Una comunità parrocchiale che dimostra la fede con le opere

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 27 marzo 2018

Categoria: Tag: , ID:2715

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Nella Lettera di Giacomo, un testo solo apparentemente minore del Nuovo Testamento, al capitolo 2 versetto 18 si legge “con le mie opere ti mostrerò la mia fede”. Nella nostra città ci sono parecchi esempi di persone e gruppi di persone che ragionano così e alcuni di essi li troviamo nella Parrocchia di Nostra Signora delle Grazie. A parlarmi delle opere che dimostrano la fede dei parrocchiani delle Grazie sono il parroco Don Mario, Paola Alpigini e Mariano Basile, che mi confermano che la parrocchia è molto presente sul territorio; esistono quattro gruppi giovanili, divisi per età: il Gruppo Colori riunisce bambini delle elementari, l’Arcobaleno quelli della scuola media, poi ci sono i Giovanissimi e i Giovani (guidati da don Giacomo e don Maurizio); ci si incontra una volta alla settimana, nel nome di Gesù. Tra le altre attività coi ragazzi c’è il sostegno ai compiti per gli studenti di medie e elementari, condotta in collaborazione con ragazzi della parrocchia della Cella. Riscutono successo anche le attività sportive organizzate insieme a Corazón Solidario, associazione di adulti e bambini ecuadoriani.
Non mancano singoli e famiglie che hanno bisogno per le più varie ragioni di aiuto materiale, ecco quindi la distribuzione di alimenti il lunedì mattina e di indumenti al lunedì pomeriggio, le raccolte alimentari due volte all’anno, ma anche il centro di ascolto per il disbrigo delle pratiche quotidiane (pagamento bollette e medicine, distribuzione di buoni spesa…). Un’iniziativa di grande successo è la “cucina del parroco” che distribuisce pasti caldi tutte le sere e alla cui preparazione partecipano anche due migranti. Si, perché la parrocchia dà ospitalità regolare a sei migranti: i singoli individui cambiano nel tempo, perché qualcuno riesce a partire per ricongiungersi con la sua famiglia da qualche parte in Europa, ma qualcuno rimane a lungo, come il giovane musulmano che sta facendo il sacrestano e i due aiuti cuochi della cucina. In generale questi ospiti collaborano col quartiere, fanno piccoli lavori e commissioni per i negozianti, studiano l’italiano. Mi viene detto – e concordo – che “sono persone in gamba ma la gente la fai diventare in gamba se la accogli in maniera intelligente e la stimoli nel modo giusto”. Ultima ma non minore, una simpatica attività per la Domenica delle Palme, il pranzo organizzato insieme all’Unitalsi; e siccome i partecipanti sono tanti, ma tanti davvero, l’unico spazio sufficientemente ampio per accoglierli è la chiesa. Un pranzo dentro la chiesa. Strano? E perché? Nella santa messa non ricordiamo e celebriamo una Cena fra amici?

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