Un liquore dannunziano per i cocktails di Singapore

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2018, n.2

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Dal Tigullio alla Dalmazia ai Colli Euganei: è il percorso di una famiglia di imprenditori che da duecento anni, attraverso sei generazioni, diffondono nel mondo il buon gusto, l’abilità, l’inventiva, in una parola “l’arte” del lavoro italiano. A raccontare il passato e il presente di questa famiglia e del loro bisecolare lavoro (centonovantasette anni per l’esattezza) è Piero Luxardo De Franchi, Presidente della Girolamo Luxardo S.p.A. di Torreglia, azienda specializzata nella produzione di liquori, nonché ex-docente universitario di Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Padova e attuale presidente del Premio Campiello.

Lascio la parola al professore-imprenditore: «Girolamo Luxardo di Santa Margherita Ligure, appartenente al piccolo patriziato genovese, nel 1820 fu inviato come Vice Console del Regno di Sardegna a Zara – città dell’Impero Austro-Ungarico ma con una lunga storia di appartenenza alla Repubblica di Venezia quindi abitata prevalentemente da italiani; qui conobbe la tradizione locale del “rosolio maraschino”, un liquore sciropposo, leggero e molto profumato: maraschino perché a base di marasca, una varietà acidula di ciliegia che in Dalmazia cresceva molto bene. Lo si preparava nei conventi e nella case per uso familiare e anche sua moglie, giunta a Zara, imparò presto a prepararlo. Lui era un piccolo imprenditore nel settore delle forniture navali ma vide in questo liquore una possibilità commerciale interessante; però si rese conto che il rosolio di stile settecentesco non avrebbe più avuto un successo commerciale “moderno” e decise di applicare una tecnica di produzione che si era già affermata in Inghilterra e in Olanda, quella della distillazione a vapore, per produrre un maraschino ottenuto per distillazione. Da quel commerciante ligure lungimirante che era, decise che la prima cosa da fare era assicurarsi l’esclusiva, quindi brevettò il procedimento; all’epoca il brevetto a Vienna si chiamava “privilegio” tant’è che la definizione completa dell’azienda è ancora oggi un po’ barocca: Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior Girolamo Luxardo S.p.A. Il maraschino per distillazione prodotto da Girolamo ottenne successo immediatamente, l’azienda crebbe tanto che ai primi del ‘900 trasferì la sede dal piccolo edificio originario nel centro di Zara a un imponente edificio sul porto. Alle soglie della Seconda Guerra Mondiale l’azienda impiegava quasi quattrocento persone, era una realtà molto importante per l’economia della piccola enclave italiana in terra iugoslava, che contava circa 30.000 abitanti di cui 25.000 italiani. Poi ci fu la catastrofe della guerra, arrivarono i partigiani “titini” col seguito di violenze ai danni della popolazione di etnia italiana, le foibe e il resto; tre membri della famiglia Luxardo furono uccisi».
I superstiti della famiglia dovettero abbandonare Zara e la loro azienda e si trasferirono in Veneto, trovando nelle campagne ai piedi dei Colli Euganei la sede giusta per ricominciare la vita e il lavoro; senza dimenticare il passato – credo che nessuno che sia costretto ad abbandonare la propria terra per ragioni di guerra e di violenza politica possa dimenticare, allora come ora – ma con sufficiente voglia di rinascita e di rivincita da portare la Privilegiata Fabbrica Luxardo nella sua nuova sede di Torrreglia ai vertici della liquoreria italiana e mondiale, con una produzione di alta qualità e molto diversificata.

