Un carnevale fanciullesco d’altri tempi

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Febbraio 2011, anno XXXIX, n°2

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O Carrossezzu di Figgieu

Giacomo Leopardi e Giovanni Falcone dicevano che tutte le cose umane prima o poi finiscono, e anche le tradizioni popolari di maggior successo non sfuggono a questa legge del tempo e della storia. Una di queste tradizioni che conobbe i suoi momenti di gloria e ora non c’è più era il Carrossezzu di Figgieu, di cui ho recentemente sentito parlare da mio zio Gianfranco, che fu bimbo e ragazzo sampierdarenese negli anni Quaranta e Cinquanta. Questo Carrossezzu era la sfilata carnevalesca di carri allegorici animati da bambini e ragazzini che scendeva il centro città da De Ferrari a Piazza della Vittoria, organizzata dall’Azione Cattolica genovese nei primi anni del secondo  dopoguerra.

Mi si racconta che vi partecipavano tutte o quasi tutte le parrocchie cittadine, ma in tempi… come dire… preconciliari, la partecipazione era riservata ai maschietti. Mio zio fu tra i protagonisti del Carrossezzu del 1952 o del ’53 (l’anno esatto non se lo ricorda), quando aveva undici o dodici anni, con il carro della parrocchia della Cella. Il tema dell’anno era “Biancaneve e i 7 nani” e mio zio impersonava Brontolo. Per le summenzionate ragioni, Biancaneve era in realtà un Biancanevo, al secolo un altro ragazzo di nome Gianfranco, che circa sette anni dopo sarebbe curiosamente diventato cognato di mio zio. Pare che portasse un cappello da fata (che nell’iconografia ufficiale Biancaneve non indossa, ma pazienza…) e ciò creava un certo “effetto Baistrocchi” piuttosto ridicolo. Il più piccolo fra i  partecipanti era naturalmente destinato  al  ruolo di Cucciolo: aveva otto anni, era il fratellino di Biancaneve,  Aldo  detto “u Vespin” che crescendo  ottenne un certo successo come calciatore, arrivando quasi a giocare nel Genoa (chissà i suoi parenti sampierdarenesi doc cosa gli avranno detto…). Coordinatore del gruppo era il curato della Cella don Aldo Rossi (poi promosso parroco  a  Cadepiaggio  di  Gavi),  che fece le cose per bene, ottenendo come carro da sfilata addirittura un landò a cavalli – una carrozza scoperta – della famiglia Robba, che gestisce dal 1898 una società di noleggio in via Buranello: un tempo noleggiava carri a cavalli e camioncini, oggi automobili e pullman. La loro proprietà era contigua al cortile della parrocchia e i bambini si divertivano a scavalcare il muro del cortile per andare a vedere i cavalli nella stalla e per irritare gli stallieri, che facevano schioccare le fruste per scacciarli. Era una fredda giornata di febbraio, quella del Carrossezzu del ’52 (o era il ’53?) e la Biancaneve della Cella coi suoi sette nanetti vinse gioiosamente uno dei premi destinati ai carri più belli!

E ora una domanda ai lettori: qualcuno di voi si ritrova in quanto ho raccontato? Qualcuno ricorda di aver partecipato a quello o a qualche altro Carrossezzu di Figgieu?

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