Un futuro di idee e progetti per il Parco della Sibilla

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2011, anno LIII, n°2

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Marche, regione pluralia tantum: una regione di cento città, duecento teatri, mille colline coltivate che guardano il mare a oriente e l’appennino a occidente…. Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi e quindi il monte.

Banale iniziare un articolo sulle Marche citando Leopardi, lo so… Banale ma geograficamente preciso: le Marche, regione nota soprattutto per le sue meravigliose, oniriche colline e in subordine per il suo mare, si abbellisce anche con i paesaggi alpestri dei suoi monti Sibillini, terra d’Appennino puro e duro che ha colori, forme e ambienti davvero “selvaggi” dove non stupirebbe incontrare il pastore errante dell’Asia che canta alla Luna. Montagne che raggiungono, con il Monte Vettore, i 2476 metri di quota, cime dove in aprile può nevicare e l’aria è frizzante, dove vivono l’aquila e il lupo; un territorio intelligentemente tutelato e valorizzato dal 1993 da un Parco Nazionale di 700 kmq che si estende di qua e di là del confine fra Marche e Umbria sul territorio di quattro provincie. Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è stato creato allo scopo di salvaguardare l’ambiente, promuovere uno sviluppo sociale ed economico sostenibile e favorire la fruizione di questo ambiente naturale montano di grande valore naturalistico e paesaggistico a ogni categoria di persone, a partire dagli abitanti dei suoi 18 comuni. La presenza del lupo, dell’aquila reale, del falco pellegrino e di numerose specie animali e vegetali endemiche sono i segni più evidenti di una ricchezza biologica che ben si accompagna al fascino dei borghi medioevali e delle abbazie solitarie. Terra di storia antica, questa: questi monti sono Sibillini perché qui, secondo la tradizione mitologica romana, viveva una delle (tante) sibille. La Sibilla è una figura mitica di origine preomerica; il suo nome ha significato oscuro, anche se secondo Marco Terenzio Varrone – citato da Lucio Cecilio Lattanzio3 un’etimologia popolare la farebbe derivare dal greco sioù-boùllan equivalente a theoù-boulèn “volontà di dio”. In origine, S∂bulla doveva essere un nome proprio ma in epoca greca e romana prese a indicare genericamente le vergini dotate di virtù profetiche ispirate dal dio Apollo, che fornivano responsi e facevano predizioni a chi le interrogava, ma in forma oscura o ambivalente. Davano cioè le tipiche risposte “sibilline”, per esempio scrivendole su foglie che venivano disperse dal vento.

Così la neve al sol si disigilla; così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla. 

Celeberrimo il responso dato da una sibilla latina “Ibis redibis non peribis in bello” [Andrai tornerai non morirai in guerra], leggendo la quale ci si chiede: ma la virgola dove sta, prima o dopo il non?.. Vien da chiedersi cosa ci andassero a fare i greci e i romani da una sibilla, se poi quella dava risposte incomprensibili… La nostra Sibilla era detta Appenninica o Picena, e si riteneva che vivesse nella Grotta della Sibilla, prevedibilmente situata sul Monte Sibilla… Pare che le prime fonti che parlano di questo personaggio risalgano all’inizio dell’era imperiale, ma la sua fama continuò nei secoli e in qualche modo perdura ancora: secondo la tradizione locale, la Sibilla è una veggente accompagnata dalle fate sue ancelle che scendono a valle per insegnare a filare e tessere la lana alle fanciulle del posto. Forse le fate vivono ancora adesso sui monti Sibillini e a dimostrazione della loro esistenza ci sarebbero le “treccioline” delle criniere delle cavalle che talvolta tornano dai pascoli montani con la criniera pettinata a piccole trecce (forse opera delle fate?) e le luci che talvolta si osservano dopo il tramonto nella zona di Santa Maria in Pantano, a Colle di Montegallo, luci che si muovono sulle montagne come se fossero delle persone: ovviamente sono le fate che risalgono i pendii.

Visso è un grazioso borgo di media montagna nella parte maceratese del Parco, con una bella Collegiata e un insospettabile Museo Leopardiano con i manoscritti originali dei sei Idilli e di alcune lettere del poeta. Fogli preziosi, sui quali è bello trovare le correzioni, i ripensamenti che Leopardi aveva mentre scriveva nell’intimità della sua ispirazione poetica. A Visso c’è la sede dell’Ente Parco ed è qui che si concepiscono e si sviluppano i progetti naturalistici, ambientali, culturali destinati a portare il Parco dei Monti Sibillini ben addentro al XXI secolo. 

A prescindere dalle ristrettezze in termini di risorse umane e finanziarie cui il Parco deve far fronte, la buona volontà e lo spirito d’iniziativa non mancano…

Tra i vari progetti locali e internazionali in fieri o in nuce che coinvolgono il Parco, due sono particolarmente meritevoli d’attenzione: l’introduzione del camoscio appenninico (introduzione più che reimmissione giacché non è certa al 100% la precedente presenza nell’area del bellissimo ungulato, pur essendo la zona alquanto idonea alla specie) e la sperimentazione di un prototipo di generatore elettrico eolico di ridotte dimensioni e ridottissimo impatto ambientale.  …

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