La marasca è il frutto del Prunus cerasus var. Marasca; ha forma simile alla ciliegia dolce (Prunus avium) e colore rosso-nerastro, ma ha gusto acidulo come le amarene e le visciole, anch’esse varietà di Prunus cerasus. Le ciliegie marasche vengono coltivate nei terreni dell’azienda e sono colte a giugno, segue una spremitura soffice, la deraspatura per eliminare i noccioli e una fermentazione; resta un mosto che conserva parti della buccia e non supera i 6° alcolici; vi si aggiunge un velo di alcol per evitare una rifermentazione e per mantenere il prodotto disponibile per le distillazioni per lungo tempo; poi questo “vino di marasca fermentato” viene rinforzato con alcol e sale a 15-16° ed è la base per la successiva distillazione per ottenere il Maraschino Luxardo, che viene invecchiato per almeno due anni in tini di frassino e poi imbottigliato previa diluizione con sciroppo di acqua e zucchero, raggiungendo i 32°.
Il “succo fiore” delle marasche – la parte più buona della spremitura soffice – segue un’altra strada: viene messa da parte per ottenere il Sangue Morlacco, che in pratica è un cherry brandy (o meglio un cherry liqueur, un liquore dolce di ciliegie) fatto però non con le ciliegie ma con le marasche: il succo viene leggermente alcolizzato, portato a 30° alcolici, edulcorato con un po’ di zucchero e imbottigliato, invecchiato da sei mesi a un anno. In realtà la Luxardo produceva questo liquore sin dall’inizio della sua attività, ispirandosi alle tradizioni locali dalmate, solo che lo chiamava tradizionalmente cherry brandy. Fu Gabriele d’Annunzio a proporre a Pietro Luxardo di chiamarlo Sangue Morlacco, per motivazioni – diciamo così – di carattere patriottico. Ma andiamo con ordine: cosa significa Morlacco? Si riferisce ai Morlacchi, che da un punto di vista etnologico furono una popolazione seminomade dedita alla pastorizia di origine celtico-dinarico-latina che viveva nelle Alpi Dinariche ma nell’accezione più comune erano i contadini slavi che vivevano nell’entroterra di Fiume e della Dalmazia; sulla costa c’erano stati per secoli i veneziani e la popolazione slava rivierasca si era ibridata coi veneti, ma all’interno i contatti furono molto più scarsi. D’Annunzio conosceva le ciliegie marasche sin dalla gioventù(1) e nel 1919 quando divenne il “Comandante di Fiume” ebbe tra i suoi “legionari fiumani” anche Pietro Luxardo di Zara; legionario ma imprenditore, non faceva mai mancare i liquori Luxardo alla mensa del Comandante, che apprezzava particolarmente il cherry brandy; lo apprezzava talmente che decise di dargli un nome: nei Taccuini dannunziani si legge “Sera del 18 dec. Il pranzo all’Ornitorinco. I canti degli ufficiali ….. La sensualità dell’adunata. Il sangue di marasca nei bicchieri”. Quel cherry brandy divenne “il liquore cupo che alla mensa di Fiume chiamavo Sangue Morlacco”. Inutile dire che la passione del Vate rese questo liquore cupo molto famoso e molto diffuso nella città di Fiume. Egli volle anche far preparare un’etichetta apposita per la “vendemmia del 1919” di questo liquore, sulla quale appose la sua firma autografa e spedì un centinaio di esemplari di questa etichetta a Zara perché la Luxardo gli confezionasse una riserva speciale del liquore; vi scrisse “SANGVE DI MORLACCO – PVRPVREO SANGVINE POTIOR Vendemmia del 1919”. Ma…. è chiaro il perché del “Sangue” visto il colore scuro del liquore, ma perché Morlacco e non – che so – Dalmata? Un poeta belga che fu amico di d’Annunzio, Leone Kochnitzky, nelle sue memorie La quinta stagione o i centauri di Fiume del 1922 riporta che un giorno un quotidiano britannico scrisse che d’Annunzio era “un tiranno barbaro che succhiava il sangue dei Morlacchi”; l’affermazione divertì il poeta e i suoi amici e fu considerata degna di essere tenuta in ironica considerazione(2).

