Una capitale dell’agricoltura sulla strada delle Cinque Terre

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2019, n°2

Categoria: Tag: , ID:2940

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Il turista che della cucina ligure apprezza le acciughe ripiene, le frittelle di baccalà e magari anche lo stoccafisso accomodato, può pensare che la cucina tradizionale di Liguria sia soprattutto “di mare”. Se sfogliasse l’Atlante dei Prodotti tipici tradizionali, realizzato dalla Regione Liguria e facilmente consultabile in internet, scoprirebbe che dei quasi trecento prodotti tradizionali certificati solo una ventina hanno a che fare col mare. Gli storici hanno sempre saputo che sin dalla preistoria i Ligures erano gente di montagna più che di mare, e anche se Diodoro Siculo scrisse che i nostri bis-bis-tris-antenati erano navigatori audaci e temerari, la nostra cultura alimentare è sempre stata agricola molto più che marina.

Pignone, grazioso paese infrattato nei boschi della media Val di Vara, Bandiera Arancione del TCI, è una capitale dell’agricoltura ligure di qualità. Che questo comune di meno di 600 abitanti sia un posto favorevole per l’agricoltura lo si capisce già arrivandoci, percorrendo le stradine immerse nel verde di boschi, di campi e di orti con case e piccole borgate sparse; strade che attraversano un territorio interessante anche dal punto di vista geologico e faunistico perché ricco di miniere e cavità carsiche: la Grotta Grande è dimora del raro geotritone di Ambrosi (Speleomantes ambrosii) endemico dell’area carsica detta Lama di La Spezia; poco lontana è la ex-miniera di manganese di Cerchiara: era detta a minea du ràntegu, la miniera del rantolo, perché tanti minatori si ammalarono respirando le polveri; è un paradiso dei cercatori di minerali che qui trovano vere rarità come la “varaite”, un silicato di manganese e sodio che fuori da Cerchiara è stato trovato in Siberia orientale e in Australia e porta il nome internazionale di namansilite.

La zona piace da millenni: sulla collina del Castellaro, di fronte al paese, c’è un “castellaro” ligure datato fine Età del Bronzo – prima Età del Ferro (ultimi secoli del II millennio a.C.); seguì forse un pagus romano di cui però non resta traccia, mentre la parrocchiale di S.Maria Assunta fu un’importante pieve altomedievale sotto la diocesi di Luni; Pignone passò poi ai conti Fieschi di Lavagna e dal 1276 entrò nella Repubblica di Genova, di cui seguì le sorti. Nel febbraio 1312 ebbe l’onore (e soprattutto l’onere) di ospitare l’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo in viaggio verso Roma. Belli la Loggia comunale nella piazza centrale e il Ponte Vecchio in pietra, recentemente ricostruito dopo l’alluvione del 25 ottobre 2011 che fece gravissimi danni in tutto il territorio comunale. Pignone è vicinissima alle mitiche e affollatissime Cinque Terre Patrimonio dell’Umanità UNESCO ma è anche la versione intelligentemente moderna di una Liguria rurale che ha saputo aggiornarsi sviluppando una ricettività di qualità attenta al rapporto con l’ambiente naturale, con una efficace attività di riciclo dei rifiuti (nel 2018 il Comune di Pignone è stato premiato come “comune riciclone”), con l’uso di edilizia biocompatibile e con la passione per l’agricoltura di pregio.

L’agricoltura… come in quasi tutta la Liguria interna, questa è stata l’attività principale sino alla metà del XX secolo, ma anche dopo, quando è iniziata la migrazione delle giovani generazioni verso la Riviera, la coltivazione della terra qui non è mai stata abbandonata.
E cosa si coltiva? Pignone ha una lunga tradizione di coltivazione di fagioli, patate e mais, base dell’alimentazione contadina nonché preziosa merce di scambio con i paesi rivieraschi, Cinque Terre e Levanto, da cui si otteneva olio e sale.
I gioielli dell’agricoltura pignonese contemporanea sono ben undici; ci sono sei varietà di fagioli: cannellino bianco, cannellino dall’occhio rosso, borlotto (faxeu lumè), cenerino (senerìn, col seme di color cenere), dell’Aquila (antica varietà endemica, col seme arlecchino), lupinaro (coltivato nella frazione di Casale, col seme marrone chiaro). Vengono poi le celebri patate e il granturco dell’asciutto, un po’ rossiccio, che cresce sulle colline poco umide e richiede poca irrigazione e dal 2014 è entrato nel progetto Arca dei Semi di Slow Food. Nona è la cipolla rossa, che veniva “esportata” sin nel Chiavarese. Ci sono infine due prodotti di trasformazione: il pane di patate, nato come alimento “povero” dei contadini, e la salsiccia; la lavorazione della salsiccia è tradizione antica a Pignone, tutte le famiglie allevavano qualche maiale; da una quarantina d’anni una famiglia di salumai ha organizzato e accresciuto la produzione tanto da aprire anche una piccola macelleria a Vernazza, nelle Cinque Terre, lavorando carne di maiali emiliani alla maniera tradizionale pignonese.

Fagioli e patate di Pignone erano apprezzati ben oltre la Val di Vara: fino a metà del secolo scorso da Pignone partivano camion carichi di borlotti per i mercati di Genova, Milano, Modena, Reggio Emilia; a Genova si diceva che il vero minestrone genovese si fa col faxeu lumè di Pignone. A cavallo della prima guerra mondiale i pignonesi portavano i prodotti a La Spezia e al mercato gli spezzini li aspettavano con ansia. Tutti consideravano i prodotti di Pignone “i migliori”. Poi sono arrivate le varietà coltivate dalle grandi aziende agroindustriali e quelle locali sono diventate improvvisamente roba da poveri, di cui vergognarsi, da abbandonare; in questo modo negli anni Sessanta sono sparite due varietà locali di patate, una a polpa rosa e una a polpa bianca.

