Non c’è nessun nesso logico che leghi tra loro Bruxelles, San Pietroburgo, Alpe di Gorreto, Asiago e Buggio. Semplicemente sono cinque realtà urbane diversissime per dimensioni e stili di vita in cui ho trascorso alcuni giorni tra maggio e agosto e di cui mi accingo a parlare brevemente per ragioni emotive personali più che oggettivamente culturali o turistiche o robe del genere.

1) Bruxelles, il ritorno al passato
Una vivace città dell’Europa Centrale, non affascinante come possono essere Parigi e Praga ma comunque bella, internazionale, elegante, piacevole sotto tutti i punti di vista, secondo me. Ho voluto “farci un salto”, due giorni a metà maggio, perché in questi due anni e mezzo di vedovanza mi è venuta una voglia matta di riprendere i contatti con una parte interessante e piacevole del mio passato antico (roba del secolo scorso) che, almeno sotto la forma del remake, dell’amarcord, vorrei riuscire a non abbandonare del tutto.

A Bruxelles ci andai e ci stetti, sempre per brevissimi periodi di 3 o 4 giorni, numerose volte dal 1989 al 2000. Un po’ per cose inerenti al lavoro all’università col prof. Bedarida e un po’ per trovare l’amica genovese Francesca “Franci” S. (da molti anni moglie, mamma e biologa a Siena) e i suoi amici. Mi era diventata familiare quella città, come altre che in quegli stessi anni ebbi occasione di frequentare per motivi universitari, Parigi, Zurigo, Amsterdan e Noordwijk-aan-Zee, Graz…

La conclusione brusca del lavoro all’università mi aveva privato di ottime ragioni per giracchiare le città europee; Donatella per la verità fu un’ottimissima sostituzione, anche a lei piaceva girare per l’Italia e l’Europa e in effetti ne abbiamo fatti di viaggetti qua e là da Parigi alla Polonia, da Londra alla Slovenia, da Tallin a Patmos, dall’Irlanda a Vienna. Però alcune città che ebbero importanza per me nella fase precedente della mia vita sono rimaste fuori dalle vacanze coniugali, per scelta o più probabilmente per caso. Vicino a Bruxelles lei aveva alcuni parenti della sua nonna paterna, che era belga, e con cui mi permetto di intrattenere saltuaria corrispondenza epistolare due o tre volte all’anno, anche se non ci siamo mai incontrati, io e l’anziana Madame Mèmèe Dothey. Ma in Belgio non ci siamo mai andati. E nemmeno a Zurigo. A Parigi solo due volte, l’ultima nel 2004. Una volta ad Amsterdam e in giro per l’Olanda a guardare i tulipani, ma vorrei tornare a Noordwijk, anche se a parte il centro tecnico dell’Agenzia Spaziale Europea e le dune lungo il mare non c’è poi molto da vedere, là. C’è il vento nelle notti invernali di tempesta, quello me lo ricordo con un senso di angoscia e nostalgia insieme. Chissà se le ex-colleghe torinesi Laura e Filomena se lo ricordano. O forse loro non c’erano in quella notte in cui la struttura in legno dell’alberghetto dove alloggiavamo scricchiolava e gemeva come se dovesse volar via in pezzi?

Avevo letto su un numero di Bell’Europa del museo Plantin-Moretus di Anversa, che fu dal 1600 all’Ottocento un’importantissima tipografia, uno dei centri di stampa più importanti d’Europa, divenuto poi museo della stampa e dal 2008 iscritto al Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco; allora ho deciso, ho preso il biglietto Easyjet da Nizza a Bruxelles, ho avvisato l’amica Federica M. che lavora a Bxl in qualche ufficio dell’Unione Europea, sono andato: un giorno ad Anversa a girare la città (la seconda volta, la prima fu appunto una ventina d’anni fa) e a visitare il museo con tutti i ghingheri delle tipografie antiche, una sera a cena e a spasso con Federica e il suo simpatico compagno e collega di lavoro Riccardo, una sera e una mattina a “flâner” da solo a zonzo per le strade di Bruxelles, senza nessuno e niente a disturbare la conversazione di questi due buoni conoscenti, appunto la città e io, rimettendo piede là dove numerose volte l’avevo messo (Grand Place, Saint Michel, Gare Centrale, la metropolitana, Rue de la Loi, i palazzi dell’Unione Europea che tanto dispiacciono ai nuovi reggitori dell’Italia..) e mettendolo per la prima volta in parti della città dove mai ero stato (fra gli arabi di Maalbeek, tra i colorati congolesi di Ixelles, nel parco del Palazzo del Cinquantenario..). Concludendo con un breve pellegrinaggio a Woluwe-St-Lambert tra gli studenti dell’Università Cattolica di Lovanio là dove abitava e lavorava la Franci. Le ho mandato una foto della piazzetta su cui si affacciava casa sua e mi pare che l’abbia apprezzata con nostalgia e affetto. Affetto e nostalgia lucidi però: anche se quelli furono per lei (così mi ha scritto) “tempi meravigliosi” la vita ti fa crescere e affrontare altre sfide (sempre parole sue) ed è giusto, non solo inevitabile, che sia così.
Il passato non può tornare e non deve tornare, sarebbe assurdo e forse anche un po’ tragico se tornasse davvero, però credo che sia lecito, oltre che piacevole, giocare a far rivivere pezzetti di passato nel proprio presente, per breve tempo e senza prendersi troppo sul serio. Un gioco che in un certo senso dà continuità all’esistenza, unisce e “incolla” tra loro le diverse fasi della vita superando le inevitabili cesure e fratture che di tanto in tanto accadono, per scelta o per destino, e che possono essere anche violente, a volte. Chissà se mi sono spiegato.

Piacevole giocare col passato ma altrettanto lo è giocare col presente… Federica M, di Pescara ma bruxellese di professione da molti anni, è una conoscente più che un’amica, se non erro questo incontro belga è stato la terza volta che ci siamo visti di persona in quindici anni di conoscenza. Poco poco. Ma per quel poco che l’avevo conosciuta ero certo che sarebbe stato un piacere rivederla e trascorrere qualche ora con lei e non mi ero sbagliato. Siccome si dice “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, è stato facile accorgermi che il suo compagno milanese-belga è altrettanto simpatico e di incontro.
Perché una delle cose che da sempre mi piacciono di più è intrattenere relazioni di conoscenza-amicizia con persone lontane e saltuarie. Lontane nello spazio e saltuare nella frequentazione. Parecchi tra Voi Lettori appartengono a questa categoria, per me, e mi sembra che la cosa funzioni abbastanza bene, che ne dite? Questo breve viaggio a Bruxelles è stato quindi ben riuscito per tre motivi molto validi: conoscere qualcosa e qualcuno di sconosciuto, riavvicinarmi a qualcosa di conosciuto, rinforzare una conoscenza a distanza. Soldi ben spesi, il volo NCE-BXL e tutto il resto, senza dubbio.

Nota curiosa: proprio ora mentre sto scrivendo queste righe, nella compilation del pc sta suonando la canzone “Torn” dell’allora giovanissima Natalie Imbruglia, che ascoltai per la prima volta a casa della Franci proprio là a Bruxelles…

2) San Pietroburgo, il viaggio di gruppo

3) Alpe di Gorreto, le campane della tradizione

4) Asiago e la Grande Guerra

5) Buggio e gli Alpini del Ponente ligure

Per oggi basta, è già lungo così. Di queste quattro ne parleremo a breve.

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