosto brutto…

Il secondo edificio è il complesso scolastico di via Paolo Reti 23-25, opera del 1966 dell’architetto chiavarese Marco Dasso (1919-1999). Chissà  se gli studenti del Liceo Classico Mazzini sanno che la loro scuola che forse non amano e magari non considerano neanche bella costituisce un pezzo non trascurabile dell’architettura ligure del secondo Novecento… Un grande complesso prefabbricato che Dasso ha realizzato  “giocando”  con la scala cromatica dei grigi che legano il cemento della struttura alle finiture in lastre di pietra e con i serramenti metallici delle vetrate che con pochi dettagli ben definiti definiscono l’identità degli edifici. È un’opera forse meno “bella”, certamente di minor impatto estetico rispetto al Palazzo dei Pagliacci ma altrettanto significativa per la storia dell’architettura moderna genovese. Ragazzi del Mazzini, ora che sapete che la vostra scuola è un edificio importante, non ci andate più volentieri?

SCARICA L’ARTICOLO

error: Il contenuto è protetto!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi