Soda, allegra e di gentile aspetto

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2013, anno LV, n°2
(pubblicato sotto pseudonimo)

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Al centro di un’aperta conca della val Grue, nel cuore delle Colline Tortonesi, fra boschetti, prati, frutteti e bianchi calanchi argillosi, c’è un paese che con terminologia vetero-turistica si potrebbe definire un “borgo ameno”.

Un borgo di settecento abitanti che abitano case colorate con tinte “genovesi”. Ciò non è strano perché per storia e cultura questo lembo di Piemonte sud-orientale è molto legato a Genova e alla Liguria; non appartenne mai alla Repubblica di San Giorgio ma poco cambia, giacché questo paese di bassa collina che ha nome Garbagna fu un Feudo Imperiale retto da una fra le più importanti famiglie aristocratiche della Superba: lungo la provinciale che lo collega con Tortona c’è un cartello che segnala “l’antico confine che per secoli divise il Ducato di Milano dal Feudo Doria”. Perché Garbagna, insieme ad altri piccoli centri vicini, fece parte dei “Sette feudi imperiali” che l’imperatore Carlo V concesse nel 1568 ad Andrea Doria dopo la fallita congiura dei Fieschi; rimase autonomo sotto il governo dei marchesi – dal 1760 principi – Doria Landi sino a che Napoleone abolì tutti i privilegi feudali nel 1797.

Ora l’Italia è una, senza feudi né ducati, ma in compenso fioriscono le associazioni e il Comune di Garbagna è tra i fondatori dell’Associazione Nazionale Città delle Ciliegie. Ciò non per caso, giacché in primavera le campagne intorno al paese si illuminano dei fiori bianchi dei ciliegi, tanti alberi, tanti fiori… Forse non dalla preistoria, ma è comunque da tempi antichi che a Garbagna si coltivano le ciliegie nelle tre varietà locali: la Pistoiese, la Grisona e soprattutto la Bella. La Bella di Garbagna non è come la “bella di Torriglia”: questa tutti coloro che la vogliono se la pigliano, perché è “soda, allegra e di gentile aspetto”: è un durone di color rosso brillante, con un bel picciolo lungo, un frutto molto croccante e quindi particolarmente adatto a essere conservato sotto spirito. Fino a non molto tempo fa, tutta la vallata era ricoperta di ciliegi e in maggio si organizzava la passeggiata sotto gli alberi in fiore; dai primi di giugno tutte le famiglie si dedicavano alla raccolta: prima tocca alla varietà Pistoiese (tra il primo e il dieci del mese), poi è la volta della Bella (nella seconda decade, dopo la sagra in paese che si tiene il 9 giugno), infine, tardiva, matura la Grisona (dal giorno venti a fine mese); sugli alberi salivano i più giovani mentre gli anziani rimanevano a terra e reggevano le lunghe scale a pioli alte sino a nove metri; perché i ciliegi della varietà Bella erano alberi grandi, vigorosi e alti sino a venti metri, e lassù la raccolta non poteva essere che manuale. Subito a terra si faceva una selezione dei frutti migliori e li si sistemava in cassette basse che dalla mattina alla sera raggiungevano i mercati del fresco, quelli di Genova soprattutto. Chi aveva più alberi faceva venire i raccoglitori anche da fuori, e sovente il compenso era in natura: metà del raccolto al proprietario dell’albero e l’altra metà al raccoglitore. La Bella è un’ottima ciresa da spirito, dolce e croccante, adatta alla trasformazione, che si conserva bene nell’alcol senza sfaldarsi, mantenendo consistenza e sapore; qui lo sanno da sempre, e infatti da sempre agli ospiti che salgono a Garbagna si offre il bicchierino con la ciliegia in grappa e zucchero. È ideale come ripieno per i Boeri e infatti un tempo era ricercatissima per questo scopo; è ottima anche sotto forma di confettura o come materia prima per la produzione di liquori; con cannella o chiodi di garofano diventa un accompagnamento molto insolito ma altrettanto interessante per le carni. L’ampia piazza Doria in paese era la sede del mercato locale, arrivavano acquirenti da Genova, Milano e Torino che apprezzavano molto questa varietà autoctona che si coltiva soltanto qui e ha qualità che dipendono molto dal terroir; poi, con l’avvento dei grossi camion-frigo divenne meno conveniente per i commercianti acquistare le non enormi quantità di Belle che venivano raccolte qui. Lo spopolamento delle campagne ha fatto il resto, cosicché delle migliaia di quintali raccolti annualmente fino a pochi decenni fa (nel 1981 la produzione fu di 5 mila quintali) si è scesi sino a 40 quintali. In questa situazione fu giocoforza abbandonare la coltivazione della Bella, la cui croccantezza è si la principale qualità ma può diventare anche un difetto, soprattutto durante l’invaiatura, quando da gialla diventa rossa: se in quella delicata fase prende un temporale si spacca facilmente e il cracking (la solita abitudine italiana di usare le parole inglesi…) rovina il frutto che non può più essere usato dai pasticcieri, che richiedono ciliegie integre e senza difetti. Oggi l’industria della pasticceria e della cioccolateria utilizza per lo più ciliegie di Vignola, nel Modenese, dove si coltivano varietà più produttive. Volpedo, che non è lontano dalla Val Grue, è la sede dei grandi commercianti e confezionatori di frutta che nei loro magazzini all’ingrosso fanno confluire tutto il raccolto locale in modo indifferenziato, senza riconoscere un valore particolare alla Bella. Un vero peccato che questa varietà locale sia arrivata così vicino a rischiare l’estinzione.  …

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