Vedere è per principio vedere più di quanto si veda

Rivista: La Casana
Editore: Carige
Luogo di pubblicazione: Genova
Data: 2014, anno LVI, n°2
(pubblicato sotto pseudonimo)

Categoria: Tag: , ID:716

Leggimi

“There’s more to the picture than meets the eyes”

È proprio come canta l’ormai anzianotto   ‘folk-singer’ canadese Neil Young: qui c’è più di quello che “incontra gli occhi”. Sembra un gioco di parole, ma davvero il museo dell’occhiale di Pieve di Cadore non è solo una raccolta di occhiali, è un monumento alla genialità artigiana e industriale italiana, un inno al ‘made in Italy’ che pur fra difficoltà e  “delocalizzazioni” prosegue con onore.

Tutti conoscono almeno per sentito dire i luoghi di grande fama turistica ma sovente sono meno noti i loro dintorni. Cortina d’Ampezzo tutti sanno dov’è e com’è ma il Cadore, pur poco lontano, è meno conosciuto, nonostante questo lembo settentrionale del Veneto rientri in quel territo rio di chiara fama che sono le Dolomiti, dal 2009 parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Ma in questo contesto superbamente montano il Cadore non è solo abetaie, pareti di roccia, neve, torrenti, case in legno e pietra, fauna selvatica, piste da ciaspole: qui nel “distretto dell’occhiale” c’è un’importante storia di imprenditoria industriale, che ha la sua memoria storica a Pieve di Cadore, grazioso borgo abbracciato dai monti e allungato in pendenza intorno alla piazza su cui si aff ccia l’elegante palazzo della Magnifica Comunità di Cadore (qui la chiamano soltanto la Magnifica, aggettivo sostantivato), mentre poco più in basso è visitabile la dimora in cui intorno al 1485 nacque Tiziano Vecellio, grande fra i grandi pittori veneziani.

Per Homo sapiens il senso più importante è la vista, quindi qualunque azione intrapresa per migliorarla è sempre utile e gradita. Però ci sono voluti millenni per imparare a correggerne i difetti dovuti a imperfezioni congenite dell’occhio o al suo logorio prodotto dall’avanzare dell’età; l’occhio è un organo complesso e delicato e per manipolarne le funzioni occorrono buone conoscenze di ottica, oltre che di anatomia umana. Comunque il feeling tra il meraviglioso fenomeno della vista umana e il Veneto è roba antica, risale almeno alla fine del XIII secolo: il Capitolare dell’arte dei cristalleri di Venezia, del 1300, parla di “pére da lezer” e di “lapides ad legendum” (pietre da leggere, ovvero lenti d’ingrandimento in cristallo di rocca) e di “roidi da ogli”, ruote da occhi; che fanno il loro ingresso uffi ale nell’arte europea con l’affresco che Tomaso da Modena dipinse nel 1352 nel Capitolo della Chiesa di San Nicolò a Treviso, dove si vede il cardinale Ugo di Provenza che legge con occhiali da presbite stretti sul naso. Ma ci vogliono ben quattro secoli per arrivare dagli occhiali da naso alle stanghette da tempia e infine alle aste da orecchie. Quattro secoli di sviluppo della tecnologia, dell’arte, della moda, dell’industria, del commercio al servizio degli occhiali e dell’ottica.

Dalle Olimpiadi al museo

Nel 1956, per i Giochi Olimpici Invernali di Cortina, fu inaugurata a Pieve di Cadore la “Mostra dell’occhiale attraverso i secoli”, che fu poi riproposta nel 1959 all’Università di Padova; qui il curatore della mostra, il medico e archeologo cadorino Enrico De Lotto, propose l’istituzione di un Museo Nazionale dell’Occhiale in Cadore. Questo sogno si sarebbe realizzato molti anni dopo grazie anche a Vittorio Tabacchi, presidente della SAFILO e collezionista di occhiali, che acquisì alcune importanti collezioni, prima fra tutte, nel 1987 quella dell’ottico belga Georges Bodart, 1600 pezzi di pregio tra occhiali, lenti, astucci, binocoli, insegne, cannocchiali, ventagli, statuette e volumi d’epoca, soprattutto francesi, datati tra il XVI secolo e gli anni Cinquanta del XX secolo. Giunse poi la donazione della raccolta di De Lotto e dei materiali (tra cui molti occhiali orientali) provenienti dalla raccolta dello studioso Luca Moioli. Il museo vide la luce a Tai di Cadore nel 1990 grazie alla “sinergia” – come si dice oggidì – di molti enti pubblici e privati.

Negli anni Novanta si acquisirono le collezioni dell’ottico parigino Jean Bernard Weiss e della fabbrica di lenti dell’Esercito Italiano; nel 2001 arrivò la collezione di Giuseppe Del Favero che documenta l’evoluzione tecnologica nella produzione di occhiali, astucci e lenti in Cadore tra la fine del XIX secolo e gli anni Sessanta del ‘900 e che comprende macchine, strumenti, una fucina, prodotti semilavorati, occhiali e astucci. Intanto, nel 1996 era stata istituita la Fondazione Museo dell’Occhiale poi riconosciuta come ONLUS, e nel 1999 a Firenze, durante un ciclo di conferenze su “Sapere e narrare. L’uomo e le macchine”, l’artista e filosofo argentino-milanese Tomás Maldonado aveva esortato a “prendere sul serio” gli occhiali e gli strumenti ottici per la loro importanza nello sviluppo storico e sociale dell’Occidente; questa sua esortazione funse da stimolo per l’apertura, nel 2007, dell’attuale sede del Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore, poche decine di metri a valle della casa natale di Tiziano; è il Cos. Mo. (Centro Operativo Servizi Museo dell’Occhiale), un moderno grande edificio vetroso che ospita anche mostre temporanee, un auditorium e un centro di servizi vari.  …

SCARICA L’ARTICOLO

error: Il contenuto è protetto!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi