Un secolo e mezzo di amore per la montagna

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Marzo 2013, anno XLI, n°3

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Da festeggiare tra i forti della città

Centocinquant’anni di vita sono tanti o pochi? Dipende, per un castagno o un abete bianco significa essere nel fiore della gioventù, ma per un’associazione di esseri umani è un’età degna di rispetto. È l’età del Club Alpino Italiano, che degno di rispetto lo è sin dal giorno della sua fondazione, quel lontano 23 ottobre 1863. L’Italia era unita da due anni e mezzo, il giovane Regno mancava ancora di parti importanti quali il Veneto con Venezia e il Lazio con Roma, la capitale era Torino, gli italiani erano circa 23 milioni… Lo statuto associativo dichiarava che “Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”. Per ben celebrare la ricorrenza, la sezione del C.A.I. di San Pier d’Arena organizza per domenica 24 marzo un’escursione di circa sei ore nel Parco delle Mura verso i forti ottocenteschi, toccando località “minori” ma significative per la storia e la cultura di Genova e percorrendo un tratto di una “via del sale” che per secoli ha messo in comunicazione Genova con l’oltregiovo e la pianura Padana. Si partirà alle 8,15 dalla stazione ferroviaria di San Pier d’Arena e si raggiungerà il Belvedere con la chiesa, il chiostro di fine XIII secolo e i resti dell’omonimo forte che oggi è un campo sportivo; si passerà accanto ai forti Tenaglia e Crocetta per poi percorrere il sentiero storico-naturalistico con segnavia F.I.E. cerchio rosso che raggiunge la località Garbo; qui ci sono il Museo di Storia e Cultura contadina e il Santuario di N.S. del Garbo, edificato nel ‘400 dopo il ritrovamento di un’immagine della Madonna nella cavità (ovvero nel garbo) di un vecchio castagno. La salita proseguirà verso Fregoso, dove ebbe origine la famiglia dei Fregoso o Campofregoso che diede a Genova cardinali e dogi. Infine si raggiungeranno i solitari e panoramici forti ottocenteschi, Begato, Sperone, Puin, ci si avvicinerà al Fratello Minore e ai ruderi del Fratello Maggiore, fino all’ultimo strappo del percorso che sale al più interno, più solitario, più elevato, più suggestivo del gruppo, il forte Diamante, sul suo cocuzzolo erboso a 667 metri di quota. La discesa toccherà la Baita Diamante (più che baita è un bar trattoria) per poi seguire la via delle Baracche con bei panorami sul levante cittadino, sino al forte Castellaccio, dove fra il 1875 e il 1940 dalla Torre Specola veniva sparato un colpo di cannone a mezzogiorno; la discesa terminerà al Righi e da lì la funicolare che scende alla Zecca porterà nel centro città i partecipanti – stanchi ma felici della bella giornata trascorsa, come diceva mio zio. Tutte le informazioni logistiche si trovano sul sito www.caisampierdarena.org/index.php/giro-dei-forti-di-genova.html.

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