Un paese incastrato nel bianco

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data:  2017, anno LIX, n°1
(pubblicato sotto pseudonimo)

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Il parroco usa proprio questo aggettivo, “un paese incastrato nel cuore delle Alpi Apuane” per definire il borgo di Colonnata, famoso in tutto il mondo per nobilissime ragioni geologiche e gastronomiche

Tanti conoscono il marmo di Carrara e il lardo di Colonnata, ma quanti sono mai andati lassù a camminare nell’aria bianca di marmo lungo le strade che salgono alle cave? Quanti conoscono il profumo che esce dalle innumerevoli larderie e si diffonde nei vicoli dove le donne parlano con accento più ligure che toscano? Colonnata non è di quei posti dove ci passi per caso, bisogna andarlo a cercare. Nel centro di Carrara, a cui amministrativamente appartiene, occorre trovare qualche freccia stradale marrone o blu che ne indichi il nome. Poi sono sette chilometri di stretta strada di montagna a tornanti; una specie di ascesa catartica: vai su dapprima in un paesaggio verde di alberi ed erbe, poi incomincia il bianco di questo mitico marmo che affascinò i Romani ben prima di Michelangelo. Si oltrepassano piccole borgate rurali e numerose indicazioni “cave di marmo”, prendendo quota rapidamente perché le Apuane nel versante a mare sono ripide, salgono subito tra boscaglie e pareti rocciose. Poi la strada assume una tonalità biancastra, compaiono i negozi di souvenir, i turisti tedeschi in visita guidata, i blocchi di marmo sul ciglio della carreggiata da cui si potrebbe ricavare una quantità di oggetti d’arredamento e invece rimangono lì a fungere da guard-rail. Poi la strada si apre in una piazzetta tranquilla e qui finisce: siamo arrivati. Il benvenuto ce lo danno due bizzarrie difficili da trovare altrove: un pavone che passeggia tranquillo nella piazza del paese e una targa sul muro che rende omaggio “agli anarchici uccisi sulla strada della libertà”. C’è tanto verde intorno al borgo ma le cave bianche incombono sulle stradine a gradini, sulle conche di marmo trasformate in fin sul campanile in pietra, sulla chiesa parrocchiale ricca di sculture e bassorilievi tra cui un crocifisso attribuito a un allievo di Michelangelo, abbracciano il moderno Monumento al Cavatore col Cristo che esce a braccia aperte da un blocco di marmo. Dal cimitero, luminoso di lapidi bianchissime, si scorge Marina di Carrara, il promontorio di Montemarcello e al di là del Mar Ligure la foschia lascia intravedere la Riviera di Ponente e le Alpi Liguri lontane. Le origini del paese risalgono all’insediamento romano sorto intorno al 40 a.C. per ospitare gli schiavi destinati a lavorare nelle cave di marmo “lunense”; questi cavatori si fusero con la popolazione indigena dando origine a una comunità montana dal carattere forte e autonomo; le cave però sono più antiche, probabilmente erano già utilizzate dal VI secolo a.C. dai Liguri Apuani, che forse furono impiegati in seguito come esperti. Nessuna notizia si ha dall’Alto Medioevo, quando forse i Longobardi introdussero l’allevamento dei suini. Le notizie storiche riprendono dal XIII secolo ma Colonnata rimase un centro di piccole dimensioni, nel 1553 solo sedici uomini avevano sottoscritto l’atto di fedeltà al marchese Alberico Cybo Malaspina e nel 1570 il borgo contava solo 24 nuclei familiari. Successivamente iniziò però un lungo periodo di lavoro e di benessere e ciò, insieme al carattere austero in cui si era forgiata la comunità, contribuì a mantenere una certa separazione tra Colonnata e i centri vicini. …

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