Alla base della filosofia aziendale Luxardo c’è la volontà di “produrre italiano in Italia” e ancor più produrre tutto “in casa” senza disperdere competenze e capacità nei mille rivoli della delocalizzazione. Significativo da questo punto di vista è il processo di impagliatura delle bottiglie di Maraschino, che continuano a conservare il design originario (Piero Luxardo dice “la veste iconica”) che aveva una ragione pratica: le bottiglie arrivavano via mare a Zara dalle vetrerie di Murano e di Boemia e spesso qualcuna giungeva rotta; rivestirle in paglia era quindi una necessità per proteggerle durante il viaggio e solo in seguito divenne un carattere distintivo del liquore imbottigliato. Ovviamente l’impagliatura delle bottiglie veniva fatta tutta a mano; oggi vi sono macchine semiautomatiche che svolgono parte delle operazioni ma la rifinitura bottiglia per bottiglia è compito manuale del personale di una cooperativa che svolge il suo prezioso lavoro all’interno dell’azienda stessa. La veste iconica del Maraschino è interessante anche per un’altra ragione storica: a metà Ottocento c’erano forti sentimenti irredentisti e patriottici nelle popolazioni italiane che vivevano nell’Impero Asburgico e i Luxardo pensarono di usare il loro Maraschino come messaggio subliminale del tricolore italiano, tramite il verde della bottiglia, il rosso del tappo e il bianco dell’etichetta. Marketing applicato alla politica…

I prodotti Luxardo sono numerosi: oltre ai liquori di ciliegia c’è spazio per amari, limoncello, vino, confetture, liquori d’erbe e altro ancora. Tutti questi hanno estimatori in tutto il mondo, tanto che il 70% della produzione viene esportato e i magazzini accanto ai locali della produzione sfoggiano confezioni pronte per la spedizione con etichette che rimandano alla California, a Singapore, all’Austria, al Kazakhistan, all’Australia… Scherzando chiedo a Piero Luxardo se hanno clienti anche nelle isole Vanuatu e lui mi risponde che laggiù non ancora. Ma in futuro magari…
Confesso senza timore di apparire “ingenuo” che rimango affascinato ogni volta che ho l’occasione di constatare come partendo da realtà aziendali tutto sommato piccole e a conduzione familiare il savoir vivre italiano riesca a farsi apprezzare, amare, stimare da popoli e nazioni così diverse e così lontane.
Una delle destinazioni più esotiche per il Sangue Morlacco è il cocktail Singapore Sling, nato nel 1915 nell’Hotel Raffles di Singapore; la base è il cherry brandy e secondo moltisssimi barmen, a New York come a Milano, il miglior liquore per preparare questo cocktail è il Sangue Morlacco Luxardo. Perché la classe non è acqua…. ma “sangue” di ciliegia veneta.

Note
(1) Gabriele D’Annunzio, La sera affannosa, ne Il secondo amante di Lucrezia Buti, Mondadori, Milano, 1956

(2) Tra le varie ragioni per cui Gabriele d’Annunzio viene ricordato come figura insigne della letteratura del Novecento, c’è quella di aver contribuito all’evoluzione della lingua italiana, di essere stato inventore di neologismi che sono rapidamente entrati a pieno titolo nel vocabolario della lingua di Dante e di Manzoni. Ad esempio, l’automobile è di genere femminile grazie al Vate pescarese (sarebbe interessante, ma non è questa la sede, indagare le ragioni addotte da d’Annunzio per giustificare questa femminilità); il nome de La Rinascente è una sua creatura come pure quello del liquore abruzzese Aurum; i Vigili del Fuoco sono tali perché a D’Annunzio non piaceva il francesismo “pompiere”; “velivolo” è un sostantivo di sua invenzione e anche il nome femminile Ornella, che il poeta creò per un personaggio della sua tragedia “La figlia di Jorio”.

Ringraziamenti
A Piero Luxardo per la gentilisssima accoglienza, la visita allo stabilimento di produzione dei liquori e la disponibilità nel raccontarmi la storia della sua famiglia e dell’azienda della sua famiglia

Bibliografia
Nicolo Luxardo De Franchi, I Luxardo del Maraschino, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2008
A cura di Raffaella Canovi e Antonio Zollino, Gabriele D’Annunzio e i segreti del Vittoriale: Atti del convegno di Cives Universi, 14 maggio 2015, Milano, Agorà & Co., Lugano, 2017

Sitografia
www.luxardo.it

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