Una chiesa antica, un quadro miracoloso, una parrocchia giovane e viva

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: Aprile 2010, anno XXXVIII, n°4

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L’abbazia di Promontorio

San Pier d’Arena non è solo i portici di via Cantore, il traffico di Lungomare Canepa, il centro commerciale della Fiumara fu-officine-Ansaldo. San Pier d’Arena è anche quel campaniletto romanico – ancor più bello di notte, tutto illuminato – che svetta su una delle colline che sovrastano il casello autostradale di Genova Ovest.

Nella storia di Genova la collina di Promontorio è famosa soprattutto per la sua “pietra”: un calcare marnoso quasi nero che nei secoli è stato considerato ottimo per edificare palazzi e chiese, e che fa parte della vasta formazione dei “Calcari dell’Antola” che costituiscono l’ossatura geologica di gran parte del Genovesato. In cima alla collina che dà il nome alla storica pietra da costruzione, circondata da panorami aperti sulla sottostante città e sull’orizzonte di mare e di Riviere, c’è una chiesetta piccola e antica raggiungibile attraverso strette creuse più pedonali che carrabili e immersa in un paesaggio rurale che dona sensazione mistiche agli animi aperti alla spiritualità: San Bartolomeo Apostolo di Promontorio. Antica anzichenò, visto che risulta risalire al 1090; fu eretta dai monaci Benedettini Vallombrosiani, che nel 1064 avevano già costruito, più in basso, l’abbazia di San Bartolomeo del Fossato (distrutta nell’ultima guerra). La nostra chiesa nacque secondo lo stile architettonico dell’epoca, ovvero il Romanico, austero ed essenziale come la pietra nera locale; gli intelligenti restauri recenti hanno riportato alla luce ciò che resta di quello stile antico, ben visibile – oltre che nel campanile negli altari laterali dedicati alla Madonna, qui venerata in duplice aspetto – del Rosario e della Salute. Arrivò la Controriforma e nel 1580 iniziò la rivoluzione barocca della piccola chiesa: la sobrietà del Romanico cedette il posto a decori, affreschi, statue, luce… e anche di tutto ciò restano tracce di grande valore storico  nell’interno  dell’edificio.  Ma il pezzo forte della chiesa è il quadro settecentesco della Madonna detta “della Salute”, venerato e considerato miracoloso: attribuito alla scuola del pittore marchigiano  G.B.  Salvi “il Sassoferrato”, fu trovato a metà Ottocento durante una gravissima epidemia; venne esposto prima in chiesa poi nel lazzaretto approntato nel palazzo Masnata (nell’attuale via Cantore) e fu grazie alla  Madonna che il quartiere di Promontorio rimase quasi immune dal contagio.

Nacque così l’usanza di festeggiare la “Madonna della Salute in memoria della materna protezione accordata” nella seconda domenica di ottobre; ma chi ha fede, e qualche malattia sua o dei propri familiari per cui pregare, può salire a questa chiesetta solitaria e accogliente in qualunque giorno dell’anno; meglio se a metà pomeriggio, quando è aperta. La chiesa, ovviamente, non è solo un edifico ma è anche una comunità di fedeli: la parrocchia di Promontorio è piccola, il parroco don Alessandro ha solo settecento parrocchiani, ma è una comunità vivace e attiva, e basta partecipare alla suggestiva veglia pasquale sotto la luce della luna quasi piena per rendersene conto.

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