Terribils est locus iste, hic domus Dei et porta coeli

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2012, anno LIV, n°1

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Questo luogo incute rispetto, qui c’è la casa di Dio e la porta del cielo.
Chi da Bari percorre la costa verso nord, all’altezza delle saline di Margherita di Savoia scorge Monte Sant’Angelo senza capire bene cosa sia.

Bisogna percorrere i molti tornanti che dagli oliveti costieri risalgono le brulle colline rocciose per scoprire che quella striscia biancastra sul crinale garganico è un magnifico borgo di case bianchissime che da 800 metri d’altezza splendidamente si affaccia a dominare il golfo di Manfredonia, il Tavoliere foggiano e la costa fin oltre Barletta. Le bianche vie e le candididissime case di Monte Sant’Angelo meritano una visita attenta, dal medievale Rione Junno su fino al castello svevo-aragonese. La storia del luogo è antichissima: la zona era abitata già prima delle colonie della Magna Grecia, e terminata la dominazione romana e bizantina da qui passarono i longobardi, i saraceni, i normanni, gli svevi (nel castello soggiornò a lungo l’imperatore Federico II), gli angioini, gli aragonesi, i borboni… Ma la vera ragione per cui schiere di pellegrini e visitatori salgono da secoli a questo candido centro del Gargano sta in una grotta nascosta nelle viscere della montagna-santuario, una delle grotte più sacre della Cristianità.
“In quel tempo apparirà Michele, il capo degli angeli, il protettore del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; allora tutti gli appartenenti al tuo popolo che avranno il nome scritto nel libro della vita saranno salvati”. Michele, chi era costui? Mi ka El: “Chi come Dio?”. Nell’Antico Testamento Michele è uno dei tre arcangeli a cui vengono attribuiti nomi propri – gli altri sono Gabriele (forza di Dio) e Raffaele (Dio ha curato). Per gli ebrei era il protettore del popolo eletto e il capo dell’esercito celeste che sta dalla parte dei deboli e dei perseguitati. Nel Nuovo Testamento è il vincitore dell’ultima battaglia contro Satana e i suoi angeli ribelli: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo. Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago e i suoi angeli, ma questi furono sconfitti e non ci fu più posto per loro in cielo, e il drago fu scaraventato fuori”. L’arcangelo Michele è presente anche in diversi scritti apocrifi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Dall’ebraismo, il culto di Michele si è diffuso nel Cristianesimo sia orientale che occidentale; Michele è rappresentato con la spada o la lancia in mano che sottomette Satana rappresentato come un drago. Ma l’Arcangelo ha molteplici compiti, quali il pesare le anime dopo la morte, ragion per cui talvolta è rappresentato con una bilancia in mano (ci sono interessanti riferimenti precristiani in questa angelica attività in cui Michele svolge il compito che nella religione egizia spettava a Horus e Thot); i bizantini lo consideravano un medico celeste delle infermità umane. Oggidì Michele è patrono di molte città europee e italiane e protettore di numerose categorie di lavoratori: farmacisti, radiologi, doratori, commercianti, fabbricanti di bilance, giudici, maestri di scherma, paracadutisti; è anche patrono della polizia di Stato italiana. Last but not least, ha il privilegiato ruolo di “Primo Assistente” dinanzi al trono della Maestà Divina: “Io sono Michele e sto sempre alla presenza di Dio”.

Michele gode di buona fama anche nelle arti; è citato almeno due volte nella Divina Commedia, ad esempio all’ingresso del quarto girone quando Virgilio dice a Pluto (quello di Pape Satàn…).

“Non è cagion l’andare al cupo: vuolsi nell’alto, là dove Michele
fé la vendetta del superbo strupo”.

In una novella del Decamerone, Boccaccio narra di un certo Frate Cipolla che afferma di essere stato a Gerusalemme dove il patriarca gli ha mostrato alcune mirabili reliquie fra cui un’improbabile “ampolla del sudore di San Michele quando combatté col diavole”. Al Louvre di Parigi si ammira il San Michele sconfi Satana, dipinto da Raffaello Sanzio e aiuti nel 1518 e firmato: “RAPHAEL  VRBINAS  PINGEBAT  MDXVIII”.

Dove oggi sorge Monte Sant’Angelo, in origine v’era solo una grotta naturale scavata nel calcare della collina, che si pensa fosse sede di un’antichissima tradizione oracolare. Secondo alcune tradizioni storico-mitiche dell’antica Grecia, un oracolo di nome Calcante dimorava sul monte Gargano: era un uomo irsuto con due grandi ali e traeva gli auspici dal fegato di un ariete7. Con tali presupposti dovette essere facile nel VI secolo sovrapporre al culto pagano dell’oracolo alato quello cristiano dell’arcangelo Michele… Al ricco pastore Elvio Emanuele era fuggito un toro, che fu ritrovato dentro una grotta quasi inaccessibile; l’animale non si lasciava catturare per cui il mandriano gli tirò una freccia che però tornò indietro e ferì l’arciere. Il fatto turbò il vescovo della vicina città di Siponto, Lorenzo Maiorano, che decretò tre giorni di penitenza. Il terzo giorno, era l’8 maggio 490, al vescovo apparve un angelo che disse: “Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna mi è sacra e io ne sono il custode… ubi saxa panduntur ibi peccata hominum dimittuntur (dove la roccia si spalanca i peccati degli uomini sono perdonati). Ciò che lì sarà chiesto in preghiera verrà esaudito. Va’ sulla montagna e dedica la grotta al culto di Cristo”. Il vescovo però ebbe timore e non vi salì, perché sulla montagna si praticavano ancora riti pagani. Due anni dopo Siponto era assediata dagli Eruli guidati da Odoacre e Michele apparve per la seconda volta promettendo il suo aiuto: il 19 settembre 492 una tempesta di grandine e sabbia mise in fuga i barbari. Il vescovo e il popolo salirono per ringraziamento alla grotta ma non osarono entravi. Nuova salita in processione l’anno successivo ma anche stavolta nessuno entrò. Il vescovo decise di chiedere a papa Gelasio I il permesso di consacrare la grotta ma Michele gli apparve per la terza volta, spiegando che egli stesso l’aveva già consacrata e scelta come sua dimora. Era il 29 settembre 493. Il giorno successivo un nuovo corteo – con sette vescovi – salì e finalmente entrò nella grotta, dove trovò un masso con un’impronta di San Michele e un altare coperto da un drappo rosso con una croce di cristallo, su cui i vescovi concelebrarono la messa. Pochissimo tempo dopo fu edificato nella grotta il primo edificio di culto, antenato del santuario attuale. …

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