Una villa di servizi alla famiglia per vivere a colori

Rivista: Gazzettino Sampierdarenese
Editore: S.E.S. – Società Editrice Sampierdarenese
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 9 aprile 2019

Categoria: Tag: , ID:2861

Leggimi

Dal 28 febbraio al 7 marzo in via Nino Ronco, nei locali della seicentesca (e un po’ nascosta) villa Ronco sede dell’omonimo Centro Polifunzionale di Servizi per la Famiglia, si è tenuta la mostra fotografica “Vivere a colori” dedicata all’inclusione dei migranti e testimonianza della delicata, difficile, indispensabile opera di inclusione condotta dal 2011 a oggi.
Cosa ci sia dietro (ma anche davanti, nel passato e nel futuro) a questa mostra ce lo illustra Angela Calasso, responsabile di Villa Ronco e direttore tecnico della Cooperativa Sociale Lanza del Vasto, che gestisce il Centro e la Villa. La mostra nasce all’interno del progetto “Vivere a colori” realizzato tra marzo 2018 e febbraio 2019, finanziato (moderatamente) dal Dipartimento delle Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il progetto prevedeva la realizzazione di attività di formazione e informazione a stranieri migranti per accompagnarli nell’accesso ai servizi, al credito, all’occupazione, all’abitazione, ai centri estivi per i bambini; queste attività sono state realizzate prevalentemente in collaborazione con la comunità ecuadoriana genovese, con una società calcistica di Quarto (Cardinale Giuseppe Siri) per le attività sportive e con la Coopertiva Signum accreditata presso la Regione Liguria per attività di formazione. Al termine di questo anno di progetto era prevista la mostra fotografica, che era la parte più “cultural-spettacolare-divulgativa” di esso, serviva come rappresentazione del lavoro svolto da presentare alla comunità intera, dei migranti e dei cittadini; lavoro svolto che era stato molto “concreto”, attività che hanno aiutato i migranti nella vita quotidiana e nell’integrazione reale.
Essenziale è stata la collaborazione di un fotografo professionista molto disponibile, Mario Buscaglia che ha seguito un percorso predisposto per il quale sono stati scelti alcuni esempi di “eccellenza” di inclusione tra il centinaio di ospiti del Centro e lui li ha fotografati in situazioni educative (bambini nel nido..) o lavorative o culturali, di aggregazione…
La mostra è stata inaugurata contemporaneamente alla presentazione del libro “Oltre il confine. Istantanee dal centro del mondo” di Mara Sordini e Maena Delrio, che peraltro era stato realizzato indipendentemente dalle attività del Centro e dalla mostra. Mostra che è stata molto partecipata, soprattutto dalle famiglie coi bambini e dai ragazzi migranti; gli alloggi della Cooperativa ospitano nigeriani, pakistani, afgani (sono quelli con le storie più brutte nel loro passato), siriani (che più degli altri tendono a non fermarsi in Italia), maliani, gambiani, camerunensi…
La direttrice Calasso ci tiene infine a dirmi che “La mostra non è stata realizzata per schierarsi. Al contrario, è stata un’occasione per dire che in questa situazione in cui noi italiani sembriamo tutti molto preoccupati di schierarci da qualche parte, quello che a noi interessa è la persona, quindi con queste persone – alcune delle quali sono persone squisite e altre molto meno, come succede in tutti i contesti umani – quello che facciamo è cercare di supportare la persona, per quello che è, a raggiungere i suoi personali obiettivi. È il nostro lavoro, facciamo questo con i bambini dai tre mesi in su che accogliamo nei nostri nidi, con i loro genitori, con gli anziani che sono nelle nostre strutture e che sono quasi al 100% italiani, italianissimi, e lo facciamo con tutte le persone che per un motivo o per l’altro usufruiscono dei nostri servizi. Questo è il nostro approccio, ci teniamo a questo approccio, e non ci colloca né da una parte né dall’altra in questo sistema, ma vogliamo continuare a fare quello che facciamo oggi, nel miglior modo possibile”.
Bene, il progetto e la mostra “Vivere a colori” sono finiti, ma cosa c’è nel futuro di Villa Ronco?
Nel futuro ci sono i tanti servizi che il Centro Villa Ronco fornisce e continuerà a fornire alle famiglie: nido d’infanzia, scuola paritaria per l’infanzia, centro diurno per anziani, assitenza domiciliare, servizi per l’inclusione di famiglie e cittadini stranieri, centro clinico psicologico-psicoterapico, sportello per la famiglia. Tutto ciò è fatto tramite convenzioni con la Regione Liguria, il Comune di Genova, la ASL3 e con la collaborazione del Centro di Solidarietà della Compagnia delle Opere Liguria, dell’Agenzia per il Lavoro Arti & Mestieri e della già citata Cooperativa Signum.
Inoltre si vuole rendere la Villa più visibile e più accessibile, a partire dall’accezione pratica del termine “visibile”, perché in effetti chi non la conosce difficilmente si accorge che c’è, così defilata e di non facilissimo accesso. Si vorrebbe anche aprire al pubblico il giardino all’italiana che sta di fronte alla villa, il Municipio Centro Ovest collabora ma il cammino è ancora lungo.
La direttrice conclude dicendo che “sono in progetto una serie di offerte, di cui si potrà riparlare… L’importante è che la gente ci veda, ci noti, venga da noi. Se ha bisogno ci cerchi e ci parli, se no possono anche soltanto sedersi sotto il gazebo nel giardino a prendere il sole e guardare gli uccelli sugli alberi, far merenda.. il cancello d’ingresso è sempre aperto e chiunque entri è il benvenuto”.

error: Il contenuto è protetto!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi