Sho Do Kan: la via del guerriero

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 31 ottobre 2019

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Oggi nella sagrestia della chiesa del Fossato insieme al parroco Don Mario Passeri c’è un bel gruppetto di persone interessanti; una di queste, elegante nel suo judogi bianco (l’abito del judoka, colui chi pratica judo), è Luca Sciutto, che al suo lavoro nella Polizia di Stato affianca l’attività di istruttore di judo. Ché nella multiforme parrocchia guidata da Don Mario c’è spazio anche per una scuola di judo. Scuola di vita, come puntualizza subito Luca, amico di Don Mario da vecchia data: “il judo – parola che si può tradurre con “Via della gentilezza” – è soprattutto un metodo educativo, anche nei momenti di sano sport agonistico è educativo; il judo è al Fossato per completare l’opera della parrocchia aumentando le opportunità per i ragazzi; in realtà operiamo anche fuori parrocchia, nel quartiere, nel plesso scolastico, nel Centro Civico; il Fossato è il fulcro di tante attività judoistiche sul territorio. Attività gestite da un gruppo di tecnici di cui io sono il capo… perché sono il più vecchio”. Conclude sorridendo.
“Col tempo – continua – siamo cresciuti per qualità e quantità; ci sono abili e disabili, abbienti e poveri, ma col judogi indosso siamo tutti uguali. Ci sono regole da rispettare, e in ambienti sociali spesso carenti di regole, averne è una buona cosa, è utile trovarsi in un ambiente dove si è tutti uguali e le regole da seguire valgono per tutti. Quindi nessuno si senta diverso, nello judo; anche se sei – per esempio – uno straniero che parla male l’italiano, non importa, tanto il judo non richiede che si parli, si comunica coi gesti. Anche coi disabili gravi, molto gravi, la comunicazione del corpo è efficace, è clamorosa; ognuno dà il massimo per quello che ha e chi si avvicina al disabile, al diverso, lo incontra e lo fa diventare normale, alla fine ci si rende conto che nessuno è diverso, nessuno fa paura o ribrezzo, si può stare insieme a tutti. Si sta insieme e si cresce insieme: il più abile aiuta il meno abile e tutti cresciamo; poi c’è chi cresce di più e chi di meno, certo, ma questo non ha importanza: chi concorre alle Olimpiadi ha gli stessi diritti e gli stessi doveri dei meno bravi. Io voglio uomini e donne in palestra, non voglio i superuomini. Certo se uno poi vince le Olimpiadi fa piacere, ma questo è un onore non solo per lui ma per tutti, per tutta San Pier d’Arena. Uno che si crede un figo perché vince non ci interessa”.
Il nome Shodokan è stato regalato da uno dei grandi maestri giapponesi, Okada Toshikazu; è stato un grande onore ricevere il nome da un grande uomo come Okada. Significa “la via del guerriero”: è un guerriero che combatte anche se perde, ma combatte per gli altri; come può essere un medico che lotta per salvare la vita dei malati. Un guerriero come è Don Mario Passeri, parroco di San Bartolomeo del Fossato…
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