Ma millennio nuovo, vita nuova: all’inizio di questo secolo persone lungimiranti e illuminate hanno iniziato un intelligente lavoro di recupero, soprattutto recupero della giusta mentalità contadina, per far rivivere l’agricoltura tradizionale; nel 2003 e 2004 sono stati inseriti nell’Atlante dei prodotti tipici della Regione Liguria alcuni prodotti della terra e di trasformazione; Comune di Pignone, Provincia di La Spezia e Centro sperimentale per l’agricoltura di Pallodola in Sarzana hanno avviato nel 2005 un progetto pluriennale per la salvaguardia e la valorizzazione di patata, cipolla e fagioli. Partendo dagli anziani, il lavoro ha avuto successo: gli agricoltori hanno ricominciato a coltivare le antiche varietà e moltiplicarle per poterle vendere e tramandare la memoria di “come si faceva”. Gli agricoltori delle valli del Pignone e del Casale hanno poi costituito un’associazione e stilato un disciplinare di produzione serio e rigoroso. I prodotti sono stati inseriti nella ristorazione scolastica e si è innescato un circuito virtuoso che in pochi anni ha portato al recupero di molti terreni abbandonati e all’apertura di nuove aziende agricole, e mentre i contadini più vecchi inevitabilmente lasciano per sempre i loro campi, i giovani prendono il loro posto. I “Produttori delle valle del Pignone e del Casale” sono stati la prima Comunità del Cibo di Slow Food in Liguria (ora ce ne sono dieci). È stata anche istituita la figura del “contadino custode”: ognuno custodisce un po’ di seme di ogni varietà coltivata così che non si perdano in caso di distruzioni, malattie, alluvioni e quant’altro. La ridondanza funziona benissimo in natura, nel cervello umano, ovunque, giusto che funzioni anche in agricoltura.
Nell’ultimo fine settimana di agosto Pignone si affolla per “Gli Orti di Pignone”, mostra-mercato dei prodotti tipici, con stand di degustazione e vendita, soprattutto di patate e fagioli; i prodotti in vendita sono tutti confezionati secondo il disciplinare dell’Associazione dei produttori, coi nomi dei coltivatori bene indicati, a garanzia della qualità e della località dei prodotti.
Nel 2006 i produttori pignonesi hanno partecipato a Terra Madre, al Salone del Gusto di Slow Food ed è stata l’occasione per rendersi conto che la comunità dei contadini e degli agricoltori è una affascinante e grandiosa – benché bistrattata – realtà mondiale. Oltre che l’unica classe sociale realmente indispensabile; perché si può vivere senza politica, senza arte, senza medicina, senza burocrazia, senza eserciti, senza clero, senza industria, senza un mucchio di altre cose e di altre professioni, ma senza cibo si muore. Tutti moriremmo, dall’ultimo schiavo agli imperatori del mondo, senza i produttori di cibo.

Solo cultura e tradizione, quindi nell’agricoltura pignonese? Non solo: i prodotti locali sono sempre stati molto apprezzati anche perché la natura li aiuta, la terra è di qualità, nel terreno c’è tutto ciò che serve per le piante e alcuni campi non hanno mai bisogno di concimazione; qui non si fa nessun uso di chimica e la natura si rinforza da sola. Magnifico istruttivo esempio è la lotta alla dorifora, un coleottero distruttore delle patate: la lotta biologica si fa col Bacillus thuringiensis che uccide le larve dell’insetto ma ci si è accorti che i nemici più accaniti delle dorifore sono i ramarri (che mangiano gli adulti) e le coccinelle (che predano le uova); c’è anche una “specie di cimice” – che non è ancora stata studiata – che infilza le larve delle dorifere con il suo rostro. Ma per avere cimici, coccinelle e ramarri vivi e affamati occorre che non ci siano veleni nel terreno, nelle patate e nelle dorifore. Qui veleni non ce ne sono e il ciclo naturale preda-predatori funziona egregiamente.

Insomma, dice bene Slow Food: “le procedure di riattivazione dell’attività agricola e la sua ristabilita valenza economica possono far ritenere il “modello Pignone” un esempio per tutte le realtà agricole della Val di Vara”. Sante parole, ma io ritengo che il “modello Pignone” possa essere di esempio per tutte le realtà agricole italiane, non solo quelle della Liguria di Levante.

Ringraziamenti
Marco Bella, Assessore alla Cultura del Comune di Pignone
Agnese Barilari, Presidente dell’Associazione di Produttori delle Valli del Pignone e del Casale e “madre nobile” del recupero dell’agricoltura tradizionale di Pignone
Carola Barilari, Consigliere allo Sport e Tempo Libero del Comune di Pignone
Valentina Madonna, ufficio URP del Comune di Pignone

Sitografia
http://www.agriligurianet.it/it/vetrina/prodotti-e-produzioni/prodotti.html
http://comune.pignone.sp.it/it-it/home

Comunità del cibo


https://www.slowfood.com/sloweurope/wp-content/uploads/ITA_position_paper_semi.pdf
http://www.iucn.it/scheda.php?id=-948990078
https://www.mindat.org/min-2834.html

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