Un curioso aneddoto verdiano

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2013, anno LV, n°4

Categoria: Tag: , ID:713

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È ben noto che Giuseppe Verdi, di cui quest’anno si celebra il duecentesimo anniversario della nascita, insieme alla sua seconda moglie Giuseppina Strepponi alternò per molti anni il soggiorno estivo nella sua tenuta di Sant’Agata a Villanova sull’Arda con lunghe residenze invernali a Genova.

Fu in città la prima volta nel 1841, per pochi giorni in occasione della rappresentazione (non molto di successo, a dire il vero) dell’Oberto, Conte di San Bonifacio ma passava spesso da Genova per andare a Roma, Napoli e Parigi ad assistere alla rappresentazione delle sue opere; durante la sosta genovese prendeva alloggio all’hotel Croce di Malta, dietro Caricamento. Nel 1866 il desiderio del Maestro di vivere in una villa a Genova fu esaudito dal grande direttore d’orchestra Angelo Mariani che fece prendere in affitto dai coniugi Verdi un appartamento nella villa Sauli Pallavicino in via San Giacomo di Carignano; il 26 marzo 1867 il Maestro scriveva al suo caro amico il conte Opprandino Arrivabene (letterato e giornalista mantovano, liberale moderato con ideali risorgimentali): “L’appartamento è magnifico e la vista stupenda e conto passarvi una cinquantina di inverni”; pochi giorni dopo, il 24 aprile dello stesso anno, a Verdi venne conferita la cittadinanza onoraria genovese. Da una lettera al medesimo conte Arrivabene si apprende poi che nel 1874 Verdi aveva già trasferito la sua residenza nel Palazzo del Principe Doria, da cui era solito uscire al mattino per andare a fare la spesa al mercato del pesce di piazza Cavour e altrove. Il grande affetto del Maestro per Genova risulta evidente anche nel testamento olografo, datato 20 maggio 1900, in cui dispone di lasciare 50.000 lire ad enti genovesi, di cui 20.000 agli Asili Infantili di Genova; 10.000 a favore dell’Istituto dei ciechi; 10.000 a favore dell’Istituto Liberti per rachitici; 10.000 a favore dell’Istituto di via Fassicomo.

Tra i genovesi che ebbero la ventura di conoscere Verdi ci fu un commerciante di vini e liquori, enologo, figlio di enologo, originario di Novi Ligure: “Raffaele Bovone di Matteo. Casa fondata nel 1848. Privilegiato e Brevettato Emporio Vinicolo Internazionale. Fornitore Brevettato della R. Casa, del Principe Eugenio di Carignano, della Regina del Portogallo, della R. Marina Italiana, degli Ospedali Civili, del Regio Yacht Club Italiano”. Raffaele Bovone commerciava ma era un anche un esperto di vino e delle tecniche di vinificazione, con una mentalità moderna e un’onestà conclamata. Dal punto di vista tecnico era un innovatore, si occupò soprattutto del problema della chiarificazione del vino, ovvero di come evitare che nelle bottiglie si formasse un deposito di sostanza solida non bevibile, il cosiddetto “fondo”. Aveva anche una grande sensibilità per il terroir: diceva che un buon intenditore, padrone del gusto, va in Sicilia e trova il luogo giusto per il barolo. Intendeva dire che ovunque vada sa cercare e trovare il terreno giusto per impiantare vigneti di qualsiasi vitigno. Il suo primo emporio era sistemato in vico Stella 18 rosso ma con lo svilupparsi dell’attività commerciale si trasferì in “Via Cairoli, già Via Nuovissima N.39 rosso nel Palazzo del Marchese Sertorio erede Monticelli; a questo numero civico oggi c’è la Libreria Mondini & Siccardi. Per esemplificare quanto costasse il vino un secolo fa o poco più, leggiamo i prezzi dei vini liguri riportati su un catalogo dell’azienda di qualche anno successivo al 1900:

Bianco Polcevera Qualità . .                     L. 1,50

Bianco Polcevera Qualità . .                     L. 1, –

Cinque Terre      1° Qualità . .                   L. 5, –

Cinque Terre      2° Qualità . .                   L. 3,

Vino puro sugo arancio Montanari 1881 L . 6,

Pietra Ligure rosso               . . . . . .              L. 2, –

Vermentino Ligure C. Accame                           L.10,

Marco Brunner 1889 * . . . . .                     L.10, –

* (Fece il giro del mondo della durata di tre anni sulla R. Nave Cristoforo Colombo, comandante Accinni). 

Per avere un’idea, una lira nel 1900 aveva un potere d’acquisto pari a circa 7670 lire attuali, ossia a circa 3,96 euro.

In altre parole, una bottiglia di Bianco Polcevera di prima qualità costava poco meno di 6 euro, e un Cinque Terre (si sarà trattato di un bianco secco o di uno Sciacchetrà?) quasi 20 euro. Prezzi più o meno in linea con quelli attuali dei corrispondenti vini DOC. Carissimo il Vermentino, quasi 40 euro, ma probabilmente allora se ne produceva meno di adesso e doveva essere difficile reperirne di buona qualità.  …

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