Un Natale, molti Natali

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Dicembre 2013, anno XLI, n°10

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Per la Chiesa Valdese

In realtà c’è un solo Natale con la N maiuscola ma quell’unico e irripetibile evento storico, la nascita di Joshua bar Joseph, Gesù figlio di Giuseppe, avvenuta circa 2017 anni fa, viene ricordata e celebrata in modi simili ma non identici da coloro che credono che quel bambino fosse davvero il “Figlio di Dio”, la Seconda Persona della Trinità Divina, il Logos divino incarnato. Mescolati tra la folla di cattolici veri o presunti, ci sono nella nostra città cristiani che non seguono i precetti, i dogmi e i riti di Santa Romana Chiesa perché appartengono a una delle diverse chiese protestanti, che si rifanno agli insegnamenti di Martin Lutero o di Giovanni Calvino. Anche per i protestanti il Natale è Natale ma forse questa giornata viene vissuta in maniera un poco differente rispetto ai cattolici? Poniamo questa domanda a Massimo Marottoli, pastore della Chiesa Valdese di San Pier d’Arena, che ha il suo luogo di culto e di incontro in via Urbano Rela, di fronte alla “parigina” piazza Settembini. Il Pastore Marottoli ricorda come il Natale sia dal punto di vista protestante una ricorrenza importante perché ricorda un avvenimento inaudito: l’Eterno, Ciò che è dal principio, entra nella storia, in qualche modo rinuncia alla sua eternità per mettersi in gioco nel mondo finito e mutevole. Però non è la festa principale, essendo questa la Pasqua, la  festa  della  Resurrezione.  Peraltro il Natale gode in ambito protestante di un’attenzione culturale di tutto rispetto, basti pensare alle composizioni musicali di Bach o di Händel, entrambi protestanti.

Il Natale, dice il Pastore Marottoli, si può prendere in considerazione da un punto di vista “storico-anedottico”, quello esplicitato dal Vangelo di Luca che si concentra sugli avvenimenti biografici della nascita di Gesù – e dal Vangelo di Matteo – preoccupato di inquadrare Gesù “Re e Messia” nel contesto storico del popolo di Israele; e lo si può considerare da un punto di vista più teologico-filosofico, quello del Vangelo di Giovanni che parla di Logos divino che si fa carne. Ecco, nella pietà protestante e calviniana il Natale è sentito più in senso giovanneo che secondo l’approccio di Luca o di Matteo: più Logos che Gesù Bambino. Ciò comporta anche una differenza nell’uso dei simboli natalizi: per gli italiani forse la principale differenza è l’assenza del presepio nel Natale protestante; il secondo comandamento così come si legge nella Bibbia, nel libro dell’Esodo, vieta di “farsi idoli né immagine alcuna” da adorare; questo comandamento si smarrisce nella tradizione cattolica ma rimane ben presente per alcune chiese protestanti evangeliche; da ciò consegue che il presepio, che in fondo è una rappresentazione, un’immagine di Dio, non sia mai entrato nella tradizione natalizia protestante. Tutt’altro discorso per l’albero, che non raffigura nessuno e che in realtà discende dalle tradizioni della religiosità naturale dei popoli precristiani